giovedì, 19 ottobre 2006
di Espero_gv1930

"Con l'aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio:
per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese;
per aiutare gli altri in ogni circostanza;
per osservare la Legge scout"


Mi chiamo Filippo Carnevali e da quando ero in terza elementare, se non erro, sono scout. Per essere precisi sono uno scout cattolico dell'AGESCI, Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani. Per essere ancora più precisi ho fatto 4 anni di lupetti, 4 anni di reparto, 1 anno di noviziato e sono al quarto anno di clan. A conti fatti ho 13 anni di scoutismo alle spalle.
Non è poco.
Fino a qualche giorno fa mi sarei svenato per difendere lo scoutismo per l'immane possibilità che ti da. Pensavo infatti ti desse l'unica opportunità di vivere un'esperienza di vita completamente atipica rispetto al quotidiano succedersi dei giorni. Natura, avventura, difficoltà, progressione personale e.. fede.. Se non ci fosse questa parola fede di mezzo forse mi sentirei ancora scout.  Lo scoutismo lancia questo giovane messaggio di tolleranza, vita, energia ma quando si parla di cose serie che vanno a sfiorare l'animo cristiano di questo scoutismo ecco che scatta la radicata ottusità così pulsante nella morale cristiana. Possiamo chiamarla ottusità o ipocrisia, o se volete delrio millenario. Non ha importanza. Rimane il fatto che se sei gay non potresti essere scout e men che meno di essere capo, se convivi e non sei sposato lo stesso e così via. Tutte queste controversie quali convivenza, omosessualità vengono raggruppate sotto la parola "educazione". Dal punto di vista "educativo" non puoi essere capo se sei gay, non è "educativo" se convivi per cui, negli interessi delle fragili menti degli scout ... quella è la porta.

Io che c'avevo sperato che in fin dei conti non fosse così.. Non perchè fossi particolarmente legato al cristianesimo quanto perchè io a quest'esperienza, quella dello scoutismo, davo un valore inestimabile. Un'unica opportunità di crescita personale e formazione atipica con in più una componente più spirituale ed etica quale pensavo fosse quella del cristianesimo. Illuso. Ora con rammarico e disgusto chiudo.

Apro la mia esperienza su Opinions of a Clown con questo pensiero un po’ cupo anche se credo che in un qualche modo c’entri. Forse tutto questo trambusto di pensieri e ripensamenti e introspezioni varie è capitato proprio perché sono un clown, troppo serio per credere in Dio, troppo poco serio per essere uno scout.
Buona notte a tutti.

commenti (5)
Commenti
#1   19 Ottobre 2006 - 23:57
 
io ne 8 d anni d scoutismo alle spalle..
E ho lasciato anch'io causa fede..
Mai stata credente, ma forse se in un bambino si può accettare è intollerabile in un adulto.
Mi fa ridere pensare che spesso proprio chi professi la tolleranza, il rispetto x gli altri, l'apertura mentale rispetto ad altri popoli, altre religioni e altre culture t chiuda la porta in faccia o t rifiuti solo xchè il tuo credo nn è uguale al suo.
Lo definirei una sottile forma d razzismo..
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#2   20 Ottobre 2006 - 11:31
 
