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Leggendo e rileggendo i post di Nick (bentornato!) e Piero (pur'atté, bentornato!) e di Luigi, mi rendo conto che le "due scuole di pensiero" sono ben rappresentate,quindi qualsiasi cosa io possa aggiungere - aldilà del partito preso - servirebbe tutt'al più da cornice per un un quadro su cui i colori continuano ad affastellarsi l'uno sull'altro spero non in maniera caotica.
Per comodità, soprattutto mia, allora elencherò dei punti per mettere insieme questa cornice, poi vedremo che ne salta fuori (tanto le cornici si posson sempre cambiare).
1. Nick ha ragione quando si parla di "metafisica della natura umana" e ha finanche ragione quando dice che c'è "una vera battaglia in atto: parte dell'Occidente trascinato da un grande pensatore come Joseph Ratzinger e parte dell'Occidente trascinato dai vari Grillini ed altri più importanti pensatori laici. Non altro".
Il punto è che il grande pensatore Ratzinger è anche papa Benedetto XVI, capo d'uno stato che, per quanto piccolo, ha un potere non indifferente : condizione che non tutti i seri pensatori laici possono soddisfare.
2. La potenza della Chiesa non è solo dettata da quelle prerogative che ha giustamente elencato Piero e che appartengono ai "diritti" (sic!) acquisiti dallo Stato Vaticano negli anni, soprattutto nel nostro paese.
Da quasi duemila anni (visto che i fondatori della Chiesa cattolica sarebbero Pietro e Paolo) questa istituzione è la più grande fabbrica di consensi che la storia umana ricordi. Una multinazionale che, come Nick ci ha riportato, ha 1.057.328.093 di fedeli (sarebbe più corretto dire fidelizzati).
Un'azienda che ha nelle Sacre Scritture le linee guida e nell'Unico Dio e nel Verbo che Si è Fatto Carne i suoi Brand.
Ora questa lettura in marketing style della Chiesa che potrebbe sembrare blasfemia nella mia bocca, ha una testimonianza, al di sopra d'ogni sospetto, nelle parole di monsignor Ernesto Vecchi che, alla domanda: "la Chiesa ha preso lezioni di marketing?" rispose con un laconico:
"Scherziamo? La Chiesa può solo darne, di lezioni. Le aziende mortificano gli uomini misurandone la produzione, noi invece sappiamo valorizzarli. Il marketing? Ha cominciato Gesù, già duemila anni fa".
Gesù quindi è il testimonial perfetto, ma non solo per gli addominali scolpiti (come direbbe Daniele Luttazzi): sarebbe anche il manager che si è immolato per la Causa Aziendale ed attorno al suo sacrificio si è costruito un sistema che tutt'ora è in voga, tutto giocato su un equilibrio di pesi e contrappesi, crediti e debiti dove il senso di colpa, i peccati, la remissione dei medesimi, sono moneta sonante.
Senza intenti polemici: la Chiesa è riuscita ad assimilare (con la persuasione e laddove era stata
necessaria, con la violenza) anche molti dei culti concorrenti, spesso facendone propri molti aspetti, in un amalgama che cancella qualsiasi diversità con il dogma cattolico (ad esempio la mitra che indossano i vescovi s'ispira al copricapo dei faraoni, e la papalina a quello tipico della tradizione ebraica. La stessa "Casa Madre", la Basilica di San Pietro con tutta la piazza antistante, è il trionfo d'una Grandiosità kitsch: un obelisco egizio s'erge al centro della piazza, durante le feste natalizie da anni viene addobbato un albero di natale - ormai dimenticato simbolo dei celti - ma anche la maestosità architettonica della Cappella Sistina con il Giudizio Universale, hanno - nella loro bellezza - la necessità di annichilire: sostituire la valutazione estetica con l'enormità anestetica, per favorire il rapimento estatico).
