lunedì, 25 giugno 2007
di MarFal84

indagineANSA
False tracce su un blog: l'inchiesta si arricchisce di nuovi particolari
24/6/2007
LUCCA: La procura di Lucca ha aperto nella mattinata di sabato un fascicolo sulle presunte rivelazioni da parte di un hacker australiano al noto blogger lucchese Daniele Lombardi, relative alle tracce della prima prova della Maturità 2007.
Il giovane australiano, di cui sono note solo le iniziali M.R., si sarebbe introdotto nelle scorse settimane nei pc del Ministero dell'Istruzione, e successivamente, complice un viaggio di lavoro in Italia, avrebbe contattato personalmente Lombardi per comunicargli in modo molto dettagliato tutte le tracce.
Queste ultime, pubblicate subito su un noto blog, si sono rivelate in seguito del tutto false, e ciò ha provocato nei giorni scorsi una reazione spropositata da parte di alcuni maturandi esagitati, che, dopo aver pedinato il Lombardi fino a casa gli hanno provocato dei danni fisici guaribili in 20 giorni.
Oggi a questa vicenda si aggiunge un nuovo capitolo: infatti la procura ha chiamato a testimoniare sulle presunte rivelazioni un noto fotoreporter fiorentino, tale Fabiano Collana, che avrebbe ricattato il giovane lucchese e l'hacker australiano, per la presenza di alcune foto compromettenti nelle quali i due protagonisti della vicenda sembrerebbero scambiarsi le riservatissime informazioni, rivelatesi poi false.
Tali foto sono state comunque pubblicate da un quotidiano locale e confermerebbero le gravi posizioni di Lombardi.
Il giovane lucchese, che proprio ieri ha chiesto il trasferimento in una clinica privata di Lucca, risulta oggi irreperibile e la procura nelle ultime ore sta facendo si tutto per poterlo contattare e poter così chiarire le sue posizioni.

kangaroo boxingUna delle foto incriminate pubblicate da Lucca Oggi.

lunedì, 14 maggio 2007
di MarFal84

nbcheroes-hiroSo che il genere telefilm americano non è il piu' appetibile al pubblico di questo blog, tuttavia dovete sapere che Marco impazzisce letteralmente di fronte alle gesta di casalinghe, naufraghi, medici e altre categorie sociali non specificate.
Essendo poi io dotato nella mia casa universitarie della Rete Veloce è normale che non aspetto, come fanno gli altri comuni mortali, la programmazione italiana delle serie, ma guardo gli episodi originali dotati di sottotitoli. Pazzo, voi penserete.
Ebbene dovete sapere che da settembre sta andando in onda in America una serie che sta battendo molti record di ascolto, e che, io scommetto, farà molti proseliti anche nel Bel Paese.
Il suo nome è Heroes e va in onda sull' emittente NBC, la stessa che programma le gesta di John Dorian e Company, i medici un po' pazzi di Scrubs.
Ora, Heroes parla di persone sulla terra che tutto a un tratto si accorgono di avere poteri sovrannaturali, che derivano dalle teorie di un genetista indiano secondo cui l'evoluzione non è lineare ma ha dei picchi in determinati individui.
Immagino che già state pensando a Superman, Flash, X- Men o altre storie di fantascienza.
Invece no, Heroes non è niente di tutto questo.
Heroes è una delle serie televisive meglio scritte degli ultimi anni con intrecci tra personaggi, spy - story e una buona dose di effetti speciali, che la rendono un prodotto televisivo unico.
Facendo un confronto con un'altra fortunata serie, si potrebbe dire che, come Lost non è solo la storia di alcuni sopravvissuti ad un disastro aereo, altrettanto Heroes non è solo una storia di uomini dotati di superpoteri.
Ora non vado troppo in profondità, per non rovinarvi lo spettacolo quando la serie arriverà ad settembre/ottobre in Italia.
Sappiate solo che allora personaggi come Hiro Nakamura o Peter Petrelli o motti del tipo save the cheerleader,save the world, che negli States stanno letteralmente spopolando, sarannò per voi molto popolari.
Giusto per le persone interessate posto il video del trailer in inglese alla prima stagione iniziata a settembre e che, ormai, sta quasi per concludersi.


di MarFal84

chanel-no-5-parfumCerto, sono proprio strani questi personaggi dello star system.
Infatti, pare che nel momento in cui debbano scegliere i nomi per i propri figli, piu' che rifarsi a tradizioni familiari, si prestino al famoso giochino nomi, cose, città, animali, frutti e fiori.
Così dopo che i Beckham e Madonna (rispettivamente con Brooklin e Maria Lourdes) hanno inaugurato la categoria città, Nicolas Cage (con Kal - El, vero nome di Superman) la categoria supereroi, Gwyneth   Paltrow e Chris Martin (con Apple) la categoria frutti, è toccato ai coniugi Totti, freschi della nascita della loro secondogenita, inaugurare la categoria moda e affini col nome di una delle griffe piu' famose, Chanel.
Totti Chanel. Chanel Totti. Mah, non mi suona molto bene.
Nell'augurare alla giovane coppia un futuro pieno di soddisfazioni, nel momento in cui dovranno allevare la piccola fragranza/creatura secondo i sani principi della romanità, li ringrazio per lo spunto notevole che mi hanno dato per gli anni avvenire.
Infatti, mio figlio si chiamerà Dieggì.
Falà Dieggì. Dieggì Falà. Questo sì che suona bene.

giovedì, 10 maggio 2007
di Nick24

Bella Piero! Io ho "trascurato" il blog ultimamente perchè non trovo che abbia molto senso così com'è: era questo che intendevo con "il panorama mediocre dei blog", un'infinita orda di opinionisti snobistici(me compreso) che emulano i pubblicisti veri, essendo letti da venti persone, che esse stesse considerano la tua opinione un passatempo frivolo mentre bevono il caffelatte. Ecco cosa sono veramente i blogger: intrattenitori da colazione o da nottefonda.

Daniele inizialmente utilizzava questo blog come un suo piccolo banco da lavoro dove faceva esperimenti (riusciti!) e dove "giocava" con le sue passioni (credo), il giornalismo e la politica. Ora il blog è come Ciccsoft (meno curato) o come altri blog collettivi, e lascia un po' il tempo che trova e il rischio dell'inerzia che tu dici è dimostrato. Forse dovremmo ripensare come usare il blog o forse no, sono io che farnetico...

