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Certo, sono proprio strani questi personaggi dello star system.
a
Marcello Pera, senatore di FI (ahime...), filosofo popperiano, amico personale di Benedictus XVI e anche concittadino di un famigerato autore di questo blog (temo ritorsioni infatti), sulla Stampa di oggi offre uno spunto di riflessione interessante sul modo di rapportarsi laico con la Chiesa. Poi la smetto di tediarvi....
Nel caso ci fossimo dimenticati dell'importanza della famiglia, e del fatto che, a quanto pare, l'etica si fa con i "se" e i con i "ma", è giunto puntuale un nuovo forte appello della Conferenza Episcopale Italiana, in breve, CEI. (Come a dire, o ci fai o ci CEI). Il reverendo presidente, Mons. Bagnasco, uomo dallo sguardo mite vagamente simile a quello di Renato Schifani, invita il fedele cittadino a ricordare che "quando si perde la cognizione corretta autotrascendente della persona umana" i capisaldi dell'etica rischiano di collassare. E con essa, l'essere umano. Nel suo ragionamento sobrio e lineare, il Monsignore spiega come lo smarrimento della cognizione corretta autotrascendente della persona umana porterebbe, dal riconoscimento legale della coppia di fatto gay, alla legalizzazione dell'incesto, al diritto alla pedofilia, fino alle crociate e all'indice dei libri proibiti (ah no, scusate. Quello va bene.).
Ora c'è poco da argomentare sulle esternazioni di Sua Eccellenza. Tra le varie possibili reazioni, forse la meno peggio sarebbe quella indicata dall'onorevole Pionati, passato dal TG all'UDC: "Solo un miracolo potrebbe consentire a esponenti della sinistra più becera ed estremista ["'sti brutti froci" non ce lo metti?] di comprendere la profondità di pensiero di Bagnasco". Bagnasco l'Oscuro, lo chiameremo d'ora in poi.
Il dibattito sui Dico va avanti da parecchio tempo su questo blog, e ognuno di noi clowns ha le sue opinioni e le difende come meglio crede. Io appartengo al gruppo (siamo un gruppo? boh, speriamo) di quelli in favore del riconoscimento legale delle coppie gay, se non altro per la piena convinzione che tutto questo scandalizzarsi per questa proposta di legge sia solo il frutto di interessi politici del Vaticano, da una parte, e pregiudizi medievali in generale, dall'altra. Direi che il commento del Monsignore rende abbastanza chiaro il livello a cui si sta arrivando pur di inventarsi (perchè di questo si tratta) "ragioni invalicabili" per fermare questo provvedimento. D'altronde, quale modo migliore che appellarsi alla cognizione corretta autotrascendente della persona umana? Voglio vedere chi prova a dire qualcosa contro la corretta cognizione autotrascendente della persona umana (Pionati, perdonami, ma non afferro la profondità di questa frase, e dunque mi fermo alla parte che mi fa ridere..) Uguaglianza? Pari dignità? Pari moralità? No, prima viene la corretta cognizione ecc., poi il resto. Sacrosanto.
I miei genitori mi hanno mandato alle scuole cattoliche, con la speranza/illusione che avrei ricevuto un'educazione religiosa e che, probabilmente, avrei tenuto sempre ben presente la corretta cognizione autotrascendente della persona umana (specie quando le suore ci picchiavano per le più svariate ragioni). Poi i miei studi hanno preso direzioni più secolari, più "illuministiche", e sono diventato un sostenitore della totale necessità di distinguere lo Stato dalla Chiesa. La libertà dell'individuo e quella del cittadino non devono essere confuse, a mio parere. Non si può, ovviamente, essere costretti a fare cose che vanno contro le proprie profonde convinzioni morali: nemmeno, e questo a mio avviso è fondamentale in uno stato di diritto, si può esigere che tutti si conformino alle proprie convinzioni morali. Ma di nuovo, questo è un argomento troppo ampio perchè una sola persona, per di più con pochi capelli come me, ne possa discettare da solo. Vi invito dunque al dibattito.