Ma non solo: tolte le evidenti contraddizioni presenti nelle Sacre Scritture (la CEI ha dovuto fare i salti mortali per armonizzare il Vecchio Testamento con il Nuovo - su cui tutto l'impianto del marketing dell'Ecclesia si poggia - spesso con delle giustificazioni che potrebbero sembrare imbarazzanti: ad esempio commentando i continui incesti che costellano la vita dei patriarchi - incesti da cui sarebbe disceso anche Gesù, a ben vedere - nell'edizione della Bibbia approvata dal CEI si legge che "la morale dell'Antico Testamento non era perfetta e delicata come quella evangelica". Ah, ok, allora si ),la Chiesa ha adottato un sistema di comunicazione totale che le permette di dire tutto ed il contrario di tutto: ad esempio affermare, da un lato, che Paradiso ed Inferno sono (a dire di Giovanni Paolo II) solo delle metafore dell'essere "incorporati" o meno in Cristo e dell'essere "rimasti fedeli alla Sua volontà" oppure no. E continuare, dall'altro, a dire che Paradiso ed Inferno sono luoghi fisici, specie il secondo, in cui - secondo i Gesuiti - si finisce se si pecca di superbia, cioé "affermando sé stessi a scapito di Dio"). Metafora e luogo fisico: due messaggi contrapposti che, ammantati di mistero della Fede, arrivano a tutti, soddisfacendo tutti i gusti: una strategia di comunicazione davvero esemplare che funziona da secoli e che nei secoli s'è affinata.
3. Un piccolo appunto polemico sui totalitarismi che hanno cercato di annientare la Chiesa.
Nick, stai tranquillo: difficilmente la Chiesa potrà essere spazzata via da nazismi e comunismi vari e non solo, putroppo, per la Fede che pervade i credenti (abituati culturalmente all'esempio di immane resistenza dei martiri). Dico purtroppo p
erché sovente la Chiesa è andato a braccetto dei potenti, anche quelli meno present
abili: nel secolo scorso non c'è stato un tiranno che è stato scomunicato dalla Chiesa: così abbiamo avuto un Pinochet con il suo bel funerale cattolico o un Tareq Aziz, cristiano cattolico caldeo, che, processato per la complicità al dittatore Saddam, non ha avuto neanche un richiamo dalla Chiesa cattolica per la vicinanza al tiranno iracheno.
E tuttora abbiamo sacerdoti che senza battere ciglio, celebrano messe in suffragio di mafiosi morti perché s'interceda con la preghiera al passaggio dal carcere duro del Purgatorio, al Paradiso a piede libero. Tenuto conto che ci sono preti morti per aver lottato le mafie, un minimo di polso fermo ci sarebbe voluto, visto che nessuna misericordia è stata mostrata nei confronti di Piergiorgio Welby. Spero che il tariffario che si applichi alle messe per i mafiosi sia scandalosamente più alto che per le persone perbene, ma ci credo poco.
Chiuso l'appunto polemico.
4. il punto per cui Luigi è uscito fuori tema: la metafisica della natura umana.
Se per metafisica intendiamo "la parte della filosofia che studia l’essere in quanto essere, ossia i principi primi della realtà universale, al di là della conoscenza sensibile e dell’esperienza diretta dell’uomo", allora la faccenda diventa delicata, perché la Chiesa su questi principi primi, visto che ci ha fondato il suo Marchio, vuole avere l'esclusiva.
E avere l'esclusiva significa mostrare sia l'Unicità del proprio Brand, ma anche la sua manifesta superiorit
à non solo sulle altre religioni, ma anche su tutte quelle filosofie che proporrebbero visioni alternative, visto che "quando la fede è scarsa, la gente cerca appagamento nell'esoterismo" (parole del cardinale Julian Herranz, vicino all'Opus Dei.
Che fa la chiesa in questi casi? Si muove su due binari: da un lato cerca di dimostrare l'Eccellenza e la Superiorità del suo Marchio, dall'altro prova con lo "spionaggio industriale" a sondare le filosofie pericolose che comunque indagano sull'autotrascendenza della natura umana (nelle versioni "scorrette"), spionaggio ch
e però a volte dà risultati controproducenti.