Dovrebbe ritornare alla dimensione "giocosa" delle sue origine, e più che rifarsi al giornalismo - in Italia è pieno di giornali ed opinionisti che sanno tutto, a cosa servono i blogger? - dovrebbe secondo me rifarsi ai giornaletti di satira sconcia, svecchiandosi dalle solite cose della sinistra stereotipo, anzi dovrebbe porsi come obbiettivo, anche aldilà del contenuto e a livello di provocazione, di andare contro gli stereotipi per sua missione: appunto uno scherzoso gioco di satira, becera o raffinata ma contro gli stereotipi e i cliché, come per esempio: "la sinistra è il bene - la destra è la borghesia conservatrice che opprime la classe proletaria" non è sempre così e non esistono neanche più la destra e la sinistra. Oppure lo schierarsi sempre come se si dovesse giurare fedeltà ad uno schieramento, andando invece sulle idee e sulla politica vera e buona, che non sta a sinistra o a destra, ma in certi periodi sta a sinistra ed in altri a destra: io non so se alle prossime elezioni voterò centrosinistra o centrodestra, perchè prendo seriamente in considerazione le proposte che fa il centrodestra dei Berluscones, e non lo personalizzo in Berlusconi, che peraltro mi è simpatico, ma ambendo io a una sinistra socialdemocratica non anticapitalista e non antiliberista per forza, se essa si riduce a bandierine e contentini ideologici come i di.co (anche giusti volendo) o le basi Usa etc...non la condivido più e anzi scrivo che i politici di sinistra sono dei relitti degli anni70...


Fare magari un blog frivolo, trashissimo, scorrettissimo, etc..., non so se ne siamo capaci però. Vabbè ho divagato un po'...forse qualcosa si è capito, ma se ne può anche fare a meno di queste folli considerazioni!

giovedì, 05 aprile 2007
di visko

Leggendo e rileggendo i post di Nick (bentornato!) e Piero (pur'atté, bentornato!) e di Luigi, mi rendo conto che le "due scuole di pensiero" sono ben rappresentate,quindi qualsiasi cosa io possa aggiungere - aldilà del partito preso - servirebbe tutt'al più da cornice per un un quadro su cui i colori continuano ad affastellarsi l'uno sull'altro spero non in maniera caotica.

Per comodità, soprattutto mia, allora elencherò dei punti per mettere insieme questa cornice, poi vedremo che ne salta fuori (tanto le cornici si posson sempre cambiare).

1. Nick ha ragione quando si parla di "metafisica della natura umana" e ha finanche ragione quando dice che c'è "una vera battaglia in atto: parte dell'Occidente trascinato da un grande pensatore come Joseph Ratzinger e parte dell'Occidente trascinato dai vari Grillini ed altri più importanti pensatori laici. Non altro".

Il punto è che il grande pensatore Ratzinger è anche papa Benedetto XVI, capo d'uno stato che, per quanto piccolo, ha un potere non indifferente : condizione che non tutti i seri pensatori laici possono soddisfare.

2. La potenza della Chiesa non è solo dettata da quelle prerogative che ha giustamente elencato Piero e che appartengono ai "diritti" (sic!) acquisiti dallo Stato Vaticano negli anni, soprattutto nel nostro paese.

Da quasi duemila anni (visto che i fondatori della Chiesa cattolica sarebbero Pietro e Paolo) questa istituzione è la più grande fabbrica di consensi che la storia umana ricordi. Una multinazionale che, come Nick ci ha riportato, ha 1.057.328.093 di fedeli (sarebbe più corretto dire fidelizzati).

Un'azienda che ha nelle Sacre Scritture le linee guida e nell'Unico Dio e nel Verbo che Si è Fatto Carne i suoi Brand.

Ora questa lettura in marketing style della Chiesa che potrebbe sembrare blasfemia nella mia bocca, ha una testimonianza, al di sopra d'ogni sospetto, nelle parole di monsignor Ernesto Vecchi che, alla domanda: "la Chiesa ha preso lezioni di marketing?" rispose con un laconico:

"Scherziamo? La Chiesa può solo darne, di lezioni. Le aziende mortificano gli uomini misurandone la produzione, noi invece sappiamo valorizzarli. Il marketing? Ha cominciato Gesù, già duemila anni fa".

Gesù quindi è il testimonial perfetto, ma non solo per gli addominali scolpiti (come direbbe Daniele Luttazzi): sarebbe anche il manager che si è immolato per la Causa Aziendale ed attorno al suo sacrificio si è costruito un sistema che tutt'ora è in voga, tutto giocato su un equilibrio di pesi e contrappesi, crediti e debiti dove il senso di colpa, i peccati, la remissione dei medesimi, sono moneta sonante.

Senza intenti polemici: la Chiesa è riuscita ad assimilare (con la persuasione e laddove era stata necessaria, con la violenza) anche molti dei culti concorrenti, spesso facendone propri molti aspetti, in un amalgama che cancella qualsiasi diversità con il dogma cattolico (ad esempio la mitra che indossano i vescovi s'ispira al copricapo dei faraoni, e la papalina a quello tipico della tradizione ebraica. La stessa "Casa Madre", la Basilica di San Pietro con tutta la piazza antistante, è il trionfo d'una Grandiosità kitsch: un obelisco egizio s'erge al centro della piazza, durante le feste natalizie da anni viene addobbato un albero di natale  - ormai dimenticato simbolo dei celti - ma anche la maestosità architettonica della Cappella Sistina con il Giudizio Universale, hanno - nella loro bellezza - la necessità di annichilire: sostituire la valutazione estetica con l'enormità anestetica, per favorire il rapimento estatico).

Ma non solo: tolte le evidenti contraddizioni presenti nelle Sacre Scritture (la CEI ha dovuto fare i salti mortali per armonizzare il Vecchio Testamento con il Nuovo - su cui tutto l'impianto del marketing dell'Ecclesia si poggia - spesso con delle giustificazioni che potrebbero sembrare imbarazzanti: ad esempio commentando i continui incesti che costellano la vita dei patriarchi - incesti da cui sarebbe disceso anche Gesù, a ben vedere - nell'edizione della Bibbia approvata dal CEI si legge che "la morale dell'Antico Testamento non era perfetta e delicata come quella evangelica". Ah, ok, allora si ),la Chiesa ha adottato un sistema di comunicazione totale che le permette di dire tutto ed il contrario di tutto: ad esempio affermare, da un lato, che Paradiso ed Inferno sono (a dire di Giovanni Paolo II) solo delle metafore dell'essere "incorporati" o meno in Cristo e dell'essere "rimasti fedeli alla Sua volontà" oppure no. E continuare, dall'altro,  a dire che Paradiso ed Inferno sono luoghi fisici, specie il secondo, in cui - secondo i Gesuiti - si finisce se si pecca di superbia, cioé "affermando sé stessi a scapito di Dio"). Metafora e luogo fisico: due messaggi contrapposti che, ammantati di mistero della Fede, arrivano a tutti, soddisfacendo tutti i gusti: una strategia di comunicazione davvero esemplare che funziona da secoli e che nei secoli s'è affinata.

