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Mentre noi seguiamo le circumvoluzioni dell'esecutivo Prodi (notizia ferale che m'ha accoltellato è stata quella che, dopo la sospensione dei Dico ed il sì alla Tav, l'abolizione dei sovraccosti di ricarica dei cellulari verrà procastinata forse di altri sei mesi, dietro pressante richiesta dei gestori di telefonia mobile, per consentire loro adeguamenti degli "aspetti tecnici"), oggi s'è aperta la prima edizione della Clericus Cup, il primo campionato pontificio (la prima partita ha visto scontrarsi, ecumenicamente, i brasiliani della Gregoriana versus il collegio Mater Ecclesiae [che comprende boliviani e messicani]. Contrariamente alle aspettative, sono stati i collegiali a battere i brasiliani sei a zero) che coinvolge sacerdoti e seminaristi da ogni parte del mondo (50 paesi per tutti e 5 i continenti), 311 tesserati (la maggior parte italiani: 88, ma si difendono bene anche i messicani [19], gli americani [19] e croati [16]. Ci saranno sacertoti e seminaristi rumeni, bosnicaci, camerunensi, rwandesi, vietnamiti e via planisferando).
Le partite si giocano nel "campo neutro" dell'Oratorio di San Pietro ed il campionato durerà per due mesi (otto partite a settimana sola andata, dalla durata di mezz'ora per tempo) ci sarà poi una finale a giugno allo stadio dei Marmi, secondo la formula della Championì's League (quarti e semifinali a maggio, con andata e ritorno).
Sono apportate anche delle aggiunte al regolamento della FGCI: ad esempio, oltre i classici cartellini rosso e giallo, ci sarà l'introduzione d'un cartellino azzurro "sanzione che comporterà una sospensione di 5 minuti per riflettere sull'errore commesso".
Inoltre gli allenatori potranno chiamare un time-out d'un minuto, se la tensione che si accumula in campo dovesse superare certe soglie (o, visto che si tratta della Clericus cup, certi sogli. Pontifici, ovvio).
(Se non dovesse bastare - davanti ad un rigore negato, anche Gesù tirerebbe giù la Madonna dal Paradiso - immagino ci sia una dispensa per le bestemmie da fuorigioco tattico. O un confessore accanto al massaggiatore...
- ahia, porca di quella mad...
- presto! un impacco di ghiaccio. E cinque pater).
Uno dei più accesi ultra' è il cardinale Ruini (simpatizzante per i brasiliani della Gregoriana ha detto che è stata un aborto di partita. Poi ha detto: eheheh, scherzo).
Qualora dovessero essere commessi illeciti a livello organizzativo, pare che se ne occuperà la Santa Inquisizione.
Don Claudio Paganini (consulente ecclesiastico del Csi - Centro Sportivo Italiano) dice che non ci saranno "'le suore pon-pon', le scommesse sulle partite" e i flirt "fra sacerdoti e veline, magari intercettati in locali notturni...". Però forse ci saranno giovani chierichetti negli spogliatoi, addetti a raccogliere saponette nelle doccia.
La Juve in serie B, il MIlan, la Fiorentina, la Lazio fortemente penalizzate, l'Inter che macina vittorie (guarda caso). Un campionato penoso anche da un punto di vista prettamente sportivo. Che vergogna e pensare che questo doveva essere l'anno del rilancio. Una bella cagata come rilancio, direi.
Ci volevano fare credere che con la Juve in serie B, non ci sarebbero stati piu' errori arbitrali (e' davanti agli occhi di tutti), che il campionato sarebbe stato piu' bello da vedere (e' davanti agli occhi di tutti anche questo). Mi viene da ridere pensando che Guido Rossi era il galoppino di Moratti senior ed era fortemente ammanicato con l'Inter di quel fallito di Moratti. Insomma si potrebbe parlare apertamente di conflitto di interessi senza scandalizzare nessuno...siete scandalizzati?
La verita' e' che dopo la morte di Agnelli il peso politico ed economico della Juventus e' calato enormemente e cosi', dopo il rifiuto di Moggi di presentarsi alla corte di Moratti o del Berlusca, improvvisamente viene fuori tutto....un attimo, ma tutto cosa? Si', perche' non ho ancora capito cosa e' venuto fuori e chi e' inquisito per cosa. Il grande Borrelli ha apertamente detto che non esisteva alcuna cosca mafiosa che governava il calcio, ma solo un vergognoso sistema omertoso.
Per Moratti & Co. insomma e' stato come sparare sulla Croce Rossa....facile facile. Cosi' hanno avuto la patacca (scusate lo scudetto) sulla maglia e a fine anno come un bambino che ruba la marmellata (si', ma quando in casa non c'e' nessuno) avranno la loro seconda patacca. AUGURI!!!!!!!!!!!!!!!
