Inviaci notizie, segnalazioni, suggerimenti e critiche. O la tua disponibilità a collaborare con noi.
Ancora una volta questo blog è lieto di pubblicare, in esclusiva ed in anticipo su tutti gli altri, le tracce dei temi d'italiano per gli esami di stato 2007. Per facilitare la lettura è disponibile una dispensa in .pdf. Buon esame a tutte/i e in bocca a lupo.
TIPOLOGIA A - ANALISI DEL TESTO
Giovanni Pascoli, Giuseppina e il puledro
Zumpete zu! Saltella Giuseppina
palpitante nel suo laudo cammino.
Per la sua viuzza va la contadina,
corre gaia verso il suo destino.
Mentre il sol fra le rugose foglie
D'una illibata illumina le voglie.
Quando si ferma all'ombra di un cedro
ove si siede sfregandosi la fronte
vede passare un rosso puledro
che placidamente scende dal monte
- che amore! - mormora la Giuseppina
mentre il cavallo docile s'avvicina.
Eccolo a pochi passi, senza paura,
dei fulgenti muscoli si fa vanto,
e che forza, che erculea andatura,
impera sotto quel nobile manto.
Ma la maliziosa donzella scorge
una virilità che immensa sporge
E il pensier corre a ciò che le è più caro
Grab! Inizia ormai il palpare avaro.
Oh puledro, com'è bizzarro il fato:
godendo di quella moina sbilenca
fra tutte le mucche che hai urtato
capisci che questa è la più giovenca.
Nato a San Mauro di Romagna (Forlì) nel 1855, Giovanni Pascoli subì appena dodicenne un trauma terribile (del quale darà conto in uno dei suoi più noti componimenti, "La cavalla storna"): l'uccisione del padre. A un anno di distanza, perse anche sua madre e, nel 1876, fu la volta del fratello maggiore Giacomo. Le sue opere giovanili (“Myricae” e "Primi poemetti") sono incentratesulla ricerca della purezza delle piccole cose. Seguono poi la poesia eroico pindarica dei "Canti diCastelvecchio" (1903), i temi civili e storici di "Odi e inni" (1906), "Nuovi poemetti" (1909),"Canzoni di re Enzio" (1909), "Poemi italici" (1911). L'essenza della poetica pascoliana sta tutta nella prosa "Il fanciullino": il poeta deve, con infantile freschezza, cogliere “il mistero” nello scorrere delle esperienze quotidiane”. Pascoli muore a Bologna, nel 1912.
1. Comprensione del testo
Dopo una o più letture dell'intero testo, esponi (in non più di quindici righe) il contenuto informativo della lirica: con quale scena questa si apre, quali scene o situazioni si susseguono verso per verso.
2. Analisi del testo
2.1 Individua il metro e la struttura della poesia.
2.2 “Giuseppina e il puledro” è un componimento che fa parte della raccolta Myiricae, raccolta in cui spesso Pascoli indugia sul motivo originario della pace e della serenità che derivano dalla fusione panica fra uomo e natura. Quale concezione della natura emerge da questa poesia pascoliana?
2.3 Individua le onomatopee presenti nel testo di “Giuseppina e il puledro” e analizza la loro origine con particolare riferimento al Grab! del verso 20.
2.4 In cosa consiste il rapporto tra Giuseppina e il puledro? Qual è il nesso che lega i due protagonisti della poesia?
2.5 C’è a tuo avviso un nesso tra l’atteggiamento di Giuseppina nei confronti del puledro e il trauma subito dal Pascoli nell’infanzia, raccontato nella “Cavalla storna”?
3. Approfondimenti
In Giovanni Pascoli domina un atteggiamento positivista "romanticheggiante" che tende a vedere nella natura l'aspetto pre-cosciente del mondo umano. Spiega quali nessi corrono fra questa visione e la cosiddetta "filosofia dell'inconscio" del tedesco Eduard von Hartmann, l'opera che aprì quella linea di interpretazione della psicologia in senso anti-meccanicistico che sfociò nella psicanalisi freudiana.