3. Un piccolo appunto polemico  sui totalitarismi che hanno cercato di annientare la Chiesa.

Nick, stai tranquillo: difficilmente la Chiesa potrà essere spazzata via da nazismi e comunismi vari e non solo, putroppo, per la Fede che pervade i credenti (abituati culturalmente all'esempio di immane resistenza dei martiri). Dico purtroppo perché sovente la Chiesa è andato a braccetto dei potenti, anche quelli meno presentabili: nel secolo scorso non c'è stato un tiranno che è stato scomunicato dalla Chiesa: così abbiamo avuto un Pinochet con il suo bel funerale cattolico o un Tareq Aziz, cristiano cattolico caldeo, che, processato per la complicità al dittatore Saddam, non ha avuto neanche un richiamo dalla Chiesa cattolica per la vicinanza al tiranno iracheno.

E tuttora abbiamo sacerdoti che senza battere ciglio, celebrano messe in suffragio di  mafiosi morti  perché s'interceda con la preghiera al passaggio dal carcere duro del Purgatorio, al Paradiso a piede libero. Tenuto conto che ci sono preti morti per aver lottato le mafie, un minimo di polso fermo ci sarebbe voluto, visto che nessuna misericordia è stata mostrata nei confronti di Piergiorgio Welby. Spero che il tariffario che si applichi alle messe per i mafiosi sia scandalosamente più alto che per le persone perbene, ma ci credo poco.

Chiuso l'appunto polemico.

4. il punto per cui Luigi è uscito fuori tema: la metafisica della natura umana.

Se per metafisica intendiamo "la parte della filosofia che studia l’essere in quanto essere, ossia i principi primi della realtà universale, al di là della conoscenza sensibile e dell’esperienza diretta dell’uomo", allora la faccenda diventa delicata, perché la Chiesa su questi principi primi, visto che ci ha fondato il suo Marchio, vuole avere l'esclusiva.

E avere l'esclusiva significa mostrare sia l'Unicità del proprio Brand, ma anche la sua manifesta superiorità non solo sulle altre religioni, ma anche su tutte quelle filosofie che proporrebbero visioni alternative, visto che "quando la fede è scarsa, la gente cerca appagamento nell'esoterismo" (parole del cardinale Julian Herranz, vicino all'Opus Dei.

Che fa la chiesa in questi casi? Si muove su due binari: da un lato cerca di dimostrare l'Eccellenza e la Superiorità del suo Marchio, dall'altro prova con lo "spionaggio industriale" a sondare le filosofie pericolose che comunque indagano sull'autotrascendenza della natura umana (nelle versioni "scorrette"), spionaggio che però a volte dà risultati controproducenti.

E' quello che avvenne al gesuita indiano Anthony De Mello che, studiando anche filosofie orientali come il Buddismo ed il Taoismo, arrivò a sviluppare delle riflessioni giudicate perniciose per l'impianto della fede della Chiesa, tanto da meritarsi, il 24 giugno del 1998 (undici anni dopo la sua morte) una bolla d'ammonizione dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (presieduta dall'allora cardinale Joseph Ratzinger), in cui si legge, tra l'altro: "De Mello mostra apprezzamento per Gesù, del quale si dichiara "discepolo". Ma lo considera come un maestro accanto agli altri. L'unica differenza con gli altri uomini è che Gesù era "sveglio" e pienamente libero, mentre gli altri no. Non viene riconosciuto come il Figlio di Dio, ma semplicemente come colui che ci insegna che tutti gli uomini sono figli di Dio".

Quindi si trattava di una via si, metafisica, per l'autotrascendenza della natura umana, ma purtroppo non corretta.

5. Quindi il confronto si pone tra grandi pensatori laici ed un'Ecclesia che basa sull'infallibilità del suo massimo rappresentante (infallibilità sancita da Pio IX nel 1870) buona parte dei precetti che un buon credente deve seguire.

Così si parla, per esempio, di "amore cristiano", mettendo un'etichetta ad un concetto - quello dell'amore - che non solo è universale, ma ha tantissime sfumature sovente anche carnali, che però vengono viste ipso facto come sbagliate se non rientrano in quelle sancite dalla Chiesa.

Attenzione, nessuno dice che non debba esistere una definizione dell'amore cristiano, ma che questo sia l'Amore per Antonomasia ce ne corre: se si ha il libero arbitrio che libero arbitrio è se comunque ci viene dato da un'Entità per quanto Grande e Misericordiosa, secondo, cioè, i confini stabiliti dalla Chiesa?

6. A questo punto tocca parlare anche della differenza che si viene a stabilire tra essere laici e laicisti.

Perché, secondo la Chiesa, esistono dei laici buoni (ad esempio quelli di organizzazioni come l'Opus Dei, - il cui fondatore è stato beatificato a tempi record da Giovanni Paolo II  - o come quelli di Comunione e Liberazione) ed i laici cattivi (o laicisti appunto), giacché il laicismo, come scrive don Gianni Baget Bozzo, "è una definizione della laicità come contrapposizione alla religione", mentre invece "La laicità, come i cattolici la intendono e come è ormai scritta in tutti i testi costituzionali democratici, è l'affermazione di un principio formale di composizione dei conflitti senza definizione del loro contenuto. I cattolici italiani si sono inchinati, con il consenso della gerarchia, alla decisione del Parlamento e del corpo elettorale che introducevano nella legislazione italiana il divorzio e l'aborto."

Verrebbe d'aggiungere, grazi'al cazzo, ma è quel "con il consenso della gerarchia" che dovrebbe farci riflettere.

7. In realtà toccherebbe fare attenzione anche al così detto relativismo debole.

Quello che uno dei pensatori laici che si scontrano col pensatore Ratzinger, cioé Giovanni Jervis critica scrivendo:

"Il relativista è ostile a tutte le posizioni «forti», specie se istituzionalizzate: però sembra non prendere mai in esame la forza, e anche l'aggressività, della propria posizione. Se è vero che predica di lasciar fiorire i cento fiori delle culture e delle opinioni, in pratica ha le sue preferenze, talora persino faziose, e in ogni caso tende a considerare se stesso come un fiore migliore degli altri".

Ed è il rischio di un multiculturalismo che si erge come bene primario da tutelare, magari ponendolo anche al di sopra di diritti inalienabili della persona.

8. Allora il quesito diventa: è possibile stabilire un confronto con un'Istituzione che piuttosto che competere (dal latino: cum "con", petere "andare verso", quindi "incontrarsi") preferisce "surpetere" (neologismo che indica andare al di sopra, quindi bypassando il confronto)?

(ironia del dizionario: la parola Ecclesia indica sia la Chiesa, e la comunità dei fedeli, sia, nell'antica Grecia, l'assemblea generale dei cittadini, che nei regimi democratici aveva prerogative sovrane, quale delle due definizioni è andata smarrita, quando si parla della nostra Azienda?).

Anche perché è aumentato il numero di persone che affermano la verità "assoluta" del loro credo religioso, quindi, allo stato dell'arte, la lotta di Joseph Ratzinger alias papa Benedetto XVI contro il relativismo debole, vede il campione della Chiesa cattolica Apostolica vincente.