Ho fatto un bel giro sulla rete. Lo faccio sempre quando nel nostro paese accade qualcosa di eccezionalmente grave, che muove le coscienze di tutti (o almeno così sembra). E a parte casi di estrema imbecillità, mi sono accorto di una cosa. Che anche nei giudizi su una guerriglia urbana, il nostro martoriato Paese è ancora vittima di un giuspositivismo di maniera che tende a far ricadere le responsabilità sulla società, a deresponsabilizzare l’individuo. Violenza negli stadi come conseguenza del disagio sociale, della precarietà della vita.Non sono affatto d’accordo. Non ci può essere niente di romanticamente proletario in questa vicenda. La stragrande maggioranza dei precari, di chi non arriva a fine mese, di chi ha situazioni familiari al limite della sopravvivenza, non sente affatto il bisogno di aggregarsi in gruppi organizzati di tifosi per sfogare la rabbia della propria condizione. Inoltre, la condizione sociale svantaggiata è comune sia agli uomini che alle donne (anzi, la donna, notoriamente più pragmatica e realista, la vive molto peggio). Ed invece, il fenomeno della violenza negli stadi è fenomeno tutto al maschile.
L’unica spiegazione che mi viene in mente è la mediocrità del maschio. Un maschio debole, superficiale, violento, zotico, del tutto incapace di relazionarsi con gli altri e di prendersi una benché minima responsabilità nella vita. Un maschio che vive in solitudine la propria mediocrità, e che vede come unica risorsa per avere una migliore opinione di sé l’aggregarsi con altri mediocri come lui. E così, da mediocre, il maschio nel branco diventa Bestia. L’Ultrà non è un tifoso che guarda una partita per passione sportiva. L’Ultrà si identifica totalmente con la squadra del cuore, ne fa un’ossessione di vita. Faccio lì quello che non posso fare a casa, perché sono un mediocre. E, visto che ci sono, mi organizzo. Pianifico strategie di battaglia. Studio percorsi, postazioni, metodi per imboscare armi improprie, come in un gioco di ruolo di improvvisati militari. Il Gruppo è temuto ed io lì mi sento qualcuno, laddove come singolo individuo sono un fallimento. E, forte del Gruppo, mi sento in diritto di fermare partite, di mettere alla gogna giocatori, di ricattare le società sportive, quasi fossi l’onnipotente depositario dei destini sportivi di una città. Alle volte questo mediocrità al potere si tinge con dei colori politici per fingere un falso impegno sociale, per dare un alibi ideologico alle proprie follie: è solo lo stesso fanatismo.
E allora io dico: lasciamo scannare fra di loro. Nessuna legge, nessun intervento dello Stato in materia. Che le forze dell'ordine si ritirino e lascino scorrere la lotta fra bestie. Fare come nell'antica Roma: ma facciamoje fa' i gladiatori a 'sti 4 babbi di minchia. Chiudeteli nella loro arena e aspettate. Quando la riaprite, troverete carne trita fresca per il mio canile. Lasciamoli al loro destino di mediocri in lotta fra di loro . Il darwinismo farà il resto.
Scusate il nichilismo. Ma sono davvero arrabbiato.
Da Denaro.it"Luciano Moggi, il grande cattivo dello scandalo calcio, sale in cattedra, in una scuola di Agropoli, per tenere una lezione; accadrà il 9 febbraio, data in cui l'ex dirigente della Juventus, varcherà la soglia dell'Istituto Tecnico Giambattista Vico, di Agropoli, per tenere una lezione riguardante l'educazione allo sport".
Cancello con un rigo la voce "veder l'italia vincere un mondiale di calcio" sul mio foglio delle "cose da fare prima di morire". E' una bella rivincita. Ero ancora poppante quando nel'82 l'Italia vinse i mondiali in Spagna e non ricordo un beneamato cazzo, nemmeno l'immagine di quel rimbambito di Pertini in tribuna. Mio fratello maggiore, da buon bastardo primogenito, si è sempre vantato di aver assistito in prima persona al quel trionfo e mi ha fatto sempre pesare l'assenza della mia consapevolezza. Nel '94, invece, completamente immerso in un passione calcistica preadolescenziale, piansi come un bambino nel veder sfumata quella finale contro il Brasile ai calci di rigore. Le lacrime di capitan Baresi le sentivo anche mie. Oggi è diverso, il calcio non mi appassiona più, lo tollero appena, ma la massa calciofila crea l'evento e l'evento alla fine ti rende succubbe di emozioni che nemmeno vorresti provare, ma le provi.