TIPOLOGIA B - REDAZIONE DI UN “SAGGIO BREVE” O DI UN “ARTICOLO DI GIORNALE”
(puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)
CONSEGNE
Sviluppa l’argomento scelto o in forma di “saggio breve” o di “articolo di giornale”, utilizzando i documenti e i dati che lo corredano.
Se scegli la forma del “saggio breve”, interpreta e confronta i documenti e i dati forniti e su questa base svolgi, argomentandola, la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.
Da’ al saggio un titolo coerente con la tua trattazione e ipotizzane una destinazione editoriale (rivista specialistica, fascicolo scolastico di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale, altro).
Se lo ritieni, organizza la trattazione suddividendola in paragrafi cui potrai dare eventualmente uno specifico titolo. Se scegli la forma dell’ “articolo di giornale”, individua nei documenti e nei dati forniti uno o più elementi che ti sembrano rilevanti e costruisci su di essi il tuo ‘pezzo’.
Da’ all’articolo un titolo appropriato ed indica il tipo di giornale sul quale ne ipotizzi la pubblicazione (quotidiano, rivista divulgativa, giornale scolastico, altro).
Per attualizzare l’argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarie o reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo).
Per entrambe le forme di scrittura non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.
1. AMBITO ARTISTICO-LETTERARIO
ARGOMENTO: Il valore della purezza e castità nelle figure femminili
DOCUMENTI:
“Sta su, non mi far male; ohimè, sta su.
Sta su, crudele; se non morirò.
Lasciami stare, perch'io griderò;
Ahi! qual dolor! ohimè, non posso più!
Vita mia, non grida; sta un poco giù,
lasciami fare, e soffri ch'io farò
più dentro ancor, più piano ch'io potrò.
Se taccio che mi duol, non gridar tu.
- Ohimè! crudel, ohimè! lasciami andar;
guarda che fai; deh! non mi tor l'onor;
se mi vuoi ben, deh! non mi far gridar.
- Caro mio cor, non più gridar, amor;
quest'è tuo ben; sta giù, non mi stentar;
che sempre il dolce vien dopo il dolor.
E per servirti ancor,
te 'l farò in cul, ben mio, che non avrai
dolor sì grande, e l'onor salverai.”
Pietro Aretino, Sonetti religiosi
“Bellissime donne, assai sono di quegli uomini e di quelle femine che sì sono stolti, che credono troppo bene che, come ad una giovane è sopra il capo posta la benda bianca e in dosso messale la nera cocolla, che ella più non sia femina né più senta de'feminili appetiti se non come se di pietra l'avesse fatta divenire il farla monaca; e se forse alcuna cosa contra questa lor credenza n'odono, così si turbano come se contra natura un grandissimo e scelerato male fosse stato commesso, non pensando né volendo aver rispetto a sé medesimi, li quali la piena licenzia di poter far quel che vogliono non può saziare, né ancora alle gran forze dell'ozio e della solitudine.”
Petrarca, Elogio della purezza
“Son andà drento in quell'impura tana,
e ho visto che i ziogava alla bandiera,
e che a un postiglion andando de carriera
el caval ghè cascà in t'una fontana.
Ho visto un tiro a sie, e un gran palazzo,
dove ghe gera un omo, che a un puttello
ghe metteva nel cul tanto de cazzo.
E ho visto che, sonando un campanello,
una munega i ha messo in t'un tinazzo,
che al gastaldo gh'avea impestà l'osello.”
Giorgio baffo, Ho visto l'altro giorno una gran vergine
“Fingere l'incoscienza, lo smarrimento, per spiegare un gesto d'amore, è ipocrisia, debolezza, stoltezza. Bisogna volere coscientemente una carne come ogni cosa. Invece di darsi e di prendere (par coup de foudre, per delirio o incoscienza) degli esseri forzatamente moltiplicati dalle disillusioni inevitabili degl'indomani imprevisti, bisogna scegliere sapientemente. Bisogna, guidati dall'intuizione e dalla volontà, valutare le sensibilità e le sensualità, e non accoppiare e non comprimere se non quelle che possono completarsi ed esaltarsi.. Con la stessa coscienza e la stessa volontà direttrice, si debbono condurre al parossismo le gioie di questo accoppiamento, sviluppare tutte le possibilità e far sbocciare tutti i fiori dai germi delle carni unite.”