Quello che mi sento di dire in maniera più ampia riguarda la CEI e, più direttamente, il Vaticano. Qualcosa che mi sconvolge ancor più della scoperta della corretta cognizione autotrascendente della persona umana. Ovvero, il fatto che dietro queste affermazioni e dibattiti ci sia l'accettazione, da parte del mondo intero, di una grande impostura: ovvero, del fatto che si permetta a un gruppetto di edifici nel cuore di Roma, esente dall'obbligo di pagare tasse, guidato da una società segreta (e arcaica) di clerici, che nella sua organizzazione interna non conosce nessun pratica democratica di trasparenza o di eguaglianza uomo-donna, nessun concetto di libertà di espressione, si permetta, dicevo, di avere tutta questa influenza. O meglio: che a tale "oggetto" si permetta ancora di esistere.
In tempi recenti, sotto Ratzinger, e prima ancora con Woytila, si è permesso a questa entità medievale di avere un ruolo nelle politiche delle Nazioni Unite su materie di grande rilevanza, ad esempio il controllo delle nascite e l'uso di contraccettivi. In Italia, la recente quasi caduta del governo (e certamente la prossima ventura) ha subito lo scossone finale probabilmente proprio dalle schiere vaticane (che, ovviamente, agiscono nell'ombra). Io più penso a questo fatto, e più mi sembra ridicolo, nel terzo millennio, avere a che fare con il Papa. Abbiamo l'Imperatore? No. Abbiamo la democrazia? Sì. Allora a che pro un vecchietto miliardario che non paga le tasse e che altri vecchietti miliardari hanno eletto vicario di Cristo? Ma non si diceva che la religione non era accessibile alla ragione umana (parola di quel mattacchione di Kant, non mia)?
La soluzione alle ingerenze perniciose di Ratzinger e dei suoi accoliti e alleati non è sfidare semplicemente la pretesa del clero di avere ruoli politici: è di mettere in questione la legittimità del Vaticano come Stato. Il tempo in cui questo ibrido istituzionale aveva diritto ad essere trattato come uno Stato è passato da parecchio, come lo è il suo diritto a campagne idelogico-politiche, e soprattutto alla gestione di "immorali" (mò ce vuole) somme di denaro, che ancora oggi gli viene concesso. Sarebbe un grande risultato per la riforma del sistema globale, per i promotori della "società civile globale", di porre lo sradicamento del Vaticano come obiettivo per i prossimi anni.
L'anno scorso ho avuto la possibilità di assistere a una "lectio magistralis" di un famoso prof in un'università inglese, Fred Halliday, un luminare nell'ambito della storia contemporanea. Quel giorno discuteva della politica di Benedetto XVI, criticandola aspramente. Riporto qui la conclusione del suo discorso (liberamente tradotta), che è diventato un pò la mia hit preferita, ovviamente dopo il discorso finale di Rocky IV:
E se tutto questo [l'abolizione del Vaticano] non può essere fatto per vie "istituzionali", allora potremmo considerare altri mezzi per raggiungere questo risultato che, ripeto, dovrebbe essere un'aspirazione per una società che voglia progredire. Magari arriverà il giorno in cui una mobilitazione di massa secolare e anti-clericale, raccolta da ogni parte del mondo, si incontrerà a Roma e semplicemente occuperà questa anacronistica e perniciosa istituzione: e così facendo abolirà l'autorità politica e diplomatica di papi e monsignori, e restituirà il Vaticano, la sua ricchezza e i suoi edifici, a una società secolare in cui la ricchezza è più equamente distribuita.
Tutto questo senza intaccare minimamente la corretta cognizione autotrascendente della persona umana.
Certe volte capita che il mio animo J.D. si scontri in modo molto acceso con il mio animo Dr. Cox.diciamolo pure: e' un pezzo di merda.
