mercoledì, 21 febbraio 2007
di visko

la manifestazione di Vicenza, svoltasi nel migliore dei modi (ma c'era da dubitarne? in parte si. La profezia che si auto-avvera è uno sport che i catastrofisti praticano con eccellenza, specie se sono ministri dell'Interno - una lunga teoria da Scelba, e via via continuata con Cossiga, sino a Bianco sino al dottor. Sottile Giuliano Amato ), ha segnato la demarcazione tra un fenomeno da non sottovalutare (l'eversione armata) e una società (quella civile), che ha dimostrato una volontà di esserci "a prescindere" dalle minacce e dagli allarmi.

Ma è su queste "nuove" Br che vorrei puntare l'attenzione.

Perché, a primo acchito, mostrano inquietanti similudini con il più famoso gruppo di lotta armata degli anni '70 (il primo nucleo di Brigatisti Rossi - quello fondato da Renato Curcio - nacque nel 1970, e prese piede a Milano, alla Pirelli).

Negli anni '70 si lottava per diminuire di mezz'ora - da otto ore e mezza ad otto - l'orario di lavoro alla Fiat (da sempre, nel nostro paese, l'emblema della fabbrica), all'epoca il sindacato aveva cominciato ad essere presente con le Rsu nelle aziende e sempre allora era la Fiom-Cgil il sindacato più rappresentativo tra le tute blu.

Negli anni '70 i giovani (studenti o disoccupati) rivendicavano un salario minimo (e la classe politica parlava di Austerità, quasi fosse una missione laica, soprattutto per il Pci di Berlinguer).

All'epoca la Chiesa s'era trovata a fronteggiare i referendum sull'aborto, dopo essersi scottata con quello sul divorzio.

All'epoca chi teorizzava e praticava la lotta armata credeva d'avere un appoggio dalla base (eterogenea, come abbiam visto, perché comprendeva sia gli operai - proletari a cui dare una coscienza di classe - che gli studenti, vero motore del dissenso negli anni di piombo).

All'epoca prima che si prendesse dolorosamente coscienza che il terrorismo fosse di matrice comunista (e in quanto tale puntava alla rivoluzione armata per cambiare la società ed ad una più radicale trasformazione del sistema produttivo) tutti pensavano che fosse una montatura dell'estrema destra con l'aiuto dei servizi segreti per sputtanare la Sinistra (specie quella extraparlamentare).

Secondo una logica perversa, l'ideologia dei BR, nonostante le complicanze teoriche, puntava a queste trasformazioni socio-politiche annientando non solo l'ipocrisia politica, ma anche la semplicità del buonsenso e lo fa attraverso la facilità della violenza: che sia il sequestro, la rapina, la gambizzazione, l'omicidio.

Quando nel '75, in quel di Torino, iniziò il processo al nucleo storico delle Br si verificò quello che è, a mio avviso, il corto circuito della teoria e della prassi della Lotta Armata.

Perché, con quel processo, si passa dalla clandestinità e le azioni di guerriglia ad un "confronto" con lo Stato (confronto coatto, visto che, per l'appunto, si tratta d'un processo).

Cos'è che fecero allora i brigatisti rossi?

Si considerarono "dirigenti politici" e sostengono che "la rivoluzione non si processa", ergo: non riconoscendo la legge dello "stato borghese" e non riconoscendone i tribunali non c'era ragione, a loro dire, d'avere avvocati per la difesa, giacché questi sarebbero stati semplicemente l'ennesimo ingranaggio del meccanismo d'un sistema che loro sentivano nemico. Sarà Maurizio Ferrari, il primo brigatista arrestato nel 1974, a leggere la dichiarazione: "Revochiamo il mandato di fiducia ai nostri avvocati, ci professiamo combattenti e come tali ci assumiamo collettivamente e per intero la responsabilità politica di ogni iniziativa passata, presente, futura. Affermando questo viene meno qualunque presupposto legale per questo processo".

 Sin qua uno dice: vabbé, si difenderanno da soli.

(lo disse anche l'avvocato Franzo Stevens che, in occasione della sesta udienza sostenne che, secondo l'art.6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, i detenuti possono difendersi da soli).



Però l'istituto della difesa d'ufficio è un diritto inalienabile, un collegio di difesa si sarebbe comunque istituito, che le Br lo volessero o meno (anche perché negarglielo avrebbe significato, per paradosso, legittimare la loro "estraneità" alle leggi dell Stato).