E' quello che avvenne al gesuita indiano Anthony De Mello che, studiando anche filosofie orientali come il Buddismo ed il Taoismo, arrivò a sviluppare delle riflessioni giudicate perniciose per l'impianto della fede della Chiesa, tanto da meritarsi, il 24 giugno del 1998 (undici anni dopo la sua morte) una bolla d'ammonizione dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (presieduta dall'allora cardinale Joseph Ratzinger), in cui si legge, tra l'altro: "De Mello mostra apprezzamento per Gesù, del quale si dichiara "discepolo". Ma lo considera come un maestro accanto agli altri. L'unica differenza con gli altri uomini è che Gesù era "sveglio" e pienamente libero, mentre gli altri no. Non viene riconosciuto come il Figlio di Dio, ma semplicemente come colui che ci insegna che tutti gli uomini sono figli di Dio".
Quindi si trattava di una via si, metafisica, per l'autotrascendenza della natura umana, ma purtroppo non corretta.
5. Quindi il confronto si pone tra grandi pensatori laici ed un'Ecclesia che basa sull'infallibilità del suo massimo rappresentante (infallibilità sancita da Pio IX nel 1870) buona parte dei precetti che un buon credente deve seguire.
Così si parla, per esempio, di "amore cristiano", mettendo un'etichetta ad un concetto - quello dell'amore - che non solo è universale, ma ha tantissime sfumature sovente anche carnali, che però vengono viste ipso facto come sbagliate se non rientrano in quelle sancite dalla Chiesa.
Attenzione, nessuno dice che non debba esistere una definizione dell'amore cristiano, ma che questo sia l'Amore per Antonomasia ce ne corre: se si ha il libero arbitrio che libero arbitrio è se comunque ci viene dato da un'Entità per quanto Grande e Misericordiosa, secondo, cioè, i confini stabiliti dalla Chiesa?
6. A questo punto tocca parlare anche della differenza che si viene a stabilire tra essere laici e laicisti.
Perché, secondo la Chiesa, esistono dei laici buoni (ad esempio quelli di organizzazioni come l'Opus Dei, - il cui fondatore è stato beatificato a tempi record da Giovanni Paolo II - o come quelli di Comunione e Liberazione) ed i laici cattivi (o laicisti appunto), giacché il laicismo, come scrive don Gianni Bage
t Bozzo, "è una definizione della laicità come contrapposizione alla religione", mentre invece "La laicità, come i cattolici la intendono e come è ormai scritta in tutti i testi costituzionali democratici, è l'affermazione di un principio formale di composizione dei conflitti senza definizione del loro contenuto. I cattolici italiani si sono inchinati, con il consenso della gerarchia, alla decisione del Parlamento e del corpo elettorale che introducevano nella legislazione italiana il divorzio e l'aborto."
Verrebbe d'aggiungere, grazi'al cazzo, ma è quel "con il consenso della gerarchia" che dovrebbe farci riflettere.
7. In realtà toccherebbe fare attenzione anche al così detto relativismo debole.
Quello che uno dei pensatori laici che si scontrano col pensatore Ratzinger, cioé Giovanni Jervis critica scrivendo:
"Il relativista è ostile a tutte le posizioni «forti», specie se istituzionalizzate: però sembra non prendere mai in esame la forza, e anche l'aggressività, della propria posizione. Se è vero che predica di lasciar fiorire i cento fiori delle culture e delle opinioni, in pratica ha le sue preferenze, talora persino faziose, e in ogni caso tende a considerare se stesso come un fiore migliore degli altri".
Ed è il rischio di un multiculturalismo che si erge come bene primario da tutelare, magari ponendolo anche al di sopra di diritti inalienabili della persona.
8. Allora il quesito diventa: è possibile stabilire un confronto con un'Istituzione che piuttosto che competere (dal latino: cum "con", petere "andare verso", quindi "incontrarsi") preferisce "surpetere" (neologismo che indica andare al di sopra, quindi bypassando il confronto)?