Valentine De Saint Point, Manifesto futurista della castità
“Io un cuore ce l’ho, (…) anche se forse nessuno mai se ne accorgerà. E prima di aprirlo, a qualsiasi uomo darò il mio corpo, per due motivi: perché forse assaporandomi gusterà il sapore della rabbia e dell’amarezza e perciò proverà un minimo di tenerezza, poi perché si innamorerà della mia passione fino a non poterne più fare a meno. Solo dopo darò completamente me stessa, senza indugi, senza costrizioni, perché niente di ciò che ho sempre desiderato venga perduto. Me lo terrò stretto fra le braccia e lo farò crescere come un fiore raro e delicato, attenta che uno schiaffo del vento non lo sciupi all’improvviso, lo giuro.”
Rosi Bindi, 100 Preghiere prima di andare a dormire

Fig.1 Tamara de Lempicka, Vergine in tunica rosa
2. AMBITO SOCIO-ECONOMICO
ARGOMENTO: Bullismo e violenza nella scuola italiana
DOCUMENTI:
"Il disagio a scuola è causa di crescenti manifestazioni di aggressività che si esprimono prima con il bullismo e poi, se non fermate in tempo, con la partecipazione a bande. Il bullismo è una forma di prepotenza di gruppo. C'è chi è bullo, chi è vittima del bullo e chi per evitare di essere vittima si unisce al branco. Sono 22 su 100 i bambini che dalla prima alla terza elementare hanno esperienze di prepotenze, come la sottrazione di giocattoli o merende. L'indice sale al 30 per cento in quarta e quinta elementare, arriva al 45 alle medie. E se si esamina il problema della socializzazione, alla base del fenomeno del bullismo, emerge che è un grave disagio nel 16 per cento dei bambini di prima e terza elementare e nel 23 di chi frequenta la quarta e la quinta classe. E l'indice cresce con l'età.
Altro problema: la difficoltà nel bimbo di attribuire un ruolo di autorità all'adulto. Sono 9 su cento gli alunni della prima che non riconoscono questo ruolo alla maestra, una percentuale che cresce fino al 14 nelle ultime due classi."
Dati e informazioni da notizie di stampa riferite all'indagine "Vivere bene a scuola", 2001
“Tre ragazzi chiedono di uscire dalla classe, tornano un quarto d'ora dopo con tre pizze fumanti, e ridendo dicono alla professoressa che devono mangiarle subito, altrimenti si raffreddano. La classe sghignazza. Un professore sta spiegando qualcosa alla lavagna, uno studente gli corre alle spalle e gli tira giù i calzoni, per un attimo il professore resta con i calzoni alle caviglie e le mutande bianche, qualcuno lo fotografa col cellulare e il giorno dopo l'immagine corre in Internet. Uno studente sta assente un giorno, il giorno dopo porta come giustificazione: "Morte del gatto". Il giorno ancora successivo resta di nuovo a casa, e quando torna porta come giustificazione la seconda parte del lutto: "Funerale del gatto". Il professore spiega, una studentessa si alza la maglietta e col cellulare si fotografa un seno, poi l'altro seno, quindi presta il cellulare in giro per la classe.”
Ferdinando Camon, Bullismo a scuola, Roma 2006
"Chi ha parlato? Chi cazzo ha parlato? Chi è quel lurido stronzo comunista checca pompinaro che ha firmato la sua condanna a morte? Ah, non è nessuno eh? Sarà stata la fatina buona del cazzo! Vi ammazzo a forza di ginnastica, vi faccio venire i muscoli al buco del culo, che ci potrete succhiare il latte senza cannuccia!" Tutto questo succede tutto all'interno della scuola media «San Giovanni Bosco» di Fara d'Adda, dove nei mesi scorsi è stato assunto un preparatore atletico statunitense con l'incarico di lettore di madrelingua che affianchi l'insegnante di inglese. Il nuovo lettore però ha introdotto particolari metodi di insegnamento: un alunno distratto, che non risponde a una domanda o che interrompe la lezione deve alzarsi e compiere in mezzo alla classe alcuni esercizi fra cui anche flessioni. I genitori dei ragazzi hanno accolto con perplessità queste nuove pratiche, e sono stati in molti ad andare dal dirigente scolastico Lino Ruggeri per protestare: «Ho spiegato loro - dice Ruggeri - che quegli esercizi non dovevano essere interpretati come punizioni corporali, visto anche il contesto di gioco in cui erano svolti». La spiegazione però non ha convinto tutti. Meno ancora i genitori di una ragazza costretta ad eseguire esercizi fisici nonostante un braccio ingessato, che sono andati dai carabinieri a denunciare l'insegnante.”