E qui c'è la cosa più orribile, perché i brigatisti, per rafforzare il rifiuto della difesa d'ufficio, uccidono l'avvocato Fulvio Croce, presidente dell'associazione degli avvocati torinesi. Freddato sulle scale del palazzo dove ha il suo studio, in via Perrone 5.

Cinque colpi esplosi da una Nagant 7.62. Due in testa, tre in petto.

A premere il grilletto è stato Rocco Micaletto. In nome della giustizia proletaria.

Intervistato anni dopo da Giorgio Bocca, quando gli chiese se era proprio necessario uccidere l'avvocato Croce per dissuadere gli avvocati torinesi dal partecipare al processo, Mario Moretti, altro brigatista storico, rispose: "noi non abbiamo ucciso l'avvocato Croce come persona, ma la sua funzione".

E' in questa spiegazione che c'è tutto l'orrore dell'errore.

In che modo giustifichi una morte per una causa? Rendendola necessaria: ad esempio, nel caso della morte di Croce, perché era disfunzionale per il Sistema che vuoi rovesciare.

Passano gli anni e cambiano gli schemi.

Nell'89 cade il Muro di Berlino.

C'è Tangentopoli.

La discesa in campo di Berlusconi.

C'è l'11 settembre 2001.

Si parla di Impero, Globalizzazione, di lotta al Terrore.

Cambia il mercato del lavoro. Arriva l'esercito degli interinali. Ritorna il precariato, regolarizzato dalla riforma dell'art.30.

E c'è la morte di D'Antona e poi quella di Biagi.

Uccisi  sempre dalle neonate Br in nome d'un'ideologia di "politica e lotta" che però è differente dalla politica e lotta di IRA o ETA, per dire: non ci sono territori da separare o riunificare, ma esiste perché vuole rovesciare rivoluzionariamente un Sistema che negli anni è cambiato più velocemente di questa stessa lotta.

Magari sono cambiati anche loro, i Brigatisti, almeno nella tecnologia (in questi giorni s'è scoperto anche un furgone superaccessoriato per gli appostamenti), e negli obiettivi, ma non nel Metodo che fa tutt'uno con la Teoria.

Perché è un metodo che dà sicurezza, nei suoi meccanismi di consorteria: la doppia-tripla vita, gli stratagemmi (inutili) per non farsi scoprire, i piani discussi a tavolino, gli allenamenti con le armi, il proselitismo. Tutto un armamentario immutato nei decenni, se non negli adeguamenti tecnologici (anche le armi sequestrate sono le stesse).

E' questa coerenza che, per quanto anacronistica, rende letali le nuove Brigate Rosse.

Fa niente se sono quattro gatti. Se i loro bersagli non sono più i caporeparti o i manager della grande industria, ma gli uffici di Sky di Murdoch o la Halliburton di Cheney. O i soliti giuslavoristi, come Inchino. O l'anticristo della seconda repubblica, Silvio Berlusconi. Fa niente se sembrano pagliacci. L'ho scritto e lo ripeto: "le pistole in mano ai pagliacci, sempre pistole restano. Un proiettile, quando parte e uccide, se ne fotte se chi lo spara, ha su un naso rosso. Rosso brigatista".

commenti (9)
Commenti
#1    21 Febbraio 2007 - 21:10
 
Come analisi del fenomeno brigatista mi pare quanto meno semplicistico. Gli arresti ultimi hanno colpito un gruppo che stava o sta )nn saprei) ricostruendo un gruppo armato che nulla ha a che vedere con il gruppo di prima posizione composto da Lioce, Banelli, Galesi eccetera....bisognerebbe conoscere un po' meglio, a mio avviso, le varie scissioni e rotture all'interno del movimento armato che in qualche modo trova come minimo comun denominatore il movimento storico fondato da Curcio e chiuso da tutti i militanti prigionieri nel 1989. Da allora le Br non esistono piu', alcuni gruppi (Unione dei comunisti combattenti, partito comunista combattente, partito comunista politico militare) si rifanno certamente alla storia delle Br, ma ormai la discussione interna e' ridotta ai documenti stilati durante le prime scissioni dei primi anni '80.
Mentre sono d'accordo che il gruppo Lioce fosse veramente un gruppo di relitti storici senza alcun contatto con la realta', chi stava (o sta) costruendo quello che si chiama Pcp-m cerca contatti reali nel movimento antagonista, nelle fabbriche e in tutto cio' che si muove nel paese con l'intenzione di fare una lotta armata e politico-ideologica.
Dico subito alla DIGOS che ci legge che essere interessati al fenomeno brigatista nnn significa esserne aderenti o complici....pleaseee!!!