Pero' tocca rendergliene atto: James Bond gli fa una pippa a due mani.



.... Enrico Ruggeri avesse continuato a fare il musicista invece che condurre una trasmissione simile? Ve lo dice un ammiratore di Ruggeri (cantautore): sarebbe successo che forse il pubblico italico si sarebbe risparmiato lo spettacolo dell'ennesimo salotto trash dove vengono messe in mostra storie achiappa ascolti. Il tutto molto poco reale e invece molto scandalistico. E dopo le gemelle trans e Luciano Moggi ieri sera Il Bivio ha messo in campo il martire cristiano con le stigmate aliene. Proprio una bella roba. Ascoltate me: se vi trovate davanti a Il bivio meglio che cambiate strada...
La lettera di Veronica Lario in Berlusconi pubblicata su Repubblica lascia spazio ad alcune considerazioni che vanno da una situazione particolare (quella dei pacs) ad una più generale (che è la nascita di questa politica ibrida, una meta-politica, dove la famiglia interviene direttamente nel panorama politico, assumendo perciò un ruolo attivo e non solo passivo).
Partiamo dalle considerazioni particolari.
Da due giorni a questa parte c'è stata un'ulteriore girandola di polemiche relative alla vicenda dei Pacs, innescate, da un lato, dalla dichiarazione del ministro Mastella che, sulle unioni di fatto, poneva una questione di principio su cui far anche cadere il governo (pericolo rientrato: chiedendo il parere di diversi esperti, il ministro di Ceppaloni s'è convinto che, in caso di abbandono del dicastero, non può uscire dagli uffici con la poltrona avvitata alle chiappe senza incastrarsi nei corridoi. La tal cosa l'ha fatto desistere), dall'altro le aperture da parte del presidente Napolitano (che ha detto di tener conto del parere dei cattolici, per andare alla ricerca d'una sintesi. Ora Eminenze Eccellentissime hanno detto che è bello ciò che ha dichiarato Napolitano, ma che sintesi non significa compromesso o cedimento. Semplicemente una legge sui Pacs non si deve fare "altrimenti reagiremo nelle maniere più opportune". Ohibò e che vorra mai dire? mmm... prevedo pioggie di rane sulle case di lesbiche, gay e coppie di fatto. I primogeniti moriranno solo laddove la fecondazione assistita lo consente) e, fondamentale per il nostro caso, l'apertura di esponenti del centro-destra, uno su tutti l'on.Pecorella di Forza Italia che, in un'intervista sul Corriere di ieri s'era detto "possibilista" (sic!) in merito ad una legge sui Pacs.
Al che vien fuori la notizia che il presidente della CEI, cardinale Ruini, abbia chiamato Silvio per bloccare il progetto della sinistra. Da qui la presa di posizione esternata ieri dallo stesso Silvio che, come ben sappiamo, appena ha un'occasione di dar addosso ai "comunisti" la sfrutta, e che, in sostanza, ritiene che ciò che propone questa sinistra è "anti-cristiano" tout court. Come termine "anti-cristiano" è un po' forte, sarebbe stato meglio "anti-cattolico", ma Ruini ha incassato il sostegno anche perché, a suo dire, la Chiesa non si abbassa a trattare col mondo politico, ma a mantenere un dialogo costante (e, se ce ne fosse bisogno, a far scatenare milioni di locuste. E a far piovere rane, ovvio).
Subito i dissidenti del Polo rinserrano i ranghi (Pecorella fa una mezza marcia indietro dicendo che se questo voto servisse a sostenere il governo, allora è giusto non darlo. Cosa non si fa per coerenza, eh?).
Normali dinamiche parlamentari? Si. Ma qui interviene la meta-politica con la lettera di Veronica Lario, che è una lettera dirompente sia per forma che i contenuti.
