martedì, 29 maggio 2007
di MarFal84

jeff24
"La mia estetica personale è influenzata direttamente da tutto quello che vedo. Non mi importa di schiacciarmi contro le rocce. La mia sfida di base è riuscire a vivere a lungo e continuare a fare rock."

29 maggio 1997.
Esattamente dieci anni fa il fiume Mississipi, nei pressi di Memphis, si portava via per sempre quello che è stato forse il piu' grande talento del rock apparso sulla scena negli anni 90: Jeff Buckley.
Jeff era figlio del celeberrimo Tim Buckley e della violoncellista Mary Guibert.
Quella che era inevitabilmente una paternità scomoda non veniva perpepita però dal giovane Jeff, che con il padre non allacciò mai un vero e proprio rapporto, avendo quest'ultimo abbandonato molto presto la famiglia per cercare sogni di gloria.
Morto per uno scherzo del destino a soli 31 anni, fino ad allora Jeff, che usava il cognome Buckley solo in ambito artistico ed era conosciuto da tutti come Scott Moorhead, rappresentava l'anima  poetica e struggente del rock americano post-grunge, che sapeva coniugare ad una voce angelica una presenza scenica da vera icona moderna.
Grace, il suo unico album in studio e capolavoro assoluto della musica, rappresenta il testamento di un personaggio durato troppo poco per essere vero.

Un montaggio di alcune foto di Jeff con in sottofondo la versione acustica di Last Goodbye.

lunedì, 14 maggio 2007
di MarFal84

chanel-no-5-parfumCerto, sono proprio strani questi personaggi dello star system.
Infatti, pare che nel momento in cui debbano scegliere i nomi per i propri figli, piu' che rifarsi a tradizioni familiari, si prestino al famoso giochino nomi, cose, città, animali, frutti e fiori.
Così dopo che i Beckham e Madonna (rispettivamente con Brooklin e Maria Lourdes) hanno inaugurato la categoria città, Nicolas Cage (con Kal - El, vero nome di Superman) la categoria supereroi, Gwyneth   Paltrow e Chris Martin (con Apple) la categoria frutti, è toccato ai coniugi Totti, freschi della nascita della loro secondogenita, inaugurare la categoria moda e affini col nome di una delle griffe piu' famose, Chanel.
Totti Chanel. Chanel Totti. Mah, non mi suona molto bene.
Nell'augurare alla giovane coppia un futuro pieno di soddisfazioni, nel momento in cui dovranno allevare la piccola fragranza/creatura secondo i sani principi della romanità, li ringrazio per lo spunto notevole che mi hanno dato per gli anni avvenire.
Infatti, mio figlio si chiamerà Dieggì.
Falà Dieggì. Dieggì Falà. Questo sì che suona bene.

giovedì, 05 aprile 2007
di Nick24

a

Marcello Pera, senatore di FI (ahime...), filosofo popperiano, amico personale di Benedictus XVI e anche concittadino di un famigerato autore di questo blog (temo ritorsioni infatti), sulla Stampa di oggi offre uno spunto di riflessione interessante sul modo di rapportarsi laico con la Chiesa. Poi la smetto di tediarvi....

lunedì, 02 aprile 2007
di BellaPiero

Nel caso ci fossimo dimenticati dell'importanza della famiglia, e del fatto che, a quanto pare, l'etica si fa con i "se" e i con i "ma", è giunto puntuale un nuovo forte appello della Conferenza Episcopale Italiana,  in breve, CEI. (Come a dire, o ci fai o ci CEI). Il reverendo presidente, Mons. Bagnasco, uomo dallo sguardo mite vagamente simile a quello di Renato Schifani, invita il fedele cittadino a ricordare che "quando si perde la cognizione corretta autotrascendente della persona umana" i capisaldi dell'etica rischiano di collassare. E con essa, l'essere umano. Nel suo ragionamento sobrio e lineare, il Monsignore spiega come lo smarrimento della cognizione corretta autotrascendente della persona umana porterebbe, dal riconoscimento legale della coppia di fatto gay, alla legalizzazione dell'incesto, al diritto alla pedofilia, fino alle crociate e all'indice dei libri proibiti (ah no, scusate. Quello va bene.).

Ora c'è poco da argomentare sulle esternazioni di Sua Eccellenza. Tra le varie possibili reazioni, forse la meno peggio sarebbe quella indicata dall'onorevole Pionati, passato dal TG all'UDC: "Solo un miracolo potrebbe consentire a esponenti della sinistra più becera ed estremista ["'sti brutti froci" non ce lo metti?] di comprendere la profondità di pensiero di Bagnasco". Bagnasco l'Oscuro, lo chiameremo d'ora in poi.

Il dibattito sui Dico va avanti da parecchio tempo su questo blog, e ognuno di noi clowns ha le sue opinioni e le difende come meglio crede. Io appartengo al gruppo (siamo un gruppo? boh, speriamo) di quelli in favore del riconoscimento legale delle coppie gay, se non altro per la piena convinzione che tutto questo scandalizzarsi per questa proposta di legge sia solo il frutto di interessi politici del Vaticano, da una parte, e pregiudizi medievali in generale, dall'altra. Direi che il commento del Monsignore rende abbastanza chiaro il livello a cui si sta arrivando pur di inventarsi (perchè di questo si tratta) "ragioni invalicabili" per fermare questo provvedimento. D'altronde, quale modo migliore che appellarsi alla cognizione corretta autotrascendente della persona umana? Voglio vedere chi prova a dire qualcosa contro la corretta cognizione autotrascendente della persona umana (Pionati, perdonami, ma non afferro la profondità di questa frase, e dunque mi fermo alla parte che mi fa ridere..) Uguaglianza? Pari dignità? Pari moralità? No, prima viene la corretta cognizione ecc., poi il resto. Sacrosanto.