Inutile dire che nel discorso pro o contro i Dico allora le ragioni della CEI, così come quelle del Papa, trovino una sponda davvero favorevole all'interno del nostro Parlamento, dove essere cattolici è una condizione "sine qua non" si possa avere un'autotrascendenza della natura umana corretta, con buona pace di tutti i pensatori laici (e non laicisti) che senza il consenso di alcuna gerarchia, cercano un confronto con la più grande Azienda di marketing mai esistita al mondo.

mercoledì, 31 gennaio 2007
di visko

La lettera di Veronica Lario in Berlusconi pubblicata su Repubblica lascia spazio ad alcune considerazioni che vanno da una situazione particolare (quella dei pacs) ad una più generale (che è la nascita di questa politica ibrida, una meta-politica, dove la famiglia interviene direttamente nel panorama politico, assumendo perciò un ruolo attivo e non solo passivo).

Partiamo dalle considerazioni particolari.

Da due giorni a questa parte c'è stata un'ulteriore girandola di polemiche relative alla vicenda dei Pacs, innescate, da un lato, dalla dichiarazione del ministro Mastella che, sulle unioni di fatto, poneva una questione di principio su cui far anche cadere il governo (pericolo rientrato: chiedendo il parere di diversi esperti, il ministro di Ceppaloni s'è convinto che, in caso di abbandono del dicastero, non può uscire dagli uffici con la poltrona avvitata alle chiappe senza incastrarsi nei corridoi. La tal cosa l'ha fatto desistere), dall'altro le aperture da parte del presidente Napolitano (che ha detto di tener conto del parere dei cattolici, per andare alla ricerca d'una sintesi. Ora Eminenze Eccellentissime hanno detto che è bello ciò che ha dichiarato Napolitano, ma che sintesi non significa compromesso o cedimento. Semplicemente una legge sui Pacs non si deve fare "altrimenti reagiremo nelle maniere più opportune". Ohibò e che vorra mai dire? mmm... prevedo pioggie di rane sulle case di lesbiche, gay e coppie di fatto. I primogeniti moriranno solo laddove la fecondazione assistita lo consente) e, fondamentale per il nostro caso, l'apertura di esponenti del centro-destra, uno su tutti l'on.Pecorella di Forza Italia che, in un'intervista sul Corriere di ieri s'era detto "possibilista" (sic!) in merito ad una legge sui Pacs.

Al che vien fuori la notizia che il presidente della CEI, cardinale Ruini, abbia chiamato Silvio per bloccare il progetto della sinistra. Da qui la presa di posizione esternata ieri dallo stesso Silvio che, come ben sappiamo, appena ha un'occasione di dar addosso ai "comunisti" la sfrutta, e che, in sostanza, ritiene che ciò che propone questa sinistra è "anti-cristiano" tout court. Come termine "anti-cristiano" è un po' forte, sarebbe stato meglio "anti-cattolico", ma Ruini ha incassato il sostegno anche perché, a suo dire, la Chiesa non si abbassa a trattare col mondo politico, ma a mantenere un dialogo costante (e, se ce ne fosse bisogno, a far scatenare milioni di locuste. E a far piovere rane, ovvio).

Subito i dissidenti del Polo rinserrano i ranghi (Pecorella fa una mezza marcia indietro dicendo che se questo voto servisse a sostenere il governo, allora è giusto non darlo. Cosa non si fa per coerenza, eh?).

Normali dinamiche parlamentari? Si. Ma qui interviene la meta-politica con la lettera di Veronica Lario, che è una lettera dirompente sia per forma che i contenuti.

Per forma perché l'ha pubblicata sul giornale principalmente avverso al consorte (una sorta di sgarbo che ha di per sé una forte valenza politica), sia per quel sentirsi la "metà di niente", come il personaggio del romanzo di  Catherine Dunne,(anche se, ad essere sinceri, la protagonista del romanzo è lasciata sola nell'indigenza)  indicando quindi una via che è completa antitesi di quel che sostengono i difensori della famiglia come baluardo costituzionalmente legittimato, proprio perché smerda quella congerie di "chi-predica-bene-e-razzola-male"  distribuiti in maniera bi-partisan che si oppongono a qualsiasi cosa riguardi i Pacs (a cominciare dal retro-marcista Pecorella che non solo è separato, ma è stato anche più volte convivente).





Quindi, sollecitato dal "continuo dialogo" con la Chiesa, ieri Silvio dichiara che la legge sui pacs che L'Unione vorrebbe discutere è "anti-cristiana", oggi Donna Veronica scrive:

"per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: " ... se non fossi già sposato la sposerei subito" "con te andrei ovunque".  Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni".

E ora arriviamo alla seconda questione, quella più "generale".

Togliamo di mezzo l'indignazione di chi sostiene che i panni sporchi van lavati in casa: sono anni che Silvio i suoi li lava in pubblico (chi non ricorda la sua allusione ad una relazione adulterina tra Donna veronica e il sindaco Cacciari?) facendo scuola di questa meta-politica (non mi va di chiamarla "anti-" semplicemente perché ha portato agli estremi l'aspetto "umano" che ogni tanto trapelava in molte, all'apparenza impermeabili, figure politiche) dove il proprio gallismo veniva sempre esibito (e probabilmente anche esercitato) in barba alle prostate felicemente curate e agli acciacchi dell'età in genere (e qui si incrocia con la "bio-politica" di cui Silvio ritorna ad essere protagonista ed emblema).

Chi dice "Silvio s'è covato una serpe in seno" o che, sotto sotto, "Donna Veronica è una comunista", sbaglia e anche di molto (errore indotto dall'essere accecati dalla figura del padre-padrone di Forza Italia: le due critiche a Donna Veronica sono quelle preferite dal "partito trasversale [nel centro-destra] dei berluscones", quello del "Non toccateci Silvio: Dio ce l'ha dato, nessuno ce lo toglie").

Donna Veronica ha voluto colpire si, il Silvio venditor di fumo, pronto ad assecondar tutti per non scontentar nessuno, ma anche il "Silvio compagno-padre assente", a cui ha chiesto privatamente di scusarsi e, evidentemente inascoltata, allora ha portato la faccenda sullo stesso piano del Grande Comunicatore: in quella landa dove ci sono portavoce-cicisbei che s'arrampicano sugli specchi per spiegare che "i media ce l'hanno con lui, che ciò che ha detto è stato frainteso (o, peggio) manipolato".

Ma soprattutto Donna Veronica ha parlato in quanto madre:

"Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati".

Attenzione perché qui il discorso diventa più ampio, visto che il rapporto madre-figli è molto più profondo di qualsiasi appartenenza politica, di qualsiasi rivendicazione di diritti di coppie fatte e sfatte, di qualsiasi lavanderia casalinga di panni sporchi.

Il diritto rivendicato con nobile, quasi struggente, dignità (quasi un'altera, elegante, spietatezza esibita come extrema ratio) d'una madre che, per quanto ricca ed agiata (anzi, forse proprio per questo) vuole inculcare dei valori che prescindono dai dettami d'un dogma, ma semplicemente, vertono sul rispetto degli uni verso gli altri.