Per forma perché l'ha pubblicata sul giornale principalmente avverso al consorte (una sorta di sgarbo che ha di per sé una forte valenza politica), sia per quel sentirsi la "metà di niente", come il personaggio del romanzo di Catherine Dunne,(anche se, ad essere sinceri, la protagonista del romanzo è lasciata sola nell'indigenza) indicando quindi una via che è completa antitesi di quel che sostengono i difensori della famiglia come baluardo costituzionalmente legittimato, proprio perché smerda quella congerie di "chi-predica-bene-e-razzola-male" distribuiti in maniera bi-partisan che si oppongono a qualsiasi cosa riguardi i Pacs (a cominciare dal retro-marcista Pecorella che non solo è separato, ma è stato anche più volte convivente).
Beh, chi l'avrebbe detto? Il filmato che vi proponiamo sta facendo il giro del Web. Mostra l'attrice Cameron Diaz in quella che possiamo tranquillamente definire una delle sue performance più trash. La stella di Hollywood è ospite del popolare show televisivo statunitense condotto da Jay Leno e, dopo aver sorseggiato una bevanda gasata, stupisce il pubblico presente e quello collegato in diretta TV, con un'emissione sonora davvero inimmaginabile per una signorina tanto fine e delicata che farebbe invidia perfino al Barney dei Simpson.
Nel video: la sconvolgente esibizione di Cameron "Barney" Diaz
Come un bambino mi ritrovo ogni giorno a vedere fiori di pixel e idee che germogliano sulle frastornanti rive della rete. Ogni fiore ha un suo candore sorprendente che mi rimanere incantato come un bimbo che per la prima volta scopre una sensazione nuova, come un vecchio di cent'anni che vede per la prima volta il mare. Esagero? Sicuramente si (e anche tanto) ma non è questo il punto.
La questione, la cosa che mi preme dire ora, è come questo magma insensato di internet dia il potere all'uomo di creare e possibilità agli uomini, in tutto il mondo, uomini di sapere che quell'uomo ha creato. Bando ai deliri un po' scontati!

Vi lascio un video molto bello dedicato ad uno dei futuri della tecnologia e della navigazione. Jeff Han era già apparso con un video dimostrativo nel TED 2006 con il touchscreen che poi fu acquistato dalla Apple per IPhone. Con i due spiccioli che ha fatto su con questo brevetto è progredito nella sua sperimentazione ed ecco qui di seguito i risultati.
Buona visione della nuova frontiera di TouchScreen di Jeff Han
Filippo da http://lezioniamericane.wordpress.com
Sessanta e uno anni fa nasceva nel Montana David Lynch. Per l'occasione ripropongo un mio vecchio post di qualche tempo fa su questo eccentrico personaggio.
Lynch, l'esploratore della mente umana
Era il 1986 quando "Velluto Blu" di David Lynch fu escluso dal Festival di Venezia con l'accusa di "pornografia". Recentemente, esattamente 20 anni dopo, lo stesso Lynch viene accolto a Venezia come un guru, premiato e riverito da tutta la critica. Per le prime volte stuoli di fans che nemmeno si pensava esistessero hanno fatto la fila per farsi autografare i dvd. Come dire: meglio tardi che mai.
Fu così fino ai suoi esordi con Eraserhead, primo lungometraggio ignorato all'epoca della sua uscita, cinque anni di lavoro per 80 minuti di pellicola. Raccontare la trama di Eraserhead è impresa ardua soprattutto perché il film non è, per sua natura, raccontabile. L'insieme surreale e caotico di gesti, suoni, corpi, immagini che costituiscono l'opera richiede di essere vissuta, non spiegata. La storia (reale ed onirica) di un essere deformato (assomigliante a un enorme "girino") frutto di un rapporto sessuale fra un minorato mentale e la sua donna. Figure inconscie, mostriciattoli e ballerine, cervelli annullati. I continui sogni del protagonista, le differenti percezioni visive. Tutto questo fa di quest'horror grottesco un autentica pietra miliare del genere. Tanto che perfino Kubrick dichiarò: "Eraserhead è l'unico film che avrei voluto realizzare io stesso."