I miei genitori mi hanno mandato alle scuole cattoliche, con la speranza/illusione che avrei ricevuto un'educazione religiosa e che, probabilmente, avrei tenuto sempre ben presente la corretta cognizione autotrascendente della persona umana (specie quando le suore ci picchiavano per le più svariate ragioni). Poi i miei studi hanno preso direzioni più secolari, più "illuministiche", e sono diventato un sostenitore della totale necessità di distinguere lo Stato dalla Chiesa. La libertà dell'individuo e quella del cittadino non devono essere confuse, a mio parere. Non si può, ovviamente, essere costretti a fare cose che vanno contro le proprie profonde convinzioni morali: nemmeno, e questo a mio avviso è fondamentale in uno stato di diritto, si può esigere che tutti si conformino alle proprie convinzioni morali. Ma di nuovo, questo è un argomento troppo ampio perchè una sola persona, per di più con pochi capelli come me, ne possa discettare da solo. Vi  invito dunque al dibattito.

Quello che mi sento di dire in maniera più ampia riguarda la CEI e, più direttamente, il Vaticano. Qualcosa che mi sconvolge ancor più della scoperta della corretta cognizione autotrascendente della persona umana. Ovvero, il fatto che dietro queste affermazioni e dibattiti ci sia l'accettazione, da parte del mondo intero, di una grande impostura: ovvero, del fatto che si permetta a un gruppetto di edifici nel cuore di Roma, esente dall'obbligo di pagare tasse, guidato da una società segreta (e arcaica) di clerici, che nella sua organizzazione interna non conosce nessun pratica democratica di trasparenza o di eguaglianza uomo-donna, nessun concetto di libertà di espressione, si permetta, dicevo, di avere tutta questa influenza. O meglio: che a tale "oggetto" si permetta ancora di esistere.

In tempi recenti, sotto Ratzinger, e prima ancora con Woytila, si è permesso a questa entità medievale di avere un ruolo nelle politiche delle Nazioni Unite su materie di grande rilevanza, ad esempio il controllo delle nascite e l'uso di contraccettivi. In Italia, la recente quasi caduta del governo (e certamente la prossima ventura) ha subito lo scossone finale probabilmente proprio dalle schiere vaticane (che, ovviamente, agiscono nell'ombra). Io più penso a questo fatto, e più mi sembra ridicolo, nel terzo millennio, avere a che fare con il Papa. Abbiamo l'Imperatore? No. Abbiamo la democrazia? Sì. Allora a che pro un vecchietto miliardario che non paga le tasse e che altri vecchietti miliardari hanno eletto vicario di Cristo? Ma non si diceva che la religione non era accessibile alla ragione umana (parola di quel mattacchione di Kant, non mia)?

La soluzione alle ingerenze perniciose di Ratzinger e dei suoi accoliti e alleati non è sfidare semplicemente la pretesa del clero di avere ruoli politici: è di mettere in questione la legittimità del Vaticano come Stato. Il tempo in cui questo ibrido istituzionale aveva diritto ad essere trattato come uno Stato è passato da parecchio, come lo è il suo diritto a campagne idelogico-politiche, e soprattutto alla gestione di "immorali" (mò ce vuole) somme di denaro, che ancora oggi gli viene concesso. Sarebbe un grande risultato per la riforma del sistema globale, per i promotori della "società civile globale", di porre lo sradicamento del Vaticano come obiettivo per i prossimi anni.

L'anno scorso ho avuto la possibilità di assistere a una "lectio magistralis" di un famoso prof in un'università inglese, Fred Halliday, un luminare nell'ambito della storia contemporanea. Quel giorno discuteva della politica di Benedetto XVI, criticandola aspramente. Riporto qui la conclusione del suo discorso (liberamente tradotta), che è diventato un pò la mia hit preferita, ovviamente dopo il discorso finale di Rocky IV:

E se tutto questo [l'abolizione del Vaticano] non può essere fatto per vie "istituzionali", allora potremmo considerare altri mezzi per raggiungere questo risultato che, ripeto, dovrebbe essere un'aspirazione per una società che voglia progredire. Magari arriverà il giorno in cui una mobilitazione di massa secolare e anti-clericale, raccolta da ogni parte del mondo, si incontrerà a Roma e semplicemente occuperà questa anacronistica e perniciosa istituzione: e così facendo abolirà l'autorità politica e diplomatica di papi e monsignori, e restituirà il Vaticano, la sua ricchezza e i suoi edifici, a una società secolare in cui la ricchezza è più equamente distribuita.

Tutto questo senza intaccare minimamente la corretta cognizione autotrascendente della persona umana.

sabato, 03 marzo 2007
di MarFal84

scrubs3-09Certe volte capita che il mio animo J.D. si scontri in modo molto acceso con il mio animo Dr. Cox.
Più o meno il dialogo interiore è il seguente:

Cox: "Si, pivello?"

J.D.: "Dr. Cox ha sentito del gesto romantico di Cassano che pare abbia regalato a Michelle Hunziker 500 rose rosse?

Cox: "Sì, e allora?"

 J.D.: "Sù, possibile che non lo trovi un gesto carino?"

Cox: "Immagino che potrei sciorinare una lista delle cose di cui mi importa quanto il gesto di quell'ignorante barese brufoloso...vediamo: le diete ipocaloriche, Gigi D'Alessio, il congresso nazionale di Forza Italia, la Kabala, e tutto ciò che ha a che fare con la Kabala, la tv al plasma, la moglie di Berlusconi, i cellulari, la serie O.C., l'ONU, il riciclaggio, i telegatti, le televendite, Amici, Colleghi e Parenti di Maria De Filippi, le frustrazioni di Moratti, le vicende del tossico Pete Doherty, tutti quelli di destra, tutti quelli di sinistra, tutti gli ospiti dei Talk Show, tutto quello che c'è sulla terra, tutto nell'universo, tutto-tutto-tutto-tutto-tutto-tutto-tutto tutto ciò che esiste, passato, presente e futuro, in qualunque dimensione, nota e sconosciuta. Ohu...e anche il festival di San Remo"

domenica, 11 febbraio 2007
di visko

diciamolo pure: e' un pezzo di merda.
Pero'  tocca rendergliene atto: James Bond gli fa una pippa a due mani.