Corriere della Sera, 18 Novembre 2006
“Negli ultimi tempi abbiamo visto gruppi di giovani violentare ragazze, picchiare i loro compagni e poi mettere i film delle loro prodezze su Internet. Episodi di bullismo, si dice. Ma cos’è il bullismo? I maschi hanno sempre cercato di affermarsi sui compagni attraverso la violenza e l’intimidazione. Sono meccanismi primordiali come l’ordine di beccata fra gli uccelli: becca per primo il più forte, poi, via via, fino al più debole, al più spaventato.
E fra i ragazzi si sono sempre formati gruppi che mirano al potere, a imporsi sulla massa degli altri. Di solito si raccolgono attorno a un capo particolarmente intraprendente o arrogante o violento. È questo il bullo. Il bullo è il capo di un gruppetto di ragazzi che si sentono come dei guerrieri in una società di imbelli... Arroganti, sprezzanti, schiavizzano i più deboli e se li trascinano dietro, mentre tutti gli altri chinano la testa come pecore. Il bullismo è la forma primordiale di potere. E va combattuto tenendo presente questa sua natura. È inutile l’ammonizione, la sanzione. Il bullo se ne fa vanto. Invece sono efficaci le misure che gli tolgono il pubblico, prima di tutto l’espulsione.
Chi è espulso non conta più nulla, non ha più nessuno su cui esercitare il suo fascino. Ma, dal punto di vista sociale, espellere dei ragazzi per poi lasciarli in strada è estremamente dannoso. Sono perciò stati molto bravi i magistrati che hanno mandato i bulli a lavorare in un centro di assistenza ai disabili, insegnando così loro che la società civile non consente al prepotente di opprimere il debole, ma deve aiutarlo. Un altro metodo efficace è quello di porre sotto sequestro i beni della famiglia, perché il bullo quasi sempre gode della complicità dei suoi. Ma la via maestra per evitare il bullismo è un’altra: favorire la competizione di squadra. Per troppo tempo nelle nostre scuole ha prevalso una mentalità—di origine marxista e cattolica — che considera la competizione un male.”
Francesco Alberoni, Il bullismo si elima con una scuola competitiva, Corriere della Sera 4 dicembre 2006
3. AMBITO STORICO-POLITICO
ARGOMENTO: Gli Stati Uniti d’America come portatori di democrazia e libertà nel mondo
DOCUMENTI:
“Un gran numero di sopravvissuti stava scappando in tutte le direzioni. Tenevano le braccia dritte davanti a loro, mentre la pelle bruciata penzolava dalle loro dita. I loro vesti erano tutti stracciati. Alcuni erano praticamente nudi, con la pelle assente e la carne viva a vista.
Tutti scappavano, trascinandosi a piedi nudi, ciondolando. Sembrava una processione di fantasmi.
Molti nella processione erano gravemente feriti. Un ragazzo era ricoperto di frammenti di vetro dalla cintola in su, probabilmente si trattava di frammenti di una finestra frantumata dall'esplosione. Potevo vedere alcuni di questi frammenti anche nel mio corpo, in diversi punti, dal torace alle braccia. Una donna era coperta di sangue con un occhio che penzolava. Anche questo a causa dell'esplosione. Un uomo sulla sinistra era ustionato cosi' gravemente che la pelle della sua schiena era completamente lacerata e mostrava la carne viva bruciata.