Lynch rimase sconosciuto nonostante questo piccolo capolavoro di cinema. I suoi primi fasti li ebbe soltanto quando Mel Brooks lo chiamò a dirigere The Elephant Man, candidato a 8 premi Oscar: commovente ritratto cinematografico di una storia realmente accaduta nella Londra vittoriana. La vicenda di John Merrick, un giovane nato affetto da una malattia molto rara, la neurofibromatosi, che lo ha reso mostruosamente deforme. Tanto da averlo condannato a vivere dentro una gabbia da circo, esibito al pubblico raccapriccio per due soldi con il nome di "Uomo elefante". Sarà un medico (interpretato da uno straordinario Antony Hopkins) a salvarlo e a curarlo, scoprendone l'infinità umanità nascosta dietro quel corpo deformato. Una storia semplice e non contorta, ma che provoca sensazioni mai banali. E’ questo un film di mostri: John Merrick lotta contro di loro, e vince, da essere umano.
Con il successivo Velluto Blu, (in cui Lynch confermerà la sua colloborazione con l'attore Kyle Mac Lachlan, già protagonista di Dune), si ritorna a una lettura cinematografica inquietante e perturbante, dove la perversione fa da padrona per tutto il film. Una storia che inizia con un orecchio mozzato in primo piano, scovato dal protagonista in mezzo a un prato. Lontano da significati pulp alla tarantino Lynch spiegherà più tardi: "Non so perché doveva essere un orecchio. Doveva essere un punto aperto del corpo, un buco che porta in qualcos'altro...L'orecchio si trova sulla testa e finisce direttamente nel cervello, era perfetto." L'orecchio mozzato era una strada perfetta per portare il protragonista Jeffrey (Kyle Mac Lachlan) all'interno di un mondo segreto situato nel cuore del film. E contro tutte le previsioni non sarà affatto il personaggio di Frank (Dennis Hopper) e la sua malvagità, la sua perversione, la violenza che usa su Dorothy (la Rossellini) a turbarci, ma il fatto che lo stesso Jeffrey (voyeur effettivo e metaforico di quelle aberrazioni) ne sia sostanzialmente attirato e eccitato. Un giallo? No, un "blu", il colore dell'inquietudine, unito al velluto come materializzazione del mistero.
Dopo questa filmografia di tutto rispetto Lynch rimase nonostante tutto un "autore di nicchia". Fu con la serie televisiva Twin Peaks prodotta assieme a Mark Frost, che raggiunse la fama degli spettatori di tutto il mondo proprio mentre a Cannes trionfava con Cuore Selvaggio. E come non ricordarsi quello splendido serial televisivo a metà fra soap opera e horror metafisico? Il geniale agente dell'FBI Cooper (sempre Kyle Maclachlan!) con la sua fedele "Diane", l'immagine del cadavere di Laura Palmer ai bordi del fiume, il simpatico sceriffo, le spaventosi immagini di Bob che si nasconde dietro il letto della camera di Lura, le allucinazioni della madre, l'onirica loggia rossa con il nano che balla e che parla all'incontrario, i deliri dell'uomo senza il braccio. E poi ancora, tutto il contesto della profonda provincia americana: i dolci, il caffè, gli alberi e i gufi. E dietro tutto questo i demoni segreti di una cittadina insospettabile. Un programma epocale che ha rivoluzionato l'idea stessa del telefilm e il cui episodio pilota, l'unico diretto magistralmente da Lynch, rimane un'opera d'arte straordinaria, per riprese, musica, dialoghi e fotografia.