Ha il fascino spietato del male.
Signore e signori, il presidente della Russia, Vladimir Putin.

mercoledì, 07 febbraio 2007
di DanieleLombardi

.... Enrico Ruggeri avesse continuato a fare il musicista invece che condurre una trasmissione simile? Ve lo dice un ammiratore di Ruggeri (cantautore): sarebbe successo che forse il pubblico italico si sarebbe risparmiato lo spettacolo dell'ennesimo salotto trash dove vengono messe in mostra storie achiappa ascolti. Il tutto molto poco reale e invece molto scandalistico. E dopo le gemelle trans e Luciano Moggi ieri sera Il Bivio ha messo in campo il martire cristiano con le stigmate aliene. Proprio una bella roba. Ascoltate me: se vi trovate davanti a Il bivio meglio che cambiate strada...

mercoledì, 31 gennaio 2007
di visko

La lettera di Veronica Lario in Berlusconi pubblicata su Repubblica lascia spazio ad alcune considerazioni che vanno da una situazione particolare (quella dei pacs) ad una più generale (che è la nascita di questa politica ibrida, una meta-politica, dove la famiglia interviene direttamente nel panorama politico, assumendo perciò un ruolo attivo e non solo passivo).

Partiamo dalle considerazioni particolari.

Da due giorni a questa parte c'è stata un'ulteriore girandola di polemiche relative alla vicenda dei Pacs, innescate, da un lato, dalla dichiarazione del ministro Mastella che, sulle unioni di fatto, poneva una questione di principio su cui far anche cadere il governo (pericolo rientrato: chiedendo il parere di diversi esperti, il ministro di Ceppaloni s'è convinto che, in caso di abbandono del dicastero, non può uscire dagli uffici con la poltrona avvitata alle chiappe senza incastrarsi nei corridoi. La tal cosa l'ha fatto desistere), dall'altro le aperture da parte del presidente Napolitano (che ha detto di tener conto del parere dei cattolici, per andare alla ricerca d'una sintesi. Ora Eminenze Eccellentissime hanno detto che è bello ciò che ha dichiarato Napolitano, ma che sintesi non significa compromesso o cedimento. Semplicemente una legge sui Pacs non si deve fare "altrimenti reagiremo nelle maniere più opportune". Ohibò e che vorra mai dire? mmm... prevedo pioggie di rane sulle case di lesbiche, gay e coppie di fatto. I primogeniti moriranno solo laddove la fecondazione assistita lo consente) e, fondamentale per il nostro caso, l'apertura di esponenti del centro-destra, uno su tutti l'on.Pecorella di Forza Italia che, in un'intervista sul Corriere di ieri s'era detto "possibilista" (sic!) in merito ad una legge sui Pacs.

Al che vien fuori la notizia che il presidente della CEI, cardinale Ruini, abbia chiamato Silvio per bloccare il progetto della sinistra. Da qui la presa di posizione esternata ieri dallo stesso Silvio che, come ben sappiamo, appena ha un'occasione di dar addosso ai "comunisti" la sfrutta, e che, in sostanza, ritiene che ciò che propone questa sinistra è "anti-cristiano" tout court. Come termine "anti-cristiano" è un po' forte, sarebbe stato meglio "anti-cattolico", ma Ruini ha incassato il sostegno anche perché, a suo dire, la Chiesa non si abbassa a trattare col mondo politico, ma a mantenere un dialogo costante (e, se ce ne fosse bisogno, a far scatenare milioni di locuste. E a far piovere rane, ovvio).

Subito i dissidenti del Polo rinserrano i ranghi (Pecorella fa una mezza marcia indietro dicendo che se questo voto servisse a sostenere il governo, allora è giusto non darlo. Cosa non si fa per coerenza, eh?).

Normali dinamiche parlamentari? Si. Ma qui interviene la meta-politica con la lettera di Veronica Lario, che è una lettera dirompente sia per forma che i contenuti.

Per forma perché l'ha pubblicata sul giornale principalmente avverso al consorte (una sorta di sgarbo che ha di per sé una forte valenza politica), sia per quel sentirsi la "metà di niente", come il personaggio del romanzo di  Catherine Dunne,(anche se, ad essere sinceri, la protagonista del romanzo è lasciata sola nell'indigenza)  indicando quindi una via che è completa antitesi di quel che sostengono i difensori della famiglia come baluardo costituzionalmente legittimato, proprio perché smerda quella congerie di "chi-predica-bene-e-razzola-male"  distribuiti in maniera bi-partisan che si oppongono a qualsiasi cosa riguardi i Pacs (a cominciare dal retro-marcista Pecorella che non solo è separato, ma è stato anche più volte convivente).





Quindi, sollecitato dal "continuo dialogo" con la Chiesa, ieri Silvio dichiara che la legge sui pacs che L'Unione vorrebbe discutere è "anti-cristiana", oggi Donna Veronica scrive:

"per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: " ... se non fossi già sposato la sposerei subito" "con te andrei ovunque".  Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni".

E ora arriviamo alla seconda questione, quella più "generale".