(ironia del dizionario: la parola Ecclesia indica sia la Chiesa, e la comunità dei fedeli, sia, nell'antica Grecia, l'assemblea generale dei cittadini, che nei regimi democratici aveva prerogative sovrane, quale delle due definizioni è andata smarrita, quando si parla della nostra Azienda?).
Anche perché è aumentato il numero di persone che affermano la verità "assoluta" del loro credo religioso, quindi, allo stato dell'arte, la lotta di Joseph Ratzinger alias papa Benedetto XVI contro il relativismo debole, vede il campione della Chiesa cattolica Apostolica vincente.
Inutile dire che nel discorso pro o contro i Dico allora le ragioni della CEI, così come quelle del Papa, trovino una sponda davvero favorevole all'interno del nostro Parlamento, dove essere cattolici è una condizione "sine qua non" si possa avere un'autotrascendenza della natura umana corretta, con buona pace di tutti i pensatori laici (e non laicisti) che senza il consenso di alcuna gerarchia, cercano un confronto con la più grande Azienda di marketing mai esistita al mondo.
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Io invece mi permetto di utilizzare il “panorama mediocre dei blog” (ma ne siamo poi sicuri? Invito a far visita, a tempo perso, al blog di Beppe Grillo, per esempio. Bhè, tutto mi sembra tranne che un panorama mediocre. O almeno, il panorama potrebbe essere mediocre, ma il modo in cui lo si tratta, no.) per apertamente schierarmi CONTRO la morale cattolica. Sicuro che, questa presa di posizione, non offenda questo credente o quel difensore della croce, come tanti (non mi sono mai premurato di contarli) ce ne sono. Sicuro anche perché, le prese di posizione, com è noto, non offendono. Volendo prescindere un attimo dall’attualissima disputa su Di.Co, coppie gay, riconoscimenti di diritti più o meno sacrosanti (esistono diritti sacrosanti e diritti malsani?), punterei l’attenzione sul “grande pensatore” (così come definito da nick24) cattolico J. Ratzinger. Colui il quale, a pochi giorni dal suo “insediamento” lanciò i primi strali inquisitori contro Harry Potter definendolo una creatura malvagia. Spero soltanto che una voce pietosa abbia spiegato a Sua Eminenza che Harry Potter altro non è che una creatura fantastica partorita dalla mente di una scrittrice inglese e che ha avuto e continua ad avere un grande successo nelle librerie soprattutto tra i più giovani.
Francamente non m’importa una beneamata se S.E. Mons. Rino Fisichella (ma è annoverato tra i grandi pensatori anche lui?) tiene “pleonasticamente" a precisare (ah! questi pleonasmi impertinenti!) che la Chiesa non ha nulla contro i gay e che peraltro è risaputo che tra le sue fila ve ne sono molti (ah si?). Conosco un noto pensatore cherokee, in onda nel pomeriggio su Radio2, che avrebbe le parole giuste a commento di questa dichiarazione. Ma qui non siamo alla radio. Rimando i lettori all’ascolto di 610, programma radiofonico di Lillo&Greg, in onda tutti i giorni dalle 17 alle 18. Sempre che non sia considerato panorama eccessivamente mediocre anche quello. Ma torniamo al “grande pensatore” cattolico.
L’allora cardinale J. Ratzinger fu firmatario nel 2005 del Compendio del Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, quale presidente della commissione speciale che lo redasse. Attraverso il libro Non credo di Giorgio Galli (grazie visko per la segnalazione), sono venuto a conoscenza dei contenuti di questo importantissimo compendio. E non nego che di passaggi interessanti ve ne sono. Considerata la straordinaria attualità dei temi, vorrei qui prendere in considerazione la parte in cui il compendio si occupa di sessualità. Ora, già il paradosso per il quale chi non pratica la sessualità si sente autorizzato a dettarne le regole, potrebbe far storcere il naso ma un passo in avanti lo facciamo quando si elencano i “principali peccati” contro la castità. Eccoli: “…l’adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro, gli atti omosessuali. Questi peccati sono espressione del vizio della lussuria…”. Come giustamente fa notare Galli la giusta condanna della pedofilia è accompagnata da strane equiparazioni (gli atti omosessuali con lo stupro), nel quadro della indimostrabile asserzione che la castità sia una virtù contrapposta al vizio.