C'erano molti corpi morti. Tra di loro vidi una donna ridotta in condizioni indescrivibili. I suoi organi interni era sparsi per terra. Anche questo era dovuto all'esplosione.”
Testimonianza di un sopravvisuto ai bombardamenti nazisti su Pearl Harbor durante la seconda Guerra Mondiale
“Questa parte della prigione era all'aperto e consisteva di cinque settori, circondati da mura e filo spinato ed era chiamata "Fiji Land". Ogni settore aveva cinque tende ed era circondato da filo spinato. Quando fui tolto dal camion i soldati segnarono la mia fronte con le parole "Big Fish" in rosso. Tutti i detenuti in questo campo sono considerati "Big Fish". Ero situato nel campo "B".
Le condizioni di vita nel campo erano pessime. Ogni tenda conteneva 45 o 50 detenuti e lo spazio per ogni detenuto misurava solo 30 cm x 30 cm. Dovevamo aspettare per due o tre ore solo per andare al bagno. C'era pochissima acqua. Ogni tenda era fornita di soli 60 litri d'acqua al giorno che dovevano essere divisi tra i detenuti. Quest'acqua era usata per bere e lavarsi e pulirsi le ferite dopo le sessioni di tortura. Ci facevano anche stare in piedi per molte ore.”
Testimonianza di un prigioniero politico sotto il regime di Saddam Hussein, prima che gli USA libaressero l’Iraq, 2002
“Gli altri Stati europei capiscono in parte il nostro atteggiamento. Mi piacerebbe soprattutto qui ringraziare l'Italia che ci ha sostenuti in tutto, ma Voi comprenderete che per continuare questa lotta noi non intendiamo fare appello a un aiuto straniero. Noi eseguiremo questo compito da soli.”
Discorso di George W. Bush al Congresso USA, all’indomani dell’invasione dell’Iraq, Aprile 2003
“Li tengono legati e spesso incatenati mani e piedi; la maggior parte stanno seduti per tutto il giorno, la notte permettono loro di stendersi, ma tenendoli sempre legati; li portano tre volte al giorno in bagno, il cibo è appena sufficiente per non morire di fame.
In questo e in altri casi di tortura il metodo più usato è la “parilla”, ossia un letto metallico dove mettono nudi i prigionieri. Inoltre infliggono colpi con scosse elettriche, spesso con l’aiuto di un medico che indica le parti da colpire; frequentemente vengono rotti i timpani con i colpi che vengono detti “telefono” (assestati con le palme delle mani aperte su entrambi le orecchie).
Procurano anche bruciature con il sigaro o con il fuoco e con ferri incandescente.
Molto usata è anche la procedura di tappare il naso e la bocca per far soffocare il prigioniero e che sembra sia stata la tortura inferta a Lumi Videla. Introdurre la testa in un cubo di acqua, violenze ripetute sulle donne (alla presenza del marito o del compagno), donne violentate da cani, ferri roventi nella vagina, nell’ano.“
Testimonianza di un prigioniero del campo di concentramento di “Tres Alamos” durante il brutale regime comunista di Allende in Cile, prima che gli USA appoggiassero la pacifica ascesa al potere di Pinochet, Santiago del Cile, 1973
"Ci sono due tipi di dittatori: quelli che ostacolano il business, e quelli che non lo ostacolano.
Noi ci occupiamo dei primi, e lasciamo stare i secondi."
Edward Luttwak
4. AMBITO TECNICO - SCIENTIFICO
ARGOMENTO: Scienza e scienziati senza limiti? Quali finalità per l'uomo?
DOCUMENTI:
“Da quel fatale giorno in cui fetidi pezzi di melma fuoriuscirono dalle acque ed urlarono alle fredde stelle: "io sono l'uomo", il nostro grande terrore è stato sempre la conoscenza della nostra mortalità. Da stanotte lanceremo il guanto della scienza contro lo spaventoso volto della morte stessa. Stanotte noi ascenderemo nell'alto dei cieli! Sfideremo il terremoto! Comanderemo il tuono! E penetreremo fino nel grembo dell'impervia natura che ci circonda!”