Togliamo di mezzo l'indignazione di chi sostiene che i panni sporchi van lavati in casa: sono anni che Silvio i suoi li lava in pubblico (chi non ricorda la sua allusione ad una relazione adulterina tra Donna veronica e il sindaco Cacciari?) facendo scuola di questa meta-politica (non mi va di chiamarla "anti-" semplicemente perché ha portato agli estremi l'aspetto "umano" che ogni tanto trapelava in molte, all'apparenza impermeabili, figure politiche) dove il proprio gallismo veniva sempre esibito (e probabilmente anche esercitato) in barba alle prostate felicemente curate e agli acciacchi dell'età in genere (e qui si incrocia con la "bio-politica" di cui Silvio ritorna ad essere protagonista ed emblema).

Chi dice "Silvio s'è covato una serpe in seno" o che, sotto sotto, "Donna Veronica è una comunista", sbaglia e anche di molto (errore indotto dall'essere accecati dalla figura del padre-padrone di Forza Italia: le due critiche a Donna Veronica sono quelle preferite dal "partito trasversale [nel centro-destra] dei berluscones", quello del "Non toccateci Silvio: Dio ce l'ha dato, nessuno ce lo toglie").

Donna Veronica ha voluto colpire si, il Silvio venditor di fumo, pronto ad assecondar tutti per non scontentar nessuno, ma anche il "Silvio compagno-padre assente", a cui ha chiesto privatamente di scusarsi e, evidentemente inascoltata, allora ha portato la faccenda sullo stesso piano del Grande Comunicatore: in quella landa dove ci sono portavoce-cicisbei che s'arrampicano sugli specchi per spiegare che "i media ce l'hanno con lui, che ciò che ha detto è stato frainteso (o, peggio) manipolato".

Ma soprattutto Donna Veronica ha parlato in quanto madre:

"Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati".

Attenzione perché qui il discorso diventa più ampio, visto che il rapporto madre-figli è molto più profondo di qualsiasi appartenenza politica, di qualsiasi rivendicazione di diritti di coppie fatte e sfatte, di qualsiasi lavanderia casalinga di panni sporchi.

Il diritto rivendicato con nobile, quasi struggente, dignità (quasi un'altera, elegante, spietatezza esibita come extrema ratio) d'una madre che, per quanto ricca ed agiata (anzi, forse proprio per questo) vuole inculcare dei valori che prescindono dai dettami d'un dogma, ma semplicemente, vertono sul rispetto degli uni verso gli altri.

Laddove c'è ingerenza della politica (e della Chiesa) nella vita familiare degli italiani, interviene la famiglia a dire la sua nella politica (di riflesso, ma anche direttamente):

Silvio ha già risposto alla sua amata moglie, ma immagino il clima in cui questa missiva sia stata eleborata...

sabato, 27 gennaio 2007
di MarFal84

Luigi Tenco - Vedrai Vedrai

mercoledì, 24 gennaio 2007
di DanieleLombardi

Beh, chi l'avrebbe detto? Il filmato che vi proponiamo sta facendo il giro del Web. Mostra l'attrice Cameron Diaz in quella che possiamo tranquillamente definire una delle sue performance più trash. La stella di Hollywood è ospite del popolare show televisivo statunitense condotto da Jay Leno e, dopo aver sorseggiato una bevanda gasata, stupisce il pubblico presente e quello collegato in diretta TV, con un'emissione sonora davvero inimmaginabile per una signorina tanto fine e delicata che farebbe invidia perfino al Barney dei Simpson.

Nel video: la sconvolgente esibizione di Cameron "Barney" Diaz

martedì, 23 gennaio 2007
di Espero_gv1930

Come un bambino mi ritrovo ogni giorno a vedere fiori di pixel e idee che germogliano sulle frastornanti rive della rete. Ogni fiore ha un suo candore sorprendente che mi rimanere incantato come un bimbo che per la prima volta scopre una sensazione nuova, come un vecchio di cent'anni che vede per la prima volta il mare. Esagero? Sicuramente si (e anche tanto) ma non è questo il punto.

La questione, la cosa che mi preme dire ora, è come questo magma insensato di internet dia il potere all'uomo di creare e possibilità agli uomini, in tutto il mondo, uomini di sapere che quell'uomo ha creato. Bando ai deliri un po' scontati!

Vi lascio un video molto bello dedicato ad uno dei futuri della tecnologia e della navigazione. Jeff Han era già apparso con un video dimostrativo nel TED 2006 con il touchscreen che poi fu acquistato dalla Apple per IPhone. Con i due spiccioli che ha fatto su con questo brevetto è progredito nella sua sperimentazione ed ecco qui di seguito i risultati.

Buona visione della nuova frontiera di TouchScreen di Jeff Han

Filippo da http://lezioniamericane.wordpress.com

sabato, 20 gennaio 2007
di DanieleLombardi

Sessanta e uno anni fa nasceva nel Montana David Lynch. Per l'occasione ripropongo un mio vecchio post di qualche tempo fa su questo eccentrico personaggio.

Lynch, l'esploratore della mente umana

"A Quentin Tarantino interessa guardare uno a cui stanno tagliando un orecchio;
a David Lynch interessa l'orecchio."

David Foster Wallace

Era il 1986  quando "Velluto Blu" di David Lynch fu escluso dal Festival di Venezia con l'accusa di "pornografia". Recentemente, esattamente 20 anni dopo, lo stesso Lynch viene accolto a Venezia come un guru, premiato e riverito da tutta la critica. Per le prime volte stuoli di fans che nemmeno si pensava esistessero hanno fatto la fila per farsi autografare i dvd. Come dire: meglio tardi che mai.