A questa esperienza televisiva Lynch farà seguire un lungometraggio Twin Peaks-fuoco cammina con me, inventando di fatto la forma del "prequel". Il film infatti racconta l'ultima settimana di vita di Laura Palmer. Ma se si pensa che Fire Walk whit me sia soltanto un'abile mossa commerciale per sfruttare sul grande schermo i successi ottenuti attraverso il tubo catodico ci si sbaglia grossolanamente. Questo è un capolavoro sfortunato, incompreso e non del tutto comprensibile. Pertanto, perfettamente lynchiano. Difficile, tenebroso, pessimista, surreale, pieno di significati e di simboli. Meravigliosa e sublime la colonna sonora di Badalamenti. E infine è uno schiaffo canzonatorio a tutti quei fan accaniti (sottoscritto compreso) che speravano di risolvere i propri dubbi interpretativi cruciali rimasti pienamente insoluti con la conclusione del telefilm e che li hanno invece visti moltiplicarsi, increduli, fino ai titoli di coda di Fuoco Cammima con me.
Ed arriviamo così agli ultimi due capolavori di mister Lynch: Strade perdute e Mulholland drive (in mezzo ci sarà Una Storia Vera, film atipico per Lynch ma commovente e bellissimo). Due film simili, che richiamano il senso dell'orinico e dello sdoppiamento (di personalità, ma non solo, anche uno sdoppiamento della realtà che i protagonisti vivono). Entrambi i film confondono la duplice sostanza dell'uomo fatta di razionalità e di immaginazione, ma che diventa una sola nel momento in cui si cerca un'alternativa alla realtà oppure un modo per intervenire su di essa in maniera da uscirne salvi (Strade perdute) o gratificati (Mulholland Drive). Entrambi iniziano con storie abbastanza linerari e comprensibili, ma nella seconda parte ci accorge di come tutto è o era in realtà fittizzio: genesi di una fuga dalla propria mente verso identità consolatorie (Strade perdute) o genesi di un sogno dove si proiettano le proprie ambizoni, i propri sensi di colpa, le proprie invidie per cercare di costruire una realtà diversa da quella che si vive (Mulloholand Drive). Due film in cui Lynch, per essere davvero severi, "centra" il capolavoro e tira fuori qualcosa che riesce ad essere emozionante, coinvolgente, inquietante, e ricco di un simbolismo insito in ogni dettaglio della pellicola. Due film in cui tutto necessita di un'interpretazione, perché ogni cosa è stata costruita perché venisse interpretata da ognuno, e perché venissero interpretate le conseguenze delle interpretazioni, in un percorso quasi illimitato per sua incredibile ciclicità. 
Passi per i petardi e gli strepiti a Torino per l'uno ed i saluti romani e gli insulti per l'altro.
In fondo Padoa Schioppa (nel primo caso) e soprattutto Prodi (nel secondo) alle contestazioni ci sono abituati e la prendono con filosofia .
Però quando su un aereo ti si avvicinano e ti dicono "buon giorno ministro" prima e poi, a voce più bassa bonariamente vi rimproverano che ne state facendo di cotte e di crude, un pò perplessi ci rimanete.
Specie se vi chiamate Mario Monti, ex commissario europeo e non siete mai stato ministro.
Però, ironia del destino, avete la sventura di somigliare a quello dell'economia.
Ironico e amaro destino, a volte, è quello dei sosia.
Si consoli, dott.Monti: ai sosia di Saddam è andata peggio, restando tutti disoccupati.

Notizia di ieri è quella relativa ad una storiaccia che riguarda la fondazione umanitaria di Bill & Melinda Gates, e per parlarvene è utile usare un parallelo letterario: vi ricordate dello Strano Caso del Dr. Jekyll & Mr. Hyde? Direte voi "e che c'azzecca?", fidatevi, ci azzecca eccome.