Non lo so, a me viene in mente quell’episodio biblico magari poco conosciuto ma abbastanza esplicativo, contenuto nel secondo “Libro dei re” (23-24) in cui un gruppo di ragazzi beffeggia il profeta Eliseo perché calvo: lui li maledice nel nome del Signore e vengono fuori due orse che ne mangiano quarantadue (di bambini). Questa è storia sacra? Oggi il “grande pensatore” Ratzinger ci conferma con beata sicumera che “l’inferno esiste. Ed è eterno”. Probabilmente domani ci dirà che all’inferno ci vanno i bambini che raccolgono le figurine di Harry Potter…
Il punto più alto, a mio avviso lo raggiunse quando pontificò dagli scranni vaticani: “L’uomo che non mette Dio al primo posto nella propria vita perde la sua dignità”. E il lavoro? E la logica? E il diritto? E il libero pensiero?
Inviterei chi crede che pensatori laici siano Grillini e “qualcun altro più importante” a documentarsi, altrimenti corriamo il rischio di continuare a non capire Nietzsche, il quale faceva appello al senso di responsabilità, a non gettare alle ortiche la nostra intelligenza, la nostra volontà, a non farci prendere al laccio da una grossolana prepotenza penosamente (perchè pastoralmente) travestita.
E che il dibattito continui, se proprio non dagli studi di Porta a Porta, almeno in qualche "mediocre panorama". Tipo un blog...
Raccolgo l'invito di Piero a dibattere sui Di.Co, e anzi porterei avanti il suo ragionamento. Il relativismo culturale fa breccia nei cuori e nelle menti dell'Occidente secolarizzato (e soprattutto nel panorama mediocre dei blog...), perchè dunque porsi dei limiti, e soprattutto chi decide il limite, se non l'etica e la morale, da qualcuno per forza stabilite e diffuse nella cultura comune? Si direte voi c'è un limite derivato dal buon senso...ma questo è qualunquismo puro e forse direste ciò perchè il vostro retroterra culturale vi ha trasmesso qualcosa, prospettandovi delle soluzioni morali concrete, volenti o nolenti,senza le cui, le opzioni comportamentali su cui si può indulgere sarebbero infinite e peraltro i limiti morali (limitare i propri comportamenti con un codice morale non equivale a limitare l'uomo e la vita umana, come pensava Nietzsche) non esisterebbero se non venissero "inculcati" e introdotti da qualcuno. Infatti Piero nel suo post, liquida velocemente il problema dicendo che "c'è poco da argomentare sulle esternazioni di Sua Eccellenza", preferendo così scagliarsi sulla legittimità stessa di Sua Eccellenza e dell'istituzione millenaria a cui appartiene.
Rino Fisichella sul Corriere di ieri, in questo clima di belligeranza laico-integralista, tiene comunque pleonasticamente a precisare che la Chiesa non ha nulla contro i gay, ed è peraltro risaputo che tra le sue fila ve ne sono molti. La posizione della Chiesa è piuttosto facile da comprendere se si ha la volontà di farlo, e quando si invoca la democrazia e poi si vuole veder scomparire un istituzione che rappresenta 1.057.328.093 persone (tre volte la popolazione statunitense), viene spontanea la domanda sul cosa si intenda per democrazia.
La soluzione di "sradicare" il Vaticano è ciò che in un secolo di Nazismo e Comunismo si è quasi riusciti a fare...
Tornando al problema centrale che Piero in questa sede non ha affrontato, cioè perchè non avallare anche forme di incesto, di poligamia, perchè non consentire rapporti sessuali consezienti tra adulti e bambini, come avveniva nell'antica Grecia, visto che il valore 100 visto da mille è poco, anzi è uguale a 10 visto da 1. Se si ragiona così senza rendere conto a quell'autotrascendenza o a qualche altra forma di interpretazione, si può fare ciò che si vuole, si può chiedere al Papa di fare la messa cantando brani dei Metallica, si possono confondere i ruoli, si può perdere l'orientamento, come le tragedie del secolo scorso dimostrano.