Diciamocelo: è stata una liberazione per noi lynchiani da lunga data vedere premiato il "nostro" con un leone d'oro alla carriera all'ultimo festival del cinema a Venezia. Troppi di noi si vergognano ancora di possedere in videoteca film del suddetto che ai più dicono poco o nulla. Troppe volte abbiamo obbligato amici e conoscenti a guardare "Mullholland drive" o "Strade perdute" annunciando il capolavoro per poi alla fine del film vedere le loro facce stravolte e ammutolite dirci "ma cosa vuol dire? Non ho capito niente, mi hai fatto pedere tempo". Troppe volte abbiamo passato notti in bianco con la compagnia catodica di Enrico Ghezzi (fan appassionato di Lynch) e il suo parlato in differita  ad ammirare le visioni lynchiane mandate su raitre in quarta serata. Perchè sia sa, i Tarantino, i Kubrick, i Coen, i Jarmush, i Leigh, e molti altri (che hanno contribuito meno alla delineazione di una poetica originale e significativa nel campo del cinema) risultano sempre commercialmente validi e perciò da "prima serata" rispetto alla figura di Lynch, bistrattato, criticato e spesso frainteso da pubblico e critica. Ma poi chi glielo va a dire allo spettatore medio che il fenomeno commerciale che risponde al nome di Mr. Quentin Tarantino non esisterebbe senza David Lynch come modello di riferimento, senza l'insieme di codici e contesti che Lynch ha portato nel profondo del cervello dello spettatore? Che il premio alla carriera sia finalmente un dovuto omaggio al suo cinema e un atto implicito per riconoscere tutto questo? Finalmente vedremo il grande pubblico appassionarsi per un "Cuore selvaggio"? O magari vedremo un "Fuoco cammina con me" in prima serata? Lo spero davvero, ma ne dubito.

Ma prendiamo il pretesto di questo recente premio alla carriera per parlarnè un pò di Lynch, il mio regista preferito. Metà americano e metà filandese, capostipite del nuovo cinema indipendente americano, odiato da Hollywood alla pari di Kubrick, surreale ed disturbato ma mai irrazionale: Lynch è soprattutto un simbolista, ogni dettaglio di suoni, luci e immagini in realtà è pensato e studiato nel minimo particolare attraverso una lettura fortemente psicologica dell'animo umano, nel senso più freudiano del termine. Lynch è fondamentalmene un esploratore della mente umana, dei suoi sogni e dei suoi incubi: il suo è un ambizioso tentativo di materializzare sulla pellicola le ossessioni e le foibe degli uomini. I suoi lavori non sono film, sono esperienze, alla fine delle quali lo spettatore si sente disiorientato, con un gran mal di testa.

Fu così fino ai suoi esordi con Eraserhead, primo lungometraggio ignorato all'epoca della sua uscita, cinque anni di lavoro per 80 minuti di pellicola. Raccontare la trama di Eraserhead è impresa ardua soprattutto perché il film non è, per sua natura, raccontabile. L'insieme surreale e caotico di gesti, suoni, corpi, immagini che costituiscono l'opera richiede di essere vissuta, non spiegata. La storia (reale ed onirica) di un essere deformato (assomigliante a un enorme "girino") frutto di un rapporto sessuale fra un minorato mentale e la sua donna. Figure inconscie, mostriciattoli e ballerine, cervelli annullati.  I continui sogni del protagonista, le differenti percezioni visive. Tutto questo fa di quest'horror grottesco un autentica pietra miliare del genere. Tanto che perfino Kubrick dichiarò: "Eraserhead è l'unico film che avrei voluto realizzare io stesso."

Lynch rimase sconosciuto nonostante questo piccolo capolavoro di cinema. I suoi primi fasti li ebbe soltanto quando Mel Brooks lo chiamò a dirigere The Elephant Man, candidato a 8 premi Oscar: commovente ritratto cinematografico di una storia realmente accaduta nella Londra vittoriana. La vicenda di John Merrick,  un giovane nato affetto da una malattia molto rara, la neurofibromatosi, che lo ha reso mostruosamente deforme. Tanto da averlo condannato a vivere dentro una gabbia da circo, esibito al pubblico raccapriccio per due soldi con il nome di "Uomo elefante". Sarà un medico (interpretato da uno straordinario Antony Hopkins) a salvarlo e a curarlo, scoprendone l'infinità umanità nascosta dietro quel corpo deformato. Una storia semplice e non contorta, ma che provoca sensazioni mai banali. E’ questo un film di mostri: John Merrick lotta contro di loro, e vince, da essere umano.

Lynch ritornerà felicemente alle sue follie con Dune, un film tratto dal celebre romanzo omonimo di Frank Herbert, che fu annunciato come un cult del genere fantascientifico e invece fu un disastro commerciale Forse il lavoro meno riuscito di Lynch nel quale dimostra una grande difficoltà di misurarsi con lo stile "Kollossal" e con la necessità (tutta commerciale) di descrivere la trama di un libro complicatissimo in tempi brevi. Tanto che il produttore Laurentis dovette tagliare moltissimo del film, che, monco, rimase incomprensibile per chi non ha avesse il libro. Il "directors cut" di Lynch è invece di circa 4 ore ma non ha mai visto la luce.

Con il successivo Velluto Blu, (in cui Lynch confermerà la sua  colloborazione con l'attore Kyle Mac Lachlan, già protagonista di Dune), si ritorna a una lettura cinematografica  inquietante e perturbante, dove la perversione fa da padrona per tutto il film. Una storia che inizia con un orecchio mozzato in primo piano, scovato dal protagonista in mezzo a un prato. Lontano da significati pulp alla tarantino Lynch spiegherà più tardi: "Non so perché doveva essere un orecchio. Doveva essere un punto aperto del corpo, un buco che porta in qualcos'altro...L'orecchio si trova sulla testa e finisce direttamente nel cervello, era perfetto."  L'orecchio mozzato era una strada perfetta per portare il protragonista Jeffrey (Kyle Mac Lachlan) all'interno di un mondo segreto situato nel cuore del film. E contro tutte le previsioni non sarà affatto il personaggio di Frank (Dennis Hopper) e la sua malvagità, la sua perversione, la violenza che usa su Dorothy (la Rossellini) a turbarci, ma il fatto che lo stesso Jeffrey (voyeur effettivo e metaforico di quelle aberrazioni) ne sia sostanzialmente attirato e eccitato. Un giallo? No, un "blu", il colore dell'inquietudine, unito al velluto come materializzazione del mistero.