Laddove c'è ingerenza della politica (e della Chiesa) nella vita familiare degli italiani, interviene la famiglia a dire la sua nella politica (di riflesso, ma anche direttamente):

Silvio ha già risposto alla sua amata moglie, ma immagino il clima in cui questa missiva sia stata eleborata...

venerdì, 26 gennaio 2007
di visko

Ho letto con molto interesse ed attenzione il post di Marfald84 (tra l'altro me lo aspettavo un suo post). E' un argomento, questo, già trattato su questo blog e di cui probabilmente si ritratterà in futuro. La penso in un certo modo, che spero non risulti "bigotto", ma neanche troppo lassista. Per comodità (più mia che vostra), vi copincollo un post scritto per il mio blog lo scorso 23 settembre...


Il vizio dell'agnello

Così s'intitola il secondo romanzo scritto da Andrea G. Pinketts.

Tratta di come possano essere perfidi gli innocenti, cioè quelli che agli occhi di tutti hanno le fattezze di anime candide o, addirittura, di possibili vittime sacrificali.  E usano questo loro phisique du ruole per portare avanti diabolici disegni. Non devono essere per forza giovanissimi o donne presumibilmente indifese o fragili vecchini (in questo caso potreste leggere anche una bella e misconosciuta commedia di Edoardo: quello coi capelli bianchi, dove, in sostanza, si dice che chi ha i capelli bianchi non solo non è, ipso facto, saggio, ma può anche essere un pezzo di merda). Spesso la ferocia dell'agnello non è usata consapevolmente per fare del male, bensì per difendersi. Ma visto che è un luogo comune considerare l'attacco come miglior difesa, allora l'agnello sfodera zanne e artigli. Avviene così che, quella dovrebbe essere un'extrema ratio, diventi prassi e l'agnello sfrutti questa sua arma continuamente, trasformandola in vizio.

Tutto questo papiello mi serve per commentare un episodio tanto recente quanto meno raro di quanto si possa supporre: il presunto stupro che questa ragazzina di dodici anni ha denunciato accusando un giovane marocchino, poi scagionato dopo appena 24 ore perché il fatto, appunto, non sussisteva.

Pare che la bambina, nel parchetto dove aveva subito la fittizia violenza carnale, si fosse intrattenuta con un coetaneo in più consensuali effusioni, ma, temendo d'essere stata riconosciuta e che la mamma potesse cazziarla, ha pensato bene d'inventarsi la storia dello stupro. Ovvio che la ragazzina abbia agito spinta dal panico: diciamo che un calcolo disperato l'ha portata ad un risultato inquietante.

Probabilmente la cazziata è arrivata lo stesso, laddove la beffa s'è unita al danno e questa bambina forse verrà tenuta d'occhio da un terapista di quelli bravi.

Da ciò qualche riflessione la possiamo trarre.

Ad esempio possiamo dire che non sempre è bene quel che finisce bene. O che la verità, quando viene a galla, non sia sempre piacevole (Baricco in Oceano Mare scrive che "la verità rende inconsolabili").

In realtà vengono in mente anche altre considerazioni, più delicate.

La ragazzina ha reagito sfruttando quel che, da qualche mese a questa parte, è di nuovo all'ordine del giorno qui giornali (nella vita quotidiana spero molto meno).



Lo stesso che decevano Erika ed Omar in un periodo di continue rapine nelle villette da parte di delinquenti presumibilmente balcanici. Questa capacità di elaborazione potrebbe essere apprezzata come esempio di pensiero laterale, un pò come la conoscenza del funzionamento delle chiamate d'emergenza dai cellulari ha "salvato" quella ragazzina in Sicilia (tunisina credo) che qualche tempo fa era stata reclusa da un papà troppo autoritario.

Ovvio che tra le due storie c'è differenza, ma nascono da presupposti simili: la ragazzina d'Anzola e quella siciliana avevano paura delle reazioni dei propri genitori (magari la prima per paranoia, la seconda per palese comportamento del papà), entrambe hanno usato strategie poco ortodosse per saltarne fuori (nel secondo caso il papà, accusato di sequestro di persona, ha detto che l'ha fatto perché la ragazzina prendeva i soldi, compresi quelli delle bollette, al pub. Tenuto conto che si tratta d'una famiglia musulmana, il delitto sarebbe duplice).

Quella di Anzola invece, s'è trovata in una situazione schizofrenica niente male: sentendosi scoperta a fare zozzerie ha visto intaccare quel "ruolo sociale" che s'addice alle brave bambine: che ne dirà la mamma?

Mica siamo in India o, non so, in Marocco, dove ste cose saranno all'ordine del giorno!

(a proposito: nell'amaca, la rubrica che tiene su Repubblica, Michele Serra spiega che nel bolognese il termine Marocchino indica da sempre, tout court, i meridionali del mondo intero e non per razzismo, semplicemente per quella indole pigra che porta a generalizzare risparmiando così tempo e risorse mentali).

Di sicuro l'episodio di Anzola rappresenta un nuovo momento topico, un paesello da aggiungere nell'atlante dei luoghi comuni, ma al contempo contribuisce a smantellarne un altro che ancora resiste (ma per quanto?): l'ingenuità dei bambini.  E' ormai evidente che i bambini, sono meno ingenui di quanto ci ostiniamo a pensare.

Non dico che siano meno innocenti: questo dipende dal "crimine" di cui ci si macchia (o, per essere più cinici, dipende dal crimine che verrà o meno scoperto), ma l'ingenuità non è più quella dei miei tempi (ecco, quando si usa una locuzione come "i miei tempi" ipso facto diventi vecchio. E c'aggia fa?).

Posso concedere che i bambini siano diventati "diversamente ingenui" per restare nel politicall correctly,ma che questo dipenda da un approccio diverso ai fatti della vita è evidente.

Per esempio Sofia e Alessia due bambine (cinque e tre anni) stupende che abitano nel mio condominio, sono spettatrici assidue di Csi.

Ora non è tanto il fatto che i genitori - due persone squisite e amorevoli e intelligenti - le tengano dinanzi alla tv per deviare le loro menti, Csi è il telefilm preferito di tutta la famiglia, le bambine riconoscono i personaggi e lo vedono come un cartone animato (magari un pò lisergico). Adesso non è detto che da grandi debbano fare le criminologhe piuttosto che le serial killer (tocca ammettere però che la seconda carriera è più facile da intraprendere della prima), ma il fatto che quando sono con loro e con gli altri bimbi del condominio, vogliano le nuove avventure di "Buonanotte signor dottor babbo natale, dov'è la ciabatta che devi mangiare?" significherà pur qualcosa. (Sono arrivato all'episodio in cui il signor dottor babbo natale è sospettato da quelli di Csi Miami d'aver ucciso uno dei sette nani, per via della ciabatta: il signor dottor babbo natale ha spiegato che lui non può essere stato perché ha prestato una mano a Nemo il pesciolino acciocché possa scrivere una lettera a suo padre e descrivergli il nuovo acquario. Non mi guardate così).