Per i pochi che non la conoscessero, riassumo la trama del romanzo di Robert Luis Stevenson: il dottor Henry Jekyll scopre una pozione che gli permette di dissociarsi nella sua parte malvagia, Edward Hyde, per poi ritornare ad essere il mite Jekyll dopo aver ingerito un antidoto. In quanto Jekyll non sa quel che Hyde combina di sordido, gli dà però carta bianca per entrare ed uscire dall'abitazione, lasciando disposizioni ai suoi servitori di soddisfare in tutto e per tutto le esigenze del signor Hyde (cosa che questi fa tranquillamente arrivando a commettere nefandezze varie, sino all'omicidio) e quando Jekyll scopre di non riuscire più a tenere sotto controllo la metamorfosi, decide di farla finita.
Bene, detto ciò, torniamo al nostro Bill Gates che, nel 2000, decise di lasciare la presidenza della Microsoft (rimanendone comunque azionista di maggioranza) e, insieme alla moglie Melinda, aprì una fondazione a scopo umanitario, la Bill & Melinda Gates Foundation appunto, per aiutare i diseredati del mondo, in primis quelli del terzo, soprattutto per la cura di malattie devastanti come l'aids.
L'idea era quella di massimalizzare il "rendimento sociale" come se fosse un'azienda che si occupa di investimenti economici. Letteralmente.
Così ci mette dentro la bellezza di 35 miliardi di dollari a cui si associano altri 31 miliardi, forniti da Warren Buffet, il secondo uomo più ricco del Mondo (dopo Gates, appunto), che ha vincolato il suo investimento nella fondazione dei due coniugi alla sola condizione che ci sia almeno uno dei due a guidarla (tenuto conto che Bill & Melinda non sono neanche 50 enni, la condizione è assai favorevole al momento). Si arriva così a 66 miliardi di euro che, come fanno notare i quotidiani che se ne sono occupati (Repubblica e Corriere soprattutto)sono un monte di soldi: superano il PIL di almeno il 70% dei paesi del Mondo.
Chi ha apprezzato questa operazione evidenzia soprattutto come il buon Bill abbia sviluppato un nuovo metodo del "dare": cioè "applicando alla filantropia un business model competitivo". In realtà Bill è solo l'eccellenza di un paese dove i privati cittadini (che se lo possono permettere) danno in beneficenza una cifra pari allo 1.85% del proprio reddito (per farci un'idea, il generoso popolo Italiano dà lo 0.11%. Quando dico generoso lo fo senza ironia, anche perché, poi, se i nostri dindi finiscono per la missione arcobaleno o per quei fottuti braccialetti in plastica, per una variante economica dell'evoluzione darwiniana, si accorciano le braccine).
Ora Buffet ha lasciato buona parte del suo patrimonio (che ammonta a 45 miliardi di dollari) alla fondazione Gates perché, come ebbe già modo di dichiarare alla rivista Fortune in un'intervista dell'ottobre 1986, avrebbe dato via un bel po' di soldi per non trasformare i figli in "pigri nababbi" (non so quanti siano sti figlioli, ma con i rimanenti 14 miliardi in effetti dovranno rimboccarsi le maniche).
Comunque nessuno può negare che i propositi di Bill & Melinda sono ottimi: ripeto: non solo combattono aids e malaria in Africa con un'efficacia superiore a quella delle organizzazioni gestite dagli Stati (Bill Clinton ha ringraziato pubblicamente i Gates dicendo che, senza il loro intervento, il Malawi, squassato da un'epidemia che aveva decimato la sua popolazione, sarebbe sparito come stato), ma i due filantropi si sono impegnati anche a migliorare la formazione scolastica dei meno abbienti negli States.
Tutto bello, vero? Alla faccia di quelli che giudicavano il creatore di Windows uno spietato affarista disposto a passare come un caterpillar su tutti coloro che facevano concorrenza alla sua Microsoft.