Quindi Chapeau. Chapeau a un gruppo straordinario di ragazzi che ha ridato dignità ed orgoglio all'immagine del calcio italiano nel mondo. Chapeau a Cannavaro e a Buffon proposti già come futuri ministri della difesa. Chapeau a Luca Toni che è tutto cuore e umiltà, sette anni fa alla Lodigiani oggi campione del mondo a Berlino. Chapeau a Materazzi uno che usa la testa e la usa bene. Chapeau perfino ai francesi che stasera hanno giocato un buon calcio, estramamente migliore del nostro e senza l'ansia di dover obbligatoriamente vincere (e infatti hanno perso). E chapeau a Zidane che, a parte quella grave quanto incomprensibile testata, si è dimostrato l'unico fuoriclasse (nel bene e nel male) in campo e ha vinto la sfida a distanza con quella fighetta di Totti tirando un rigore a cucchiaio (quasi facendosi beffa del pupone) con una freddezza da paura.
Infine chapeau un pò meno ai fratelli d'Italia in festa, ad ogni "amico uligano così uomo e così bambino". A tutti gli italioti che per una sera si abbracceranno e si ubriacheranno assieme di vino, di gioia e di sfottò al comune nemico sconfitto (la mamma di Zidane) per poi domanimattina ritornare a fanculizzarsi al primo semaforo o alla fila alla posta.
Da parte mia io cancello quella voce sul mio foglio, e penso a come mi sento adesso, da "campione del mondo". Ci penso. E capisco di non sentirmi molto diversamente dal giorno prima. Non è cambiato proprio niente. Sarà che è un periodo di esistenza magra e anche se scoppiasse la terza guerra mondiale non me ne sentirei coinvolto: alle volte il mondo gira sulle ali del mito ma tu resti dove sei con tutti i tuoi problemi terreni e profani e non riesci a sentirti parte di ciò che ti circonda. Sarà che le aspettative erano diverse. Sarà che vincere a rigori non è proprio il massimo. Sarà, appunto, che del calcio mi frega sempre meno. Quello che volete: alla fine una coppa del mondo non cambia la vita, anche se prima si può pensarlo ingenuamente. Ma alla fine è come fare diciotto anni o conquistarsi la prima scopata: ti sei tolto la soddisfazione di arrivare al traguardo, ma appena raggiunto ti accorgi che non è per niente rivoluzionario. Prendo questa notte per quella che è e come me la ricorderò: una nottata allegra con brio. Niente di piu'.
Vediamo un pò, oltre al profetico pronostico della pietra rotolante citato nel post precedente, le incredibili coincidenze storiche che girano per la rete e per le quali si può ritenere l'italia già campione del mondo, come nel mondiale di Spagna:
1. L'italia è arrivata in finale ogni 12 anni: Messico '70, Spagna '82, USA '94, Germania 2006. In Messico abbiamo perso contro il Brasile, in Spagna vinto contro la Germania, negli Stati Uniti perso con il Brasile. Considerando questa alternanza dodicennale c'è bisogno di dire cosa succederà contro la Francia domenica prossima?
2. Nel 1982 scoppiò lo scandalo del calcio scommesse e il Milan finì in serie B. Nel 2006 scoppia lo scandalo di calciopoli e anche questa volta il Milan rischia di essere retrocesso.
3. Nel 1982 al Vaticano c'era il Papa Woitjia, polacco. In semifinale battemmò proprio la Polonia per due a zero. Nel 2006 il vicario di Cristo è Ratzinger, tedesco. E in semifinale abbiamo battuto la Germania. Per due a zero.
4. Nel 1982 in semifinale segnò Rossi. Doppia esse. Come Grosso.
5. Il primo gol subito dall'Italia al mondiale di Spagna fu un autogol di Collovati. Il primo gol subito dagli azzurri in Germania è stato un altro autogol, quello di Oddo.
6. In Spagna le quattro semifinaliste erano tutte europee come oggi in Germania (tre sono le stesse: Germania, Francia, Italia). In piu' c'era la Polonia che inizia per Po. Proprio come il Portogallo.
7. Quest'anno il Catania è stato promosso in serie A. L'ultima volta è accaduta nel 1982.
8. Nei quarti di finale in Spagna segnammò tre gol. Come contro la Repubblica Ceca quest'anno.
9. L'11 luglio 1982 i Rolling Stones si esibirono in concerto a Milano. L'11 luglio 2006, esattamente 24 anni dopo, si esibiranno a Torino.