Ok lo ammetto, se un giorno uno di questi bimbi (li conosco, sono incantevoli.

Tutti meno che Francesco, il figlio cagacazzo di quelli che mi abitano sotto: non è ancora in età da riformatorio, ma se a vent'anni continuerà a parlare l'italiano come adesso [facile che avvenga] ha una carriera assicurata in qualche reality) dovesse darsi agli acidi o ai funghetti, una parte di responsabilità potrebbe essere mia. Ma diciamolo chiaramente: non possiamo continuare ad educare i bambini come se non ricevessero anche altri input dal "mondo esterno". Dovremmo educare i bambini a questi input piuttosto.

Quando Natasha Kumpusch si è liberata dal sequestratore che l'ha tenuta prigioniera per una decina d'anni, di questa bionda ragazzina austriaca han colpito soprattutto la maturità e la proprietà di linguaggio (mettendo in secondo piano gli aspetti più ambigui della sua vicenda, uno su tutti, l'altra prospettiva della storia, visto che il suo rapitore è morto poco dopo la sua fuga e non potrà mai raccontare cos'è accaduto, come mi ha fatto notare giustamente Michaela, una mia amica).

Il fatto che una bambina, contando solo sulla sua volontà, sia riuscita a farsi "salvare dal suo futuro" (cito le sue parole) e che questo salvifico futuro sia stato nutrito da buone letture, indica anche la misura di quanto gli altri coetanei - austriaci e non - di Natasha, per quanto liberi, non sentendo la necessità di "maturare" secondo uno schema "classico" (ormai leggere è un classico atto raro e relegato all'antichità : ergo, miei cari e preparati lettori, siamo vecchi...) se non costretti per cavarsela in questa giungla (sic!), percorrono altre strade non so se lastricate, ma di sicuro da percorrere velocemente (ovvio, ci sono anche le eccezioni e fortunatamente non poche, visto che ne conosco e conosco persone che ne conoscono a loro volta, ma sono eccezioni che diminuiscono di volta in volta e la regola ne esce vieppiù rafforzata).

Questo perché imparare non tanto è diretta conseguenza dello studiare, ma dell'esperire.

E l'esperienza è quel che si vive attraverso i sensi. E se i sensi percepiscono input contrastanti e nessun Virgilio ci indica la strada, allora elaboriamo conoscenze distorte.

Ma soprattutto noi, che vorremmo "virgiliare" sui nostri perduti piccoli Dante, faremmo meglio ad interagire con loro per capire meglio il percorso da prendere, altrimenti, una volta dentro la selva oscura, hai voglia a gridare che ti stanno violentando: la nostra sintassi non la capirà più nessuno.

di MarFal84

rag2Rispondo al post di visko che aveva sollevato il problema.
Il fatto è ormai di pubblico dominio.
A San Benedetto del Tronto, la cittadina in cui vivo nelle Marche, un ragazzo e una ragazza consenzienti, rispettivamente di 15 e 14 anni, approfittando dell'assenza dei professori per una classica assemblea di classe, hanno fatto sesso orale sulla cattedra, scatenando immediatamente la reazione dei compagni, che, subito, armati di videofonini hanno immortalato la scena e l'hanno fatta circolare per mezza città.
Così, dopo un paio di giorni di passaparola e dopo la reazione allarmata dei genitori, la notizia è passata dalla stampa locale alle grandi testate nazionali che gli hanno dato immediatamente ampio risalto.
La notizia è stata subito inserita nella categoria "giovani di oggi", quelli che stuprano le ragazzine, seviziano i compagni down e maltrattano i professori, diffondendo magari subito dopo le immagini in rete.
Io ho un po' storto il naso.
Perchè, seppur sia un fatto anomalo, non mi stupisco più di tanto se a quell'età due adolescenti sperimentino il sesso, senza imposizioni.
Il fatto che sia accaduto durante un'assemblea in una scuola superiore somiglia più ad una bravata, che a un atto di decadenza morale.
Tutti noi nelle nostri anni di liceo abbiano sentito di vicende simili o di bravate di altro genere in assenza dei prof, in genere liquidate dopo poco tempo, magari con una sospensione da parte della scuola e un adeguato schiaffone da parte dei rispettivi genitori, senza che a tali fatti si interessasse la stampa nazionale.
Che poi quei due siano talmente cretini e vogliosi di protagonismo da farsi riprendere con dei videofonini è un'altra faccenda.
La diffusione in rete è sicuramente un' aggravante che, tuttavia, non giustifica il paragone con le vicende di violenza dei mesi scorsi.
La mia provocazione è questa: siete sicuri che questo sia un fatto rilevante o è solo l'ennesimo pretesto per alimentare le diffidenze rispetto a Internet, su cui la stampa ormai cavalca da diversi mesi?

mercoledì, 24 gennaio 2007
di DonFulvio

Ed eccomi qui... Anche io imbarcato su questa nave,che veleggia tra i tortuosi mari della rete... Un grazie a Daniele per avermi invitato a bordo.
Mi presento:sono Fulvio,il Don per gli amici.
Da un pezzo facevo visita a questo blog,dove nei vari post vengono trattate argomentazioni interessanti,e tra l'altro ben scritte...
Cercherò di fornire spunti ed occasioni di discussione dalla mia Partenope,terra di artisti e filosofi,scissionisti e affiliati... Una città dove tutto è il contrario di tutto,e che troppo spesso balza agli occhi della cronaca per le sue vicissitudini.
Ma,citando i versi di una canzone del trio comico "La Smorfia",nonostante le strade crollino,il mare inquinato,case come prigioni... Napoli è sempre il paese del sole,il paese del mandolino...

E dove,ad un panorama del genere..napoli ..si contrappone la visione del quotidiano..media291045
Un saluto a tutti,a presto.

martedì, 23 gennaio 2007
di DanieleLombardi

Dopo il Ministero dell'Istruzione e i Carabinieri il nostro contatore Shinystat ieri ha rilevato altri due contatti eccellenti: un log effettuato dal municipio del comune di Bologna e uno dalla sede della CGIL Nazionale.
Che il nostro ClownsBlog sia riuscito a mettere d'accordo perfino Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani che qualche giorno fa si erano presi a sberle mediatiche a causa dell'addizione comunale sull'IRPEF decisa dal sindaco di Bologna e fortemente osteggiata dal segretario nazionale della CGIL?
Anche se non fosse, ci fa piacere pensarla così.

di luigipisanelli

Ordunque...ehmm...siamo qua, nel meraviglioso mondo dei clown, che ficata. Si può dire ficata?
Io ci entro a pennello, credo. Me lo son meritato sul campo, visto che pochi giorni fa, uscendo dalla doccia, ho fatto uno scivolone degno del miglior charlie chaplin. E ancora ne sento i postumi sul groppone. E' sufficiente? Comunque mi presento: gigi è il mio nome, luigi all'anagrafe. Il salento è la mia terra di provenienza, l'emilia romagna è stata la mia terra di transito, quella d'arrivo, ancora, non lo so.
Faccio "visita" a questo blog da un pò di tempo. Emicranie a parte (scherzooooo!) lo trovo molto interessante. Più o meno com è interessante questa nostra stimata società. Così affascinante, così malata, così post-moderna, così antica, così illogica, così oscura.