Non è questione nè di razzismo nè di lasciare qualcuno dietro la porta. Il capo scout, innanzitutto non ha alcun senso se preso singolarmente. Insieme ad esso troviamo sempre, ad ogni livello associativo, la presenza di un capo del sesso opposto e questa diarchia è un cardine fondamentale della vita associativa. Proprio perché questo è da sempre avvenuto nell'istituto che l'antropologia e non soltanto la religione cattolica ci hanno tramandato, ovvero la famiglia, dove occorrono le caratteristiche specifiche dell'uno e dell'altra per dare completezza all'azione educativa. E non crediate che i bambini e i ragazzi non le percepiscano queste cose. La Chiesa non può né condannare una persona per ciò che è nè emarginarla. Può soltanto, e questo è il suo compito, indicare la via più giusta da seguire, alla luce della Parola nel tempo in cui si vive. In fondo, se uno non è credente, non può fare neanche il capo scout, che dovrebbe riconoscersi in alcuni principi di fondo. Chi convive, ancora prima di chiedersi se fare il capo scout dovrebbe interrogarsi sulla risposta che la sua vita da alla propria fede. In fondo, se si decide di convivere, se si crede che l'omosessualità abbia le stesse caratteristiche della sessualità etero e per questo si crede, con una atteggiamento fin troppo qualunquista, che tuttto ciò che si vuole si può fare, allora non occorre essere nè essere capi scout che cercano invece di educare altri a certi valori, né essere cristiani, perché Cristo non ci ha insegnato il libertinaggio, ma ci ha promesso il suio perdono ad ogni nostra caduta ("vai e non peccare più", ovvero, torna alla casa del padre e non ti allontanare più da Lui).
E poi, esistono anche gli scout non cattolici.
Ciao a tutti,
Daniele
utente anonimo

#3   21 Ottobre 2006 - 22:23
 
Filippo, cattolico e cristiano non sono due parole da usare in maniera intercambiabile...

luca
utente anonimo

#4   27 Ottobre 2006 - 19:48
 
Conosco capi scout Agesci divorziati e risposati che sono degli educatori incredibilmente bravi. Credono in quello che fanno, fanno tonnellate di sacrifici, amano i loro ragazzi e li aiutano a crescere. E lo fanno probabilmente molto meglio di tanti capi scout che non hanno rapporti sessuali prematrimoniali o che comunque hanno situazioni personali eticamente più lineari (o magari hanno ottenuto l'annullamento alla Sacra Rota, e allora da cattivi educatori son tornati di colpo bravi educatori).

Nella mia zona, a.e. e gruppi non hanno mai fatto un problema della presenza di capi scout separati, divorziati o conviventi. Non è sullo stato di famiglia che si misura la passione di un capo. Mi dispiace che tu non abbia trovato lo stesso clima. Lungi dall'essere blasfeme, queste posizioni sono quelle della grandissima parte dei laici impegnati nelle parrocchie, di tantissimi sacerdoti nonchè di una buona parte di cardinali e "pezzi grossi" del Vaticano che - mi pare evidente - in questo momento si trova in minoranza, ma è riconosciuto e legittimo interlocutore del Papa e delle correnti più conservatrici.

Francesco
(capo agesci con una relazione affettiva stabile che dura da diversi anni, con regolari rapporti prematrimoniali e prospettive di convivenza e matrimonio)
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#5   27 Settembre 2008 - 20:53
 
Carissimi,trincerarsi dentro o dietro una ipocrisia,e' facile,c'e'di mezzo il predicare bene e il razzolare male;nessuno si e' messo in testa che un buon capo e' la perfezione ma tra il 100 e il 10 c'e' il mezzo, e nel mezzo sta la virtu'; non si puo' assolutamente tollerare, e lo statuto dell'AGESCI e' chiaro, che un capo separato possa dare testimonianza educativa ed essere di esempio a ragazzi di 14 16 18 20
anni per le negativita' che ha affrontato nel suo cammino scout,perche' non ha onorato i valori sacri della famiglia,come puo'
testimoniare il falso???? da chi si deve difendere?? cosa puo' dare di positivo???? il suo fallimento????No
non e' questo che il movimento accetta da un capo educatore separato,condivide i suoi problemi,lo aiuta in comun. capi ma non gli puo' affidare i ragazzi,sarebbe deleterio per lui e per i ragazzi stessi; e' onorvole che si metta un po da parte non tralasciando cio'che nel tempo ha acquisito come esperienza educativa.E poi esistono altri movimenti che usano lo stesso metodo; si faccia un giro intorno,potrebbe trovare cio' che cerca e vi assicuro che capi educatori separati che hanno fatto la scelta di mettersi da parte, ve ne sono tantissimi;;;;;peccato per il movimento scout. Mabene per i ragazzi che credono ancora a determinati valori,oppure ci provano.......
utente anonimo

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