Si, certo, si obbietta facilmente che paragonare due persone che si vogliono bene, ad una possibile tragedia in vista, è cosa scorretta. Ok è vero, ma è sbagliato il presupposto. Non si obbietta nulla a tutto ciò, oggi tutti sono liberi di amarsi (dopo le discriminazioni subite nel passato), ma cosa estremamente diversa è voler cambiare l'assetto sociale. Non è una sottigliezza, è un cambiamento epocale, che si può e si deve certamente prendere in considerazione, ma non con la leggerezza avventuristica di Zapatero et simili, e tenendo anche in considerazione la prestigiosa ed autorevole posizione della Chiesa romana e dei suoi vescovi. Si rifletta bene sul cosa e sul come, senza scannarsi dalle rispettive posizioni.
I Di.Co sono un pretesto usato da una parte del centro-sinistra, non per garantire diritti minimi di civiltà, come tentano di spacciarli, ma bensì, per mettere in pratica, via legislativa, un mattoncino di anti-clericalismo simbolico, legittimo, ma cosa ben diversa dal garantire coppie di fatto, a cui importa poco della legge in se. Agli stessi gay importa più che la loro unione famigliare venga ufficialmente riconosciuta uguale e alla stregua delle unioni "naturali" uomo-donna, che non dei diritti in se, già garantiti dal diritto italiano. Voglio dire, è una battaglia puramente politica, non di diritti. E' legittimo affermare che le coppie gay siano uguali alle coppie etero, ma è legittimo affermare il contrario: è quindi una battaglia culturale, filosofica, di visione antropologica,la discriminazione non c'entra niente.
Questa è la vera battaglia in atto: parte dell'Occidente trascinato da un grande pensatore come Joseph Ratzinger e parte dell'Occidente trascinato dai vari Grillini ed altri più importanti pensatori laici. Non altro.
UPDATE:
Massimo Adinolfi su Left Wing, in un articolo sulle coppie di fatto, argomenta bene da una posizione laica, sottolineando che lo scontro è sulla "metafisica della natura umana".
Nel caso ci fossimo dimenticati dell'importanza della famiglia, e del fatto che, a quanto pare, l'etica si fa con i "se" e i con i "ma", è giunto puntuale un nuovo forte appello della Conferenza Episcopale Italiana, in breve, CEI. (Come a dire, o ci fai o ci CEI). Il reverendo presidente, Mons. Bagnasco, uomo dallo sguardo mite vagamente simile a quello di Renato Schifani, invita il fedele cittadino a ricordare che "quando si perde la cognizione corretta autotrascendente della persona umana" i capisaldi dell'etica rischiano di collassare. E con essa, l'essere umano. Nel suo ragionamento sobrio e lineare, il Monsignore spiega come lo smarrimento della cognizione corretta autotrascendente della persona umana porterebbe, dal riconoscimento legale della coppia di fatto gay, alla legalizzazione dell'incesto, al diritto alla pedofilia, fino alle crociate e all'indice dei libri proibiti (ah no, scusate. Quello va bene.).
Ora c'è poco da argomentare sulle esternazioni di Sua Eccellenza. Tra le varie possibili reazioni, forse la meno peggio sarebbe quella indicata dall'onorevole Pionati, passato dal TG all'UDC: "Solo un miracolo potrebbe consentire a esponenti della sinistra più becera ed estremista ["'sti brutti froci" non ce lo metti?] di comprendere la profondità di pensiero di Bagnasco". Bagnasco l'Oscuro, lo chiameremo d'ora in poi.