Un film straordinario, quasi come il successivo Cuore Selvaggio, premiato a Cannes come miglior film grazie alla presenza di Bernardo Bertolucci in giuria (altro fedele discepolo dei films di Lynch). La storia è una galleria di personaggi dediti agli eccessi ed alla perdizione. È senza ombra di dubbio la pellicola più eccessiva e viscerale (per un approfondimento rimando a questa bellissima e esauriente recensione).

Dopo questa filmografia di tutto rispetto Lynch rimase nonostante tutto un "autore di nicchia". Fu con la serie televisiva Twin Peaks prodotta assieme a Mark Frost, che raggiunse la fama degli spettatori di tutto il mondo proprio mentre a Cannes trionfava con Cuore Selvaggio. E come non ricordarsi quello splendido serial televisivo a metà fra soap opera e horror metafisico? Il geniale agente dell'FBI Cooper (sempre Kyle Maclachlan!) con la sua fedele "Diane", l'immagine del cadavere di Laura Palmer ai bordi del fiume, il simpatico sceriffo, le spaventosi immagini di Bob che si nasconde dietro il letto della camera di Lura, le allucinazioni della madre, l'onirica loggia rossa con il nano che balla e che parla all'incontrario, i deliri dell'uomo senza il braccio. E poi ancora, tutto il contesto della profonda provincia americana: i dolci, il caffè, gli alberi e i gufi. E dietro tutto questo i demoni segreti di una cittadina insospettabile. Un programma epocale che ha rivoluzionato l'idea stessa del telefilm e il cui episodio pilota, l'unico diretto magistralmente da Lynch, rimane un'opera d'arte straordinaria, per riprese, musica, dialoghi e fotografia.

A questa esperienza televisiva Lynch farà seguire un lungometraggio Twin Peaks-fuoco cammina con me, inventando di fatto la forma del "prequel". Il film infatti racconta l'ultima settimana di vita di Laura Palmer. Ma se si pensa che Fire Walk whit me sia soltanto un'abile mossa commerciale per sfruttare sul grande schermo i successi ottenuti attraverso il tubo catodico ci si sbaglia grossolanamente. Questo è un capolavoro sfortunato, incompreso e non del tutto comprensibile. Pertanto, perfettamente lynchiano. Difficile, tenebroso, pessimista, surreale, pieno di significati e di simboli. Meravigliosa e sublime la colonna sonora di Badalamenti. E infine è uno schiaffo canzonatorio a tutti quei fan accaniti (sottoscritto compreso) che speravano di risolvere i propri dubbi interpretativi cruciali rimasti pienamente insoluti con la conclusione del telefilm e che li hanno invece visti moltiplicarsi, increduli, fino ai titoli di coda di Fuoco Cammima con me.

Ed arriviamo così agli ultimi due capolavori di mister Lynch: Strade perdute e Mulholland drive (in mezzo ci sarà Una Storia Vera, film atipico per Lynch ma commovente e bellissimo). Due film simili, che richiamano il senso dell'orinico e dello sdoppiamento (di personalità, ma non solo, anche uno sdoppiamento della realtà che i protagonisti vivono). Entrambi i film confondono la duplice sostanza dell'uomo fatta di razionalità e di immaginazione, ma che diventa una sola nel momento in cui si cerca un'alternativa alla realtà oppure un modo per intervenire su di essa in maniera da uscirne salvi (Strade perdute) o gratificati (Mulholland Drive). Entrambi iniziano con storie abbastanza linerari e comprensibili, ma nella seconda parte ci accorge di come tutto è o era in realtà fittizzio: genesi di una fuga dalla propria mente verso identità consolatorie (Strade perdute) o genesi di un sogno dove si proiettano le proprie ambizoni, i propri sensi di colpa, le proprie invidie per cercare di costruire una realtà diversa da quella che si vive (Mulloholand Drive). Due film in cui Lynch, per essere davvero severi, "centra" il capolavoro e tira fuori qualcosa che riesce ad essere emozionante, coinvolgente, inquietante, e ricco di un simbolismo insito in ogni dettaglio della pellicola. Due film in cui tutto necessita di un'interpretazione, perché ogni cosa è stata costruita perché venisse interpretata da ognuno, e perché venissero interpretate le conseguenze delle interpretazioni, in un percorso quasi illimitato per sua incredibile ciclicità.

Muholland drive in particolare è favoloso. Sesso e lacrime, storia di illusioni che si spezzano, saggio (feroce) sull’industria di Hollywood, discorso amoroso frammentato in una cornice noir, mistero di una scatola blu nelle mani di un barbone custode di rottami nel retro di un fast-food. Muholland Drive conserva il potere delle opere senza tempo, è la summa artistica di un regista geniale, un film vive di una forza insperata e ci ricorda che questo è quanto dovremmo chiedere ancora ai registi ogni volta che scegliamo di chiuderci in una sala buia insieme ad altri sconosciuti.