Stefano
utente anonimo

#2    21 Febbraio 2007 - 21:40
 
ciao Stefano, come forse avrai capito non ho voluto fare un'analisi del fenomeno brigatista, ma soffermarmi su uno degli aspetti che delle Br è rimasto in quest'ultima banda arrestata.
E' un dato oggettivo che un "universo semantico" del linguaggio brigatista è rimasto costante. Ti ricordi Buongiorno Notte di bellocchio? Una delle scene che mi ha più impressionato è quando loro, dinanzi alla tv hanno iniziato a recitare un mantra contro il sistema.
Ecco, come se quel mantra fosse tramandato da gruppo in gruppo, magari arzigogolandolo nei ragionamenti politici, ma sempre mantra resta.
(Nel caso di Moro avviene anche un altro passaggio: la richiesta dei brigatisti di essere riconosciuti come interlocutori dello Stato [come disse Morucci che avvenne perché le Br "dovendo proporsi come forza egemone alla massa caotica del Movimento, dovevano puntare tutto su un'operazione militare monstre".
Ormai non c'è più necessità di essere clandestini e si cerca un "dialogo tra pari" che, come il rifiuto del processo di Torino, diventa inaccettabile per lo Stato.
(tanto da far piegare il capo anche a Paolo VI).

Come giustamente noti non c'erano solo i Brigatisti Rossi a fare la lotta armata, ma la "Brigata Rossa" è quella che è rimasta nell'immaginario (anche perché la mitopoiesi è alimentata dai sopravvissuti che magari non erano manco in prima linea, allora).

Il mito del brigatista ha avuto bisogno di una costante per durare e trasformarsi e la costante è stata nei metodi, nei ragionamenti e negli strumenti (prendi le armi: sempre le stesse, quasi fossero dei feticci).
In Piombo Rosso di Giorgio Galli (a mio avviso uno dei migliori libri che esaminano il fenomeno della lotta armata negli anni '70) il filo rosso che collega tutto sta nella "strategia della tensione" tenuta dallo "Stato nello Stato": in effetti si, ci sta tutto il ragionamento, si dà corda ai Brigatisti specie nei momenti di effervescenza sociale e poi gli si stringe la gabbia attorno.
Cosa che si è ripetuta anche per il gruppo della Lioce (a quanto pare lei ed i suoi erano intercettati da molto prima che colpissero D'Antona e Biagi).
Anche questi ultimi usati e sputtanati prima che facessero danni e in concomitanza con Vicenza?
Ora che c'è la crisi di governo, la tensione potrebbe davvero salire.
Ma qui si entra nel campo della dietrologia, vero, Digos? :P
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#3    22 Febbraio 2007 - 00:45
 