"Fatevi disprezzare, dissentite quanto potete. Fatevi un gazebo oblungo, amate gli sciocchi artisti beoni, i buffoni, le loro rivolte senza senso, le tenerezze di morte, i cieli di prugna, le assolutezze, i desideri di volare, le risorse del corpo, i misteri di donna Catena. Fate fogli di poesia, poeti, vendeteli per poche lire"...
O almeno così si esprimeva un vecchio poeta/scrittore delle mie parti. Che in un blog come questo, magari, c'avrebbe sguazzato a meraviglia...
Mi son presentato. Ci rivediam presto, un saluto a tutti...

lunedì, 22 gennaio 2007
di visko

Ciao a tutti.. allora, volevo scrivere un ulteriore post per sottoporre alcuni argomenti affrontati nei commenti, ma il pc s'è spento a 3/4 di ciò che avevo scritto e mi sono depresso... comunque ci riprovo, magari più sinteticamente (evvai, penserà qualcuno... )

Allora:

1. Vendicatore, hai ragione su tutti i fronti, soprattutto sul "dividi et impera", Giorgio Galli nel suo Piombo Rosso (ed. baldini castoldi-dalai) dà un'interpretazione sul perché i gruppi di lotta armata di sinistra son sempre stati lasciati liberi di fare omicidi e sequestri in un continuo tirare-e-mollare la corda da parte dei servizi. Paranoia? Forse, ma il nostro è il paese delle stragi di stato e di ingerenze dell'intelligence (Pollari docet).si sa mai. Inoltre le coincidenze con la lotta vittoriosa dei francesi dello scorso febbraio ci sono tutte,visto che l'occupazione dell'università di Roma  inizia il primo febbraio '77 con un "prologo" il 26 dicembre '76 con l'occupazione di Lettere a Palermo.

2. jena, tu scrivi "Insomma i manifestanti sono sempre i buoni, i poliziotti, i carabinieri, i finanzieri gli stronzi!": beh, non è sempre così: specie quando si tratta di ragazzi, scegliere tra una divisa e la lotta (finanche quell'armata) all'epoca era una scelta dettata da tanti, troppi fattori (e spesso indotta da cattivi maestri, su entrambi i fronti). Lo Russo pare avesse una pistola quando fu ucciso a marzo, ma anche il 1° febbraio a Roma ci furono scontri e qualcuno tra i manifestanti tirò fuori pistole: ne pagò le conseguenze, per esempio, Domenico Arboretti, agente di 24 anni, colpito alla testa: è completamente paralizzato da allora. A Genova fu diverso. Placanica non è neanche sicuro di aver sparato, di certo è stato festeggiato dai suoi commilitoni, ma neanche questo è il punto: se ragazzi di leva sono mandati al macello, la colpa è da far risalire alla catena di comando. Nel '77 tutti sapevano quel che facevano. Perché lo facessero è una questione più delicata...



Sembrerebbero esserci delle analogie tra il '77 ed il 2007. E' davvero così?

Nel '73 ci fu la guerra del Kippur, portò alla crisi energetica e il boom italiano degli anni '60 (culminato con i diritti conquistati nel famoso Sessantotto) si arresta. Nel '77 la crisi continua. Profonda. Il governo è un monocolore Dc, a cui capo c'è Andreotti. Le università scoppiano: quella di Roma, per esempio, ha una capienza di 12 mila posti: ci sono 150 mila iscritti. E il lavoro per i laureati è una chimera. Quelli del movimento pretendono che "anche disoccupati e studenti partecipino con pieno diritto al consumo della ricchezza nazionale": ma quale ricchezza?! La parola d'ordine è Austerità. Che non è solo una misura cautelare per affrontar la crisi: almeno non per tutti: nel Pci la si vede quasi come una manna dal cielo. Dirà Berlinguer in un'assemblea del 30 gennaio 1977 agli operai comunisti lombardi:

"Per noi l'austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che entrato in una  crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, di questo sistema i cui caratteri distintivi sono lo spreco, lo sperpero, l'esaltazione di particolarismi e dell'individualismo più sfrenati e del consumismo più dissennato". Sembrano quasi parole  da pontefice, (se cercate su google con la chiave di ricerca Giovanni Paolo II+individualismo+consumismo, controllate i risultati). Il Pci di quegli anni, insieme al Psi (Craxi era di lì a venire) avevano raggiunto il massimo dei consensi, ma alla base, specie tra i giovani, lo scontento era massimo. Luciano Lama, che nel '77 è segretario della CGIL, non solo verrà contestato dal movimento durante un confronto con gli studenti il 17 febbraio del 1977, ma quel giorno sarà testimone d'uno scontro che vedrà contrapporsi "padri" (del Pci) e "figli" (del movimento), che in quell'occasione verranno alle mani. Scrive la Vecchio in Ali di Piombo: "La rissa ha assunto proporzioni gigantesche. La piazza è in tumulto. E molti, mentre si picchiano, piangono: <<Basta, basta, non ci si picchia tra compagni!>>

Quante affinità ci sono allora col 2007 ed il governo Prodi?

a. Per esempio (tolta la fine della Prima Repubblica e l'avvento della seconda) anche adesso c'è stata una crisi conseguente ad un conflitto, ma l'Italia ha pagato (anche) lo scotto di essere più in ritardo rispetto ad altri paesi europei e la concorrenza spietata di economie emergenti come quella cinese e quella indiana (almeno per i beni di consumo più economici),

b. Il Pci del 1977 non è equiparabile né a Rifondazione o il Pdci di adesso, né tantomeno al partito dei Ds: ha voglia a dire Bertinotti che c'è bisogno di grisaglia ed eskimo.

c. Mettiamola in termini pseudo marxiani: in barba al materialismo storico, la struttura economica degli ultimi anni è  legata a rendite finanziarie, più che a produrre manufatti, per esempio.