Esigere non solo di guardare un film ma di iniziare un viaggio nel nostro inconscio, nei nostri sogni e nei nostri incubi. Finito il quale ci si alza lentamente dalla poltrona e, in uno stato di piacevole stordimento, si esce dalla sala cinematografica ignorando il brusìo di chi (miserabilmente) sullo schermo non ha visto niente di quello c'era da vedere (perchè per lo spettatore medio cresciuto a Spielberg&Muccino è più importante "capire" un film piuttosto che tuffarsi in un’opera complessa, stratificata che parla ai sensi più che alla ragione). E magari protesta: "C’era da aspettarselo, Lynch è tutto così." Solo Lynch purtroppo, aggiungo io.

venerdì, 19 gennaio 2007
di visko

Passi per i petardi e gli strepiti a Torino per l'uno ed i saluti romani e gli insulti per l'altro.
In fondo Padoa Schioppa (nel primo caso) e soprattutto Prodi (nel secondo) alle contestazioni ci sono abituati e la prendono con filosofia .
Però quando su un aereo ti si avvicinano e ti dicono "buon giorno ministro" prima e poi, a voce più bassa bonariamente vi rimproverano che ne state facendo di cotte e di crude, un pò perplessi ci rimanete.
Specie se vi chiamate Mario Monti, ex commissario europeo e non siete mai stato ministro.
Però, ironia del destino, avete la sventura di somigliare a quello dell'economia.
Ironico e amaro destino, a volte, è quello dei sosia.
Si consoli, dott.Monti: ai sosia di Saddam è andata peggio, restando tutti disoccupati.

martedì, 09 gennaio 2007
di visko

Notizia di ieri è quella relativa ad una storiaccia che riguarda la fondazione umanitaria di Bill & Melinda Gates,  e per parlarvene è utile usare un parallelo letterario: vi ricordate dello Strano Caso del Dr. Jekyll & Mr. Hyde? Direte voi "e che c'azzecca?", fidatevi, ci azzecca eccome.

Per i pochi che non la conoscessero, riassumo la trama del romanzo di Robert Luis Stevenson: il dottor Henry Jekyll scopre una pozione che gli permette di dissociarsi nella sua parte malvagia, Edward Hyde, per poi ritornare ad essere il mite Jekyll dopo aver ingerito un antidoto. In quanto Jekyll non sa quel che Hyde combina di sordido, gli dà però carta bianca per entrare ed uscire dall'abitazione, lasciando disposizioni ai suoi servitori di soddisfare in tutto e per tutto le esigenze del signor Hyde (cosa che questi fa tranquillamente arrivando a commettere nefandezze varie, sino all'omicidio) e quando Jekyll scopre di non riuscire più a tenere sotto controllo la metamorfosi, decide di farla finita.

Bene, detto ciò, torniamo al nostro Bill Gates che, nel 2000, decise di lasciare la presidenza della Microsoft (rimanendone comunque azionista di maggioranza) e, insieme alla moglie Melinda, aprì una fondazione a scopo umanitario, la Bill & Melinda Gates Foundation appunto, per aiutare i diseredati del mondo, in primis quelli del terzo, soprattutto  per la cura di malattie devastanti come l'aids.

L'idea era quella di massimalizzare il "rendimento sociale" come se fosse un'azienda che si occupa di investimenti economici. Letteralmente.

Così ci mette dentro la bellezza di 35 miliardi di dollari a cui si associano altri 31 miliardi, forniti da Warren Buffet, il secondo uomo più ricco del Mondo (dopo Gates, appunto), che ha vincolato il suo investimento nella fondazione dei due coniugi alla sola condizione che ci sia almeno uno dei due a guidarla (tenuto conto che Bill & Melinda non sono neanche 50 enni, la condizione è assai favorevole al momento). Si arriva così a 66 miliardi di euro che, come fanno notare i quotidiani che se ne sono occupati (Repubblica e Corriere soprattutto)sono un monte di soldi: superano il PIL di almeno il 70% dei paesi del Mondo.

Chi ha apprezzato questa operazione evidenzia soprattutto come il buon Bill abbia sviluppato un nuovo metodo del "dare": cioè "applicando alla filantropia un business model competitivo". In realtà Bill è solo l'eccellenza di un paese dove i privati cittadini (che se lo possono permettere) danno in beneficenza una cifra pari allo 1.85% del proprio reddito (per farci un'idea, il generoso popolo Italiano dà lo 0.11%. Quando dico generoso lo fo senza ironia, anche perché, poi, se i nostri dindi finiscono per la missione arcobaleno o per quei fottuti braccialetti in plastica, per una variante economica dell'evoluzione darwiniana, si accorciano le braccine).

Ora Buffet ha lasciato buona parte del suo patrimonio (che ammonta a 45 miliardi di dollari) alla fondazione Gates perché, come ebbe già modo di dichiarare alla rivista Fortune in un'intervista dell'ottobre 1986, avrebbe dato via un bel po' di soldi per non trasformare i figli in "pigri nababbi" (non so quanti siano sti figlioli, ma con i rimanenti 14 miliardi in effetti dovranno rimboccarsi le maniche).

Comunque nessuno può negare che i propositi di Bill & Melinda sono ottimi: ripeto: non solo combattono aids e malaria in Africa con un'efficacia superiore a quella delle organizzazioni gestite dagli Stati (Bill Clinton ha ringraziato pubblicamente i Gates dicendo che, senza il loro intervento, il Malawi, squassato da un'epidemia che aveva decimato la sua popolazione, sarebbe sparito come stato), ma i due filantropi si sono impegnati anche a migliorare la formazione scolastica dei meno abbienti negli States.

Tutto bello, vero? Alla faccia di quelli che giudicavano il creatore di Windows uno spietato affarista disposto a passare come un caterpillar su tutti coloro che facevano concorrenza alla sua Microsoft.