Mary Shelley, Frankestein, 1818
“Cosa succede a incrociare un uomo con un topo ? Sembra l'inizio di una freddura di pessimo gusto ma, nella realtà, è un esperimento vero, recentemente condotto da un team di scienziati guidati da un importante biologo molecolare, Irving Weissman, della Stanford University.
Gli scienziati hanno iniettato cellule di cervello umano nei feti di topo, creando topi che sono approssimativamente umani per l'1%. Weissman sta considerando di poter arrivare a creare topi il cui cervello sia al 100% umano. La Walt Disney company intanto ha già fatto sapere di essere interessata agli esperimenti "chimerici" di Irving Weissman per rimpiazzare i lavoratori dei parchi giochi targati Disney: il progetto in porto è quello di creare dei veri e propri "Topolino" e "Minnie" simil-umani in grado di intrattenere il pubblico giovane e meno giovane della Dinsey Company. In questo senso i sindacati dei lavoratori Disney hanno recentemente pubblicato una nota dove si dicono "molto preoccupati per gli eventuali danni ache un simile progetto provocherebbe all'occupazione dei lavoratori nei parchi giochi".
Jeremy Rifkin, Uomini o Topi?, New York, 2005
"Ho fatto cose... discutibili. Cose per cui il Dio della biomeccanica non mi farebbe entrare in paradiso."
Albert Einstein
“Il tentativo di alcuni paesi del terzo mondo di fare uso dei criceti dinamovoltaici (criceti da allevamento che, correndo all’interno di una ruota, producono energia elettrica tramite un’apposita dinamo) ha scatenato polemiche nel mondo animalista. "Non si può costringere un criceto a percorrere chilometri di ruota solo per sfruttarne l'energia prodotta" denuncia una nota della neonata ACSC (Associazione contro lo sfruttamento dei criceti). In una recente dimostrazione di protesta gli attivisti della ACSC hanno corso nudi su un’norme ruota di acciaio collegata a una dinamo che alimentava un televisore di fronte al quale era seduto un criceto.”
Enrico Loi, Corriere della Sera, 21 ottobre 2006

Tabella 1: Campi sperimentali di OGM in Europa - Novembre 2006

Tabella 2: Pomodoro FLAVR SAVR, Lycopersium esculentum con il gene che rallenta la perdita di consistenza del frutto. Differenze fra i tenori di proteine e vitamine con i pomodori normali.
TIPOLOGIA C – TEMA DI ARGOMENTO STORICO
La campagna di moralizzazione dell’Italia operata nel corso degli anni ‘80 dall’intransigente segretario del PSI Bettino Craxi fu duramente osteggiata dai partiti di estrema sinistra, che, con l’aiuto della magistratura “rossa” costrinsero lo statista all’esilio in Tunisia. Ripercorri questo controverso periodo storico, analizzando nel contempo l’indiscutibile spinta democratica data al nostro paese dal finanziamento occulto ai partiti politici.
TIPOLOGIA D – TEMA DI ORDINE GENERALE
Commenta il seguente monologo del critico cinematografico Enrico Ghezzi: “Credo che la televisione sia, non la parodia della comunicazione o della comunione, ma sia anzi la forma esatta, in quanto parodistica a oltranza, della possibilità di comunione. Sia una sorta di scheletro tecnico di questa possibilità. Parlando di televisione amo regredire ogni volta davvero al cinema, perché il cinema non ha - se non in modo larvale, mai tecnicamente rispondente - l’illusione della rete. Il cinema è molto quantificabile, in fondo è fatto ancora da testi, diciamo, possiamo illuderci che sia fatto di testi. Eppure ripeto, questi pochi, relativamente pochi, testi bastano da soli a impedirci di essere analizzati, a impedirci di analizzarli.. Piuttosto la televisione, con la sua capacità, possibilità di accogliere tutto, sembra essere davvero un Grande Vetro. Non un grande vetro nel senso dell’acquario, un Grande Vetro proprio nel senso duchampiano, un grande vetro già rotto, non più ricomponibile perché è rotto. Un grande vetro che permette, potrebbe permettere ad una piccola parte di noi - noi non più come soggetto, ma come soggetti diffusi, gassosi - di vederci di qua e di là. ”