E le finanziarie, di conseguenza, la fanno da padrone. Il lavoro interinale, i contratti precari, sono un passo indietro rispetto ai diritti per cui s'è lottato nel '68. Ma quel "salario minimo garantito" chiesto dai giovani del '77 è stato sostituito dalla possibilità di indebitarsi col credito al consumo: una valvola di sfogo non indifferente. Ne sono sempre più convinto. Altro che auto-riduzioni: che te ne fai quando puoi pagare in mini-rate da 10 euro a partire da sei mesi dall'acquisto? Rischieresti solo di sembrare anacronistico (come negli espropri proletari per cui Casarini ed altri sono stati recentemente rinviati a giudizio).

d. E anche l'arte è fruita diversamente (come ben sa Daniele Sepe, nostalgico delle auto-riduzioni): per esempio il download ha influito sui rapporti tra musicisti e fans ed i concerti (più spesso di quanto si creda) diventano vetrine per questo o quello sponsor.

e.  La droga: gli anni '70 erano quelli dell'eroina. Una droga presa con una certa consapevolezza: evadere dalla realtà, vivendola con lentezza: uno scarto di coscienza per non affrontare "l'austerità". Le droghe sintetiche degli anni '90 e, dal 2000 ad oggi,  la diffusione della "cocaina a buon  mercato"  per cui accessibile a tutti (dagli studenti ai muratori, passando per piloti e camionisti) è più un aspetto della "massificazione dei consumi" (un groppo m'è venuto scrivendo parole del genere.. ma chi cazzo le usa, oltre me?!). Un fatto di moda e la consapevolezza è più funzionale al raggiungimento d'uno scopo (guidare meglio, studiare meglio, costruire meglio).

Questi sono solo alcuni degli aspetti che vengono in mente e che sono anche evidenziati nel libro: un altro, che lascio come spunto per un'ulteriore riflessione, riguarda come è cambiata la nostra società: da un lato ci sono coppie che, al massimo, fanno un solo figlio incapace al confronto ed alla "competizione" (visto che gli mancano i fratelli), che cresce nella bambagia e soprattutto, come evidenzia una ricerca pubblicata sulla Repubblica di oggi, c'è la percezione che noi Italiani abbiamo della vecchiaia:  ci consideriamo abbastanza giovani fino a 35 anni e vecchi lo si diventa (o percepiamo di esserlo) intorno agli 80. Ilvo Diamanti acutamente scrive che la nostra è una società ferma dove incombe il mito di Faust (tanto ferma da non trovare il coraggio di lasciare la famiglia, spesso e volentieri, almeno sino a quanto si è ancora "giovani". Dopo no, che la lasci a fare, visto che diventi vecchio"? ).

Nel 1977 avrebbe dato risultati analoghi?

p.s.

io continuo a dire la Vecchio e storpiarne il nome in Concetta in realtà è un maschietto, si chiama Concetto e, contrariamente alla prassi del "nome omen" i concetti che espone sono tutt'altro che vecchi. (al contrario di noi Italiani) ..

sabato, 20 gennaio 2007
di DanieleLombardi


In questi giorni il nostro blog viene raggiunto da IP molto singolari. Dieci minuti fa ci ha contatto un PC direttamente loggato "Arma dei Carabinieri". Salutiamo con cordialità la benemerita sperando di non essere oggetto di nessuna indagine.

venerdì, 19 gennaio 2007
di DanieleLombardi



1. Stamattina ci ha visitato un PC direttamente dal Ministero dell'Istruzione. Mi chiedo se qualcuno privo di ispirazione abbia voluto leggere la bufala dello scorso anno per redigere le prossime tracce dei temi per l'esame di maturità. Può darsi?










2.
Chi diavolo ci legge quotidianamente dagli USA? Ma soprattutto, chi è che ci visita dal Perù?

lunedì, 15 gennaio 2007
di visko

Lo ammetto: io sono o, per meglio dire, sono stato un "travaglista": se ho smesso non è perché mi trovi in disaccordo con quel che Marco Travaglio riporta (a conti fatti lui evidenzia le contraddizioni che emergono tra quelle che dovrebbero essere le consenguenze "logiche" di opere [o omissioni] di politici, giornalisti, affaristi ed i compromessi della "real politik" che su tutto stendono un velo pietoso), ma perché oramai i comportamenti dei suddetti politici, giornalisti e affaristi con un po' di costanza, li possiam seguire direttamente noi stessi tanto questi personaggi ("diabolici" nel perserverare) li ripetono con più o meno sfacciatagine e possiamo seguirli senza comprare l'ennesimo libro di Travaglio.

E - seconda ammissione - io ero contrario a questo tipo di indulto: il motivo è quello evidenziato anche da Daniele: l'accordo sottobanco che ha reso il provvedimento trasversale, cioè comprendere, nei reati indultati, anche quelli finanziari (così ne han beneficiato, paradossalmente, anche quei condannati che in carcere, per un motivo e per l'altro, non ci sono neanche finiti, se non per qualche giorno). La vita carceraria italiana è pessima per motivi contingenti. Per fare un esempio:la carcerazione preventiva è legata alla durata dei processi legata, a sua volta, alla carenza di organizzazione nei tribunali. Svuotare le prigioni da piccoli delinquenti (magari extracomunitari o tossici) è pacifico, ma in certi casi sarebbe stato più saggio valutare chi doveva rimanere dentro, specie in alcune realtà problematiche (leggi: Napoli). Se poi le prigioni "svuotate" si andranno a riempir di nuovo nel giro di un anno, non sarà stata una sorpresa per i nostri legislatori  perché, presumo, avranno previsto che basterà un anno per cambiare radicalmente l'ordinamento giuridico ed il sistema carcerario del Belpaese (si, sto facendo il sarcastico).

Però Daniele, nel suo post, ha introdotto un argomento abbastanza delicato, quello dell'anti-politica.

Per stabilire cos'è l'anti-politica dovremmo prima capire cosa intendiamo per politica.

Prendendo per buona la definizione del De mauro-Paravia on line, la politica è "la teoria e pratica che ha come oggetto l’organizzazione e il governo dello stato" ed ancora: "il complesso dei fini cui tende uno stato e l’insieme dei mezzi impiegati per ottenerli".

In tal senso i politici allora sarebbero degli strateghi che, qualora non siano eccellenze in qualsiasi campo dello scibile umano, in compenso hanno la sagacia di saper scegliere collaboratori validi soprattutto nel campo in cui devono lavorare (così potremmo anche giustificare perché un Mastella, laureato in lettere, sia finito ad amministrare la Giustizia).

E per contro, l'anti-politica sarebbe rappresentata egregiamente dal nemico dei "mestieranti" della stessa (cioé quelli che "non hanno mai lavorato in vita loro"): sua Eccellenza l'On. Cav. Silvio Berlusconi, grande imprenditore che s'è sacrificato per il bene del Paese.

Però noi sappiamo anche che Berlusconi è un populista, che è l'uomo che ha piegato la Res Pubblica alle faccende personali sue e degli amici suoi, l'uomo che ha cavalcato "paure ataviche" tirando fuori scontri di civiltà e libri neri del Comunismo, laddove anche quelli che si chiamano comunisti, manco ci credono più nella rivoluzione proletaria.Berlusconi è l'esponente post-moderno della politica, anzi: è l'esempio vivente della "bio-politica" dove si venera il "Corpo del Re": un Alessandro Magno brianzolo che, con un sorriso disinvolto, taglia i nodi gordiani che imbrigliano le sue capacità sopraffine di statista a colpi di spada di Damocle.

Quindi l'anti-politica equivarebbe alla bio-politica populista?