E invece no: il Los Angeles Times pubblica un'inchiesta in prima pagina sul fatto che, se da un lato

"la fondazione ha erogato, ad esempio, 218 milioni di dollari in vaccini contro la polio e il morbillo in varie parti del mondo, compreso il Delta del Niger. Nello stesso tempo ha investito 423 milioni di dollari in società quali Royal Dutch Shell, Eni, Exxon Mobil, Chevron e Total, accusati di essere tra i maggiori responsabili delle malattie respiratorie che affliggono la regione. «Queste compagnie sono responsabili delle emissioni che saturano il Delta con un inquinamento che va ben oltre i limiti consentiti dalla legge in Europa e Stati Uniti», punta il dito il Times. Il dottor Elekwachi Okey, medico di Ebocha, dove vive il piccolo Justice (dall'articolo si scopre che ha 14 mesi, è stato vaccinato contro la polio ed il morbillo, ma che soffrirà vita natural durante della "tosse", come viene chiamato il disturbo respiratorio che spopola da quelle parti tra adulti e piccini), parla di «vera e propria epidemia di asma, bronchite e tumori ai polmoni che tormenta tutti, grandi e piccoli». «Qui siamo tutti fumatori», spiega il dottore, «ma non di sigarette». Dall'inchiesta emerge inoltre che la Fondazione ha finanziato società che figurano nelle liste nere dei peggiori inquinatori del pianeta, come Dow Chemical e Tyco International, i maggiori enti petroliferi al mondo. Oltre ai colossi farmaceutici che continuano a rendere inaccessibili ai malati del Terzo mondo le costose cure contro l'Aids".


E come si spiega ciò?!

Qui ci torna utile il romanzo di Stevenson relazionandolo al sistema fiscale americano secondo il quale, per evitare eccessive tassazioni, le fondazioni umanitarie devono versare il 5% del loro patrimonio.

Per cui il rimanente 95% invece viene investito secondo una formula - quasi una "pozione" - che prevede l'assoluta autonomia dei menager che si occupano di far proliferare il patrimonio della fondazione.

Questa autonomia, voluta dagli stessi Gates, servirebbe, in teoria, a creare una barriera a possibili ritorni di fiamma del Bill imprenditore: (sia mai che voglia progettare una nuova consolle con un nuovo sistema operativo con tanto di browser e lettore mp3 incorporato) mentre in realtà, come abbiam visto, s'è rivelata una furia investitrice completamente cieca, risultando quasi più dannosa del male che vorrebbe combattere.

Si, ho scritto "quasi", perché, se valutiamo  si verrebbe a creare un caso tipo "google-al-servizio-della-dittatura-cinese" dove gli stessi Larry Page e Sergey Brin, fondatori di Google, per spiegare il perché abbiano deciso di piegare il loro motore di ricerca alla censura cinese, han detto che era l'unico modo per far sì che "il mondo alla portata d'un click" arrivasse anche sotto la Grande Muraglia: "Mentre rimuovere alcuni risultati è certamente di poco conto per la mission di Google, non fornire assolutamente informazione è decisamente peggio"

Allo stesso modo, nonostante le storture evidenti - purtroppo - l'applicazione di "un business model competitivo alla filantropia"  è l'unica maniera, allo stato dell'arte, di migliorare le cose nel Terzo Mondo.

Ricordiamoci che Jekyll, incapace di poter tornare ad una condizione di "bene", decide di morire nel corpo di Hyde, mentre Hyde stesso si avvelena per sfuggire alla cattura della polizia.

Nel caso della fondazione Gates, non morirebbero solamente un'utopia o un'etica, ma anche tutti quei bambini che, nonostante tutto, potrebbero scampare ad una fine orribile. (Certo, col rischio che vadano incontro ad 'un'altra, agghiacciante).

E mentre noi si cerca un antidoto finalmente efficace, sembra quasi di sentirlo sogghignare mr. Edward Hyde, mentre ruota il suo bastone e si calca il cilindro sulla testa...

sabato, 30 dicembre 2006
di DanieleLombardi

Sono le 4:06 di sabato mattina. Fra due ore probabilmente il corpo senza vita di Saddam Hussein pendolerà già dalla forca. Così ci dicono, e, mentre leggerete questo post saranno già pronti  i coccodrilli su quello che fu Saddam Hussein dalla sua nascita fino alla sua morte.

Di Saddam vivo, personalmente, non me ne frega più di una mazza. Uno stronzo come pochi che è' riuscito ad uccidere più comunisti lui che tutta la CIA messa assieme. E' Saddam morto che spaventa. E non perchè penso che come in quella scena di Hot Shot 2 le sue membra spirate posano ricomporsi in una sorta di resurezzione dalle ceneri in stile terminator. Ma a spaventarmi è l'immagine del martire che ne uscirà fuori da questa esecuzione popolar-mediatica. C'è da domandarsi se davvero ce n'è era bisogno di un altro nuovo martire che darà nome all'ennessima brigata islamista che in suo onore farà esplodere quelle decine di bombe continuando a destabilizzare un paese in una perenne guerra/guerriglia civile. C'è da domandarsi quanto scomodo doveva essere per gli americani un Saddam vivo, lo stesso con cui i governanti a stelle e striscie fecero affari per armare l'Iraq contro l'Iran, decenni fa. C'è da domandarsi come un paese - che si autoproclama nella sua ricostruzione come una "nuova democrazia nascente" - possa fare ricorso a simili riti medioevali come la pena capitale per impiccagione, eseguendo di fatto leggi scritte nel dna dei carnefici stessi che si vorrebbero punire. C'è da domandarsi, infine, quando verrà la forca per i responsabili dei milioni di morti della guerra "preventiva". Ma forse questo è troppo. Si, troppe domande in una notte sola. E' come non averne nessuna. Ma la paura, quella si, rimane. Nessun comico. Nessun guerriero. Ora come ora mi sento solo spaventato.

Nella foto: e nemmeno la memorabile parodia saddamita di South Park mi tira su di morale.