Bhe', che usino le armi come le vecchie Br mi pare logico, senno' non sarebbe un partito armato!! Scherzi a parte, nn credo che il problema di fondo sia quali armi usino o di quali strumenti tecnologici fanno uso.
Come giustamente dici il mantra davanti alla tv e' in un film, nn mi risulta che ne' Moretti, ne' Gallinari facessero in realta' mantra di nessun tipo, la loro analisi era completamente diversa, e dal punto di vista brigatista era una un'analisi lucidissima: i comunisti vogliono abbattere il regime DC, il PCI non lo ha mai fatto e mai lo fara' quindi prendendo Moro (o Andreotti) lo scontro con lo Stato sale al massimo livello, le masse comuniste rivoluzionarie saranno nuovi militanti rivoluzionari e il PCI si smascherera' come partito riformista e anti-operaio. Il problema delle Br e' sempre stato lo schematismo, nei documenti, di ieri e di oggi. Il dramma e' che ci sono delle ragioni lampanti nelle loro comunicazioni, io condivido almeno il 90% di quello che scrivono, pero' nn capisco cosa c'entri poi sparare a un giuslavorista senza aver nessun tipo di appoggio popolare...non mi spaventa e nn verso una lacrima per un tipo che ha lavorato per costruire una riforma del lavoro semplicemente schiavista, come non verserei una lacrima se in una campagna contro il razzismo si prendesse una pallottola anche Borghezio o Calderoli (dio volesse), il problema e' che non serve a nulla se non hai alle spalle un movimento forte, coeso, cosciente, quello che nei primi anni '70 c'era e ora non piu'.
Se vogliamo poi ragionare su cosa dicono questi ultimi e quello che faceva il gruppo Lioce e' molto semplice. Il gruppo appena arrestato si puo' ricondurre al gruppo della seconda posizione e alla colonna milanese "Walter Alasia", la prima vera scissione delle Br, il gruppo della Lioce invece apparteneva al gruppo della prima posizione, per capirsi quello che all'inizio Franceschini e Curcio appoggiarono prima di rompersi le palle (Franceschini con molta meno onesta' intellettuale) di stare a seguire una discussione logora nel momento in cui un movimento di massa non esisteva piu'.
Mi piacerebbe parlare anche del libro di Galli....ma non ho tempo, nn condivido affatto la sua analisi (la dietrologia dilaga, non tanto quanto gli storici del PCI, ma piuttosto limitata) ritengo molto piu' credibili le interviste a Moretti e il libro (splendido) di Gallinari. Nonostante tutto per quanto riguarda il fenomeno BR (quelle storiche) ritengo che Curcio abbia detto tutto in una sola frase:"fino a che noi saremo vivi e lo Stato con gli uomini che lo hanno giudato anche la verita' non verra' a galla, nn conviene a nessuno", non sono parole testuali, ma il senso era questo.....

Stefano
utente anonimo

#4    22 Febbraio 2007 - 07:37
 
ecco, allora fondamentalmente le domande si potrebbero ridurre a:
1. cos'ha fatto sì che i lucidissimi ragionamenti condivisibili al 90% non hanno convinto allora i proletari (e gli studenti e i disoccupati) ad imbracciar anche loro le armi e continuare quel che i partigiani rossi prima ed i brigatisti rossi poi a rovesciare un sistema dove la Dc (in cui erano confluiti anche ex repubblichini e fascisti tout court) e il Pci compromettevano storicamente?
2. Cosa fa sì che un omicidio diventi funzionale per sovvertire un Sistema (che sia un avvocato, un sindacalista, un giornalista o un "servo dello stato" come un giuslavorista o un poliziotto) e poi tutto questo venga recepito come "terrore" (di giurati che non vogliono andare ad un processo per esempio, giacché hanno paura di far parte d'un tribunale popolare che giudichi i brigatisti) e non come i sacrifici necessari per creare una
società più equa?

E' lì che qualcosa s'è rotto.
Forse perché tra i lucidi ragionamenti e il piombo usato, s'è creato un loop a cui il sistema (statale-politico-militare-sindacale-sociale) ha reagito rigettando la "nobile", dolorosa e , a loro dire, necessaria lotta di politica ed armi che i gruppi di sinistra avevano intrapreso (e, al contempo, lo stesso sistema è poi progredito/degenerato per una sua strada fatta di tangenti, corruzioni, concussioni, collusioni, nuove forme di "schiavitù") .
Come fai ad avere un movimento forte alle spalle quando, se lavori come interinale e comunque, ammazzandoti di rate, compri quel che solo il padrone si può permettere, come la formi la coscienza di classe necessaria a tutte le rivoluzioni?
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#5    22 Febbraio 2007 - 09:24
 
io non credo ci siano tutte queste somiglianze tra le cosiddette nuove BR (solo perchè la frase anarco-insurrezionalisti ormai non è più di moda ^_^) e quello che fu un fenomeno iniziato, a monte, negli ultimi anni '60 e finito, a mio avviso, con l'uccisione di aldo moro (sulla quale si potrebbe aprire un dibattito lunghissimo, sulla colpa di chi, sul vaticano, sul governo di allora, etc etc): diverse sono le condizioni sociali, politiche, ideologiche. credo che un buon testo per capire meglio che ci stava dietro sia "Br. Imputazione: banda armata" di Vincenzo Tessandori, scritto nel '77, quindi prima dell'affaire moro. privo di tutto quello che la morte del presidente della dc ha portato con se. ho sempre sostenuto che, se fossi stata ventenne in quegli anni, probabilmente mi sarei lasciata affascinare dalle idee (che di fondo condivido) che il primo nucleo delle BR, prima dell'arresto di curcio e della morte di margherita cagol, portava avanti. condannando ovviamente l'uso delle armi e della violenza.
detto questo, che c'azzeccano, come direbbe tonino, questi nuovi presunti brigatisti? credo poco. ma probabilmente un'analisi più lucida la farà chi di dovere (politologi e studiosi di scienza della politica) quando sarà passata l'ondata "emotiva" di questi giorni.
sottoscrivo quanto detto da daniele: "essere interessati al fenomeno brigatista", non si sa mai :)
marla
utente anonimo