E invece no: il Los Angeles Times pubblica un'inchiesta in prima pagina sul fatto che, se da un lato
"la fondazione ha erogato, ad esempio, 218 milioni di dollari in vaccini contro la polio e il morbillo in varie parti del mondo, compreso il Delta del Niger. Nello stesso tempo ha investito 423 milioni di dollari in società quali Royal Dutch Shell, Eni, Exxon Mobil, Chevron e Total, accusati di essere tra i maggiori responsabili delle malattie respiratorie che affliggono la regione. «Queste compagnie sono responsabili delle emissioni che saturano il Delta con un inquinamento che va ben oltre i limiti consentiti dalla legge in Europa e Stati Uniti», punta il dito il Times. Il dottor Elekwachi Okey, medico di Ebocha, dove vive il piccolo Justice (dall'articolo si scopre che ha 14 mesi, è stato vaccinato contro la polio ed il morbillo, ma che soffrirà vita natural durante della "tosse", come viene chiamato il disturbo respiratorio che spopola da quelle parti tra adulti e piccini), parla di «vera e propria epidemia di asma, bronchite e tumori ai polmoni che tormenta tutti, grandi e piccoli». «Qui siamo tutti fumatori», spiega il dottore, «ma non di sigarette». Dall'inchiesta emerge inoltre che la Fondazione ha finanziato società che figurano nelle liste nere dei peggiori inquinatori del pianeta, come Dow Chemical e Tyco International, i maggiori enti petroliferi al mondo. Oltre ai colossi farmaceutici che continuano a rendere inaccessibili ai malati del Terzo mondo le costose cure contro l'Aids".
Sono le 4:06 di sabato mattina. Fra due ore probabilmente il corpo senza vita di Saddam Hussein pendolerà già dalla forca. Così ci dicono, e, mentre leggerete questo post saranno già pronti i coccodrilli su quello che fu Saddam Hussein dalla sua nascita fino alla sua morte.
Di Saddam vivo, personalmente, non me ne frega più di una mazza. Uno stronzo come pochi che è' riuscito ad uccidere più comunisti lui che tutta la CIA messa assieme. E' Saddam morto che spaventa. E non perchè penso che come in quella scena di Hot Shot 2 le sue membra spirate posano ricomporsi in una sorta di resurezzione dalle ceneri in stile terminator. Ma a spaventarmi è l'immagine del martire che ne uscirà fuori da questa esecuzione popolar-mediatica. C'è da domandarsi se davvero ce n'è era bisogno di un altro nuovo martire che darà nome all'ennessima brigata islamista che in suo onore farà esplodere quelle decine di bombe continuando a destabilizzare un paese in una perenne guerra/guerriglia civile. C'è da domandarsi quanto scomodo doveva essere per gli americani un Saddam vivo, lo stesso con cui i governanti a stelle e striscie fecero affari per armare l'Iraq contro l'Iran, decenni fa. C'è da domandarsi come un paese - che si autoproclama nella sua ricostruzione come una "nuova democrazia nascente" - possa fare ricorso a simili riti medioevali come la pena capitale per impiccagione, eseguendo di fatto leggi scritte nel dna dei carnefici stessi che si vorrebbero punire. C'è da domandarsi, infine, quando verrà la forca per i responsabili dei milioni di morti della guerra "preventiva". Ma forse questo è troppo. Si, troppe domande in una notte sola. E' come non averne nessuna. Ma la paura, quella si, rimane. Nessun comico. Nessun guerriero. Ora come ora mi sento solo spaventato.
Nella foto: e nemmeno la memorabile parodia saddamita di South Park mi tira su di morale.
aneddoti
brevi
ce poco da ridere
celebrity s confessions
espropri culturali
ipse dixit
la palla e rotonda
newspapers
parliamoci addosso
personaggi
politichese
questa vecchia pazza rete
radioclown
ratzinger
sciamanesimo mediatico
shots
societa
tubo non catodico
tv ed altri soprammobili inutili
visto ascoltato letto
welcome to lucca