10. Infine, mi dicono che domenica prossima Marte ritorna quasi sulla sua posizione radix formando in contemporanea un sestile (come nel 1982 formo' il trigono) con la congiunzione Sole / Urano sulla quale abbiamo la Venere transitante quasi allo stesso grado di Gemelli come nel 1982, ma resa anche forte dal trigono pressochè esatto di Nettuno transitante a 19° di Acquario che si forma sempre con il nostro Sole / Urano-radix in Gemelli (questo punto mi sa che è una vaccata però).
Detto questo, già ubriaco, vado a festeggiare la vittoria con qualche giorno di anticipo: se stanotte verrete svegliati da un clacson solitario di un auto tricolorizzata, quello sono io.
Beh, non sono mai stato un nazionalista, nè un fervente italiano. L'inno nazionale mi fa schifo e la bandiera la userei piacevolmente per pulirmi il deretano come usa fare Bossi. Però non posso nascondere la soddisfazione di vedere affondata la corazzata tedesca sotto i colpi implacabili di Grosso e Del Piero, in quel modo rocambolesco e mitico, a un passo dai temuti rigori. Non posso nemmeno non ostentare l'orgoglio di avere dalla nostra una saracinesca come portiere (Buffon) e una barriera invalicabile in difesa, il nuovo muro di Berlino (Cannavaro). E anche se la presenza in campo di Totti o di quell'impedito di Camoranesi mi irrita non poco, non posso che salvare tutti questi meravigliosi ragazzi. Perchè per una volta tanto questo paese diviso fra brave persone di destra e coglioni di sinistra ha trovato un ragione per ubriacarsi insieme di gioia. O, ancora piu' retoricamente parlando, nel momento in cui la merda che viene a galla da calciopoli sta facendo del nostro calcio una barzeletta internazionale (Italiani: pizza, mafia e Moggi), i tifosi italiani abbandonano il marcio squallore delle squadre da club e riscoprono il valore della squadra nazionale. E poi diciamolo, i crucchi ci stanno davvero sulle palle da piu' di un secolo, è un sentimento intriso nel codice genetico dell'italiano medio. Si lo so, queste mie sono parole al vento e alla fine è tutto "Panem et circenses" come sentenziavano i romani: il popolo ha bisogno di qualcosa a cui credere, gli italiani bandierari sono tutti uniti nel calcio, unica patria di sempre, altro che risorgimento. Ma non riesco a farne una colpa di questo. Per una sera si può anche mangiarsi una pizza e suonare il mandolino tutti assieme allegramente. Da domani di nuovo nemici. Comunque anche io ho carosellato ieri sera, per le strade della mia Lucca. Sotto, la video testimonianza.
Ieri era una buona giornata per sentirsi italiani. Nessun nuovo scandalo sessual-finanziario intercettato e nessun furbetto del quartiere che veniva arrestato. Nessuna Italia di cui vergognarsi; al contrario qualche Italia per cui andare fieri, senza retoriche patriottarde. Parlo dell'Italia "metà dovere e metà fortuna", quella che ha battuto in zona cesarini la nazionale australiana, al 97', in 10 uomini e con un rigore alquanto dubbio. Anni fa si parlava tanto di "cul de sacc" ma non è niente in confronto al "cul de lipp". Il pesciaio prima ha fanculizzato tutti in conferenza stampa, poi ha messo dentro Del Piero che è una pippa assurda e ancora si ostina a far giocare Iaquinta che tanto fenomeno secondo me non lo è mai stato. Meno male ci ha pensato er pupone a purgare i canguri, in un modo truce e spietato, quasi alla spaghetti-western e come solo Sergio Leone poteva immaginare. Basterà il cattivo gioco unito al cinismo e ai colpi di culo per vincere anche le prossime gare? Chi vivrà vedrà. Ma viva l'Italia anche "metà giardino e metà galera." Che se poi nel giardino ci coltivi delle particolari e benefiche piantine fino ad oggi rischiavi la galera, appunto. Invece la neoministra Turco proprio ieri ha promesso che il nostro paese cambierà le tabelle per alzare il livello dell'uso personale di cannabis. Festeggio rollandomi un cannone e in preda a un impeto nazionalistico grido di nuovo viva l'Italia, "l'Italia tutta intera", per il risultato del referendum costituzionale che ha fermato quella improponibile riforma della costituzione che voleva un'Italia divisa: fra nord e sud, ricchi e poveri, privilegiati e non privilegiati. In definitiva, alla Gaber, io non mi sento italiano. Ma perfortuna ieri lo ero.
aneddoti
brevi
ce poco da ridere
celebrity s confessions
espropri culturali
ipse dixit
la palla e rotonda
newspapers
parliamoci addosso
personaggi
politichese
questa vecchia pazza rete
radioclown
ratzinger
sciamanesimo mediatico
shots
societa
tubo non catodico
tv ed altri soprammobili inutili
visto ascoltato letto
welcome to lucca