#6    22 Febbraio 2007 - 18:57
 
Domanda numero 1: Che l'Italia sia un Paese di destra non e' una novita' per nessuno. Dal punto di vista rivoluzionario le tesi delle vecchie Br e in parte anche dei nuovi nuclei e movimenti armati sono condivisibili, sono analisi giuste, ragionate e interessanti. Questo non significa che puoi convincere chi rivoluzionario non e' e "tiene famiglia", o ancora piu' semplicemente "mi garba Berlusconi perche' e' un ganzo"!

Domanda numero 2: qua aveva gia' risposto Lenin: "la rivoluzione non e' un pranzo di gala". In una fase rivoluzionaria e' logico e normale che il potere si difenda, con repressione e violenza. In una condizione come la nostra attuale, come ho gia' scritto, nn ha nessun senso scrivere analisi politiche di 300 pagine e poi sparare a un giuslavorista che nessuno ha mai sentito nominare se non loro che se ne occupano come specialisti. Rimane un atto sterile e inutile, una morte e svariati ergastoli che non sono serviti a un cazzo se non a rovinare la vita di qualche persona.

Come dici tu non c'e' una coscienza di classe, ne' in Italia ne' in nessun Paese europeo....per cui, nonostante qualche scorreggia ogni tanto non succede niente. Interessante pero' il fatto (te ne sarai reso conto visto che sei affascinato da Galli) che in questo caso gli arresti sono avvenuti molto prima di qualsiasi tipo di azione....forse che questo gruppo, proprio perche' derivante dall'UCC, e quindi piu' interessato ad entrare in contatto con i movimenti costruendo (per quanto per sia impossibile nella fase attuale) un movimento armato il piu' grande possibile e con decine di militanti, fosse considerato piu' pericoloso e quindi da annientare prima che decidessero di essere in grado di resistere ad alcune ondate di arresti?? Io sinceramente non lo so cosa passi nella testa ne' dei Br, ne' tanto meno degli sbirri e dei magistrati, quindi in tutta onesta' nn ho idea del perche' si sia agito prima che qualcosa accadesse, ma e' certo che questo gruppo era (o e') completamente diverso dal gruppo Lioce-Galesi-Banelli.

Stefano
utente anonimo

#7    22 Febbraio 2007 - 19:40
 
oh, allora ad una sintesi siamo arrivati :)
non so cosa ci sia dietro l'arresto di quest'ultima manciata di neo-brigatisti.
Le analisi che, come mi facevi notare, sono schematiche, per farle aderire ad un mondo che ha più a che vedere con il saggio "Impero" di Negri ed Hardt (anche se molte cose sono mutate, in peggio, dalla pubblicazione), devono compiere delle capriole non indifferenti.
Il punto è che la testa della gente è cambiata.
Ci sono molti più stranieri che devono sfangarla, ma che molti meridionali che si sono rispostati sull'asse Sud-Nord.
C'è un lavoro che, in molti casi, è vero e proprio capolarato.
Da un punto di vista lavorativo è una situazione più simile al '54 che al '77 (il che è peggio).
I sindacati (anzi: il sindacato: l'unico che ancora non s'è ridotto a fare da mero prestatore di servizi, cioé la Cgil) non sa come far aderire nuovi lavoratori. Buona parte ormai sono pensionati.
Nel nord non è più automatica l'equazione Fiom-Cgil=Sinistra, molti iscritti sono della Lega (anche nella mia fabbrica nella Rossa Emilia, dove sono delegato).
C'è un disinteresse per la politica (e un'emorragia di iscritti ai partiti a cui i partiti reagiscono aumentandosi il finanziamento pubblico. Bene, loro sopravvivono: ma sono sempre più lontani dalle persone (quando alle ultime politiche s'è votato con le liste bloccate, s'è quasi arrivato alla quadratura del cerchio).
I giovani non hanno ideali.
L'informazione specie quella attiva (leggi: blog, siti di contro-informazione) sono ancora poco diffusi. Si subisce passivamente la TV dove i politici sono sterili imitazioni di sé stessi.
Una volta il Pci teneva corsi nelle fabbriche.
Adesso l'operaio vota FI e si paga il Suv con rate da più di 400 euro al mese.

