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Beh, non sono mai stato un nazionalista, nè un fervente italiano. L'inno nazionale mi fa schifo e la bandiera la userei piacevolmente per pulirmi il deretano come usa fare Bossi. Però non posso nascondere la soddisfazione di vedere affondata la corazzata tedesca sotto i colpi implacabili di Grosso e Del Piero, in quel modo rocambolesco e mitico, a un passo dai temuti rigori. Non posso nemmeno non ostentare l'orgoglio di avere dalla nostra una saracinesca come portiere (Buffon) e una barriera invalicabile in difesa, il nuovo muro di Berlino (Cannavaro). E anche se la presenza in campo di Totti o di quell'impedito di Camoranesi mi irrita non poco, non posso che salvare tutti questi meravigliosi ragazzi. Perchè per una volta tanto questo paese diviso fra brave persone di destra e coglioni di sinistra ha trovato un ragione per ubriacarsi insieme di gioia. O, ancora piu' retoricamente parlando, nel momento in cui la merda che viene a galla da calciopoli sta facendo del nostro calcio una barzeletta internazionale (Italiani: pizza, mafia e Moggi), i tifosi italiani abbandonano il marcio squallore delle squadre da club e riscoprono il valore della squadra nazionale. E poi diciamolo, i crucchi ci stanno davvero sulle palle da piu' di un secolo, è un sentimento intriso nel codice genetico dell'italiano medio. Si lo so, queste mie sono parole al vento e alla fine è tutto "Panem et circenses" come sentenziavano i romani: il popolo ha bisogno di qualcosa a cui credere, gli italiani bandierari sono tutti uniti nel calcio, unica patria di sempre, altro che risorgimento. Ma non riesco a farne una colpa di questo. Per una sera si può anche mangiarsi una pizza e suonare il mandolino tutti assieme allegramente. Da domani di nuovo nemici. Comunque anche io ho carosellato ieri sera, per le strade della mia Lucca. Sotto, la video testimonianza.
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