Se la testa dell'Italiano è cambiata così in fretta dal movimento del '77 (cioé da "vogliamo tutto e subito" a "vogliamo tutto e subito, per favore"), qualsiasi tesi che descrive un sistema sovvertito soccombe.
Però non la voglia di applicare il metodo di sovvertire.
Prima la prassi applicava la teoria, ora la prassi la sostituisce.
E' l'unica cosa che resta a certi gruppi: facciamo saltare la villa di Silvio, diamo fuoco al dirigente Digos, scassiniamo il bancomat. Finanziamoci.
E tutto quel che resta è una situazione altamente esplosiva (almeno in potenza): e quella mina anti-uomo trovata nei pressi dell'Altare della Patria poc'anzi sembra quasi essere una metafora letterale.
Aspettiamo e vedremo.
(Dì la verità Stefano, non sembra di vivere quella terribile maledizione cinese in cui ci viene augurato di poter vivere tempi interessanti?) ;)

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#8    22 Febbraio 2007 - 20:28
 
I tempi, a mio avviso, restano comunque molto interessanti. Se in Italia (e in quasi tutto il mondo cosiddeto occidentale) ci deprimiamo, il resto del mondo e' in fermento: l'america latina e' solo un esempio. Per fortuna noi "occidentali" siamo una percentuale risibile rispetto al mondo. C'e' la speranza che il servilismo al sistema neo-liberale e quindi agli USA diminuisca sempre piu' rapidamente. Nel momento in cui il mondo occidentale dovra' fare a meno delle riserve petrolifere e minerarie dei paesi sud-americani che si stanno, con enorme fatica e mille contraddizioni, riprendendo la loro sovranita', saremo costretti anche noi a rivedere il nostro stile di vita. Il venezuela sta regalando petrolio a tutti i paesi non allineati, gli USA sono costretti invece a comperarlo a prezzo pieno. Per non parlare del nuovo immenso giacimento di gas che il governo venezuelano iniziera' a sfruttare con l'aiuto di Cina e Iran e una minima partecipazione tecnica europea.
I paesi arabi ancora riescono invece a tenere sotto scacco i loro popoli, e l'alternativa al servilismo e' una minaccia per tutte le persone libere che tali vogliono rimanere. L'Africa sembra non essere in grado di fare ancora nulla purtroppo, ma per quanto ancora?
C'e' da sperare che in Europa una spinta venga dai "nuovi soggetti rivoluzionari", cioe' coloro che nn hanno nulla da perdere: gli immigrati. Per questo guardo con interesse a quello che accade nelle periferie francesi dove il fenomeno immigratorio e' piu' grande e la rabbia dei diseredati si sta organizzando.
In tutto questo magma, serve a mio avviso una nuova analisi, che sia in grado di fare una sintesi e darsi una nuova teoria rilanciando una nuova politica.
Le BR c'entrano poco, nulla, ma il fatto che anche all'interno della CGIL ci siano persone che volessero prendere a fare politica costi quel che costi e' gia' significativo del fatto che molti anche in Italia (e ringrazio il cielo per questo) si sono rotti del palle di stare a guardare il teatrino dei forzadsmargheritaverdirifondalleanzanaziolega che ormai hanno stancato tutti.
I tempi sono interessanti, specialmente se si guarda lontano da noi e si tenta di capire quello che potrebbe significare nella nostra vita una ripresa della sovranita' di tutti i paesi non allineati nella NATO.

stefano
utente anonimo

#9    09 Giugno 2009 - 15:34
 
Lavoro pubblico privatizzato e non privatizzato.Disparità di trattamento.Impiego pubblico privatizzato: sentenza di condanna datoriale alla reintegra esclusivamente nelle mansioni precedentemente svolte,eseguita,ritenuta successivamente non coercibile dallo stesso giudice del lavoro di I°grado (bisognerebbe attendere il pronunciamento definitivo).Impiego pubblico non privatizzato: analoga sentenza emessa dal TAR,in I°grado, subito eseguita tramite commisario ad acta in conformità alla recente riforma.Vedere http://www.areagiuridica.com
utente anonimo

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