Il dibattito sui Dico va avanti da parecchio tempo su questo blog, e ognuno di noi clowns ha le sue opinioni e le difende come meglio crede. Io appartengo al gruppo (siamo un gruppo? boh, speriamo) di quelli in favore del riconoscimento legale delle coppie gay, se non altro per la piena convinzione che tutto questo scandalizzarsi per questa proposta di legge sia solo il frutto di interessi politici del Vaticano, da una parte, e pregiudizi medievali in generale, dall'altra. Direi che il commento del Monsignore rende abbastanza chiaro il livello a cui si sta arrivando pur di inventarsi (perchè di questo si tratta) "ragioni invalicabili" per fermare questo provvedimento. D'altronde, quale modo migliore che appellarsi alla cognizione corretta autotrascendente della persona umana? Voglio vedere chi prova a dire qualcosa contro la corretta cognizione autotrascendente della persona umana (Pionati, perdonami, ma non afferro la profondità di questa frase, e dunque mi fermo alla parte che mi fa ridere..) Uguaglianza? Pari dignità? Pari moralità? No, prima viene la corretta cognizione ecc., poi il resto. Sacrosanto.
I miei genitori mi hanno mandato alle scuole cattoliche, con la speranza/illusione che avrei ricevuto un'educazione religiosa e che, probabilmente, avrei tenuto sempre ben presente la corretta cognizione autotrascendente della persona umana (specie quando le suore ci picchiavano per le più svariate ragioni). Poi i miei studi hanno preso direzioni più secolari, più "illuministiche", e sono diventato un sostenitore della totale necessità di distinguere lo Stato dalla Chiesa. La libertà dell'individuo e quella del cittadino non devono essere confuse, a mio parere. Non si può, ovviamente, essere costretti a fare cose che vanno contro le proprie profonde convinzioni morali: nemmeno, e questo a mio avviso è fondamentale in uno stato di diritto, si può esigere che tutti si conformino alle proprie convinzioni morali. Ma di nuovo, questo è un argomento troppo ampio perchè una sola persona, per di più con pochi capelli come me, ne possa discettare da solo. Vi invito dunque al dibattito.
Quello che mi sento di dire in maniera più ampia riguarda la CEI e, più direttamente, il Vaticano. Qualcosa che mi sconvolge ancor più della scoperta della corretta cognizione autotrascendente della persona umana. Ovvero, il fatto che dietro queste affermazioni e dibattiti ci sia l'accettazione, da parte del mondo intero, di una grande impostura: ovvero, del fatto che si permetta a un gruppetto di edifici nel cuore di Roma, esente dall'obbligo di pagare tasse, guidato da una società segreta (e arcaica) di clerici, che nella sua organizzazione interna non conosce nessun pratica democratica di trasparenza o di eguaglianza uomo-donna, nessun concetto di libertà di espressione, si permetta, dicevo, di avere tutta questa influenza. O meglio: che a tale "oggetto" si permetta ancora di esistere.
In tempi recenti, sotto Ratzinger, e prima ancora con Woytila, si è permesso a questa entità medievale di avere un ruolo nelle politiche delle Nazioni Unite su materie di grande rilevanza, ad esempio il controllo delle nascite e l'uso di contraccettivi. In Italia, la recente quasi caduta del governo (e certamente la prossima ventura) ha subito lo scossone finale probabilmente proprio dalle schiere vaticane (che, ovviamente, agiscono nell'ombra). Io più penso a questo fatto, e più mi sembra ridicolo, nel terzo millennio, avere a che fare con il Papa. Abbiamo l'Imperatore? No. Abbiamo la democrazia? Sì. Allora a che pro un vecchietto miliardario che non paga le tasse e che altri vecchietti miliardari hanno eletto vicario di Cristo? Ma non si diceva che la religione non era accessibile alla ragione umana (parola di quel mattacchione di Kant, non mia)?
La soluzione alle ingerenze perniciose di Ratzinger e dei suoi accoliti e alleati non è sfidare semplicemente la pretesa del clero di avere ruoli politici: è di mettere in questione la legittimità del Vaticano come Stato. Il tempo in cui questo ibrido istituzionale aveva diritto ad essere trattato come uno Stato è passato da parecchio, come lo è il suo diritto a campagne idelogico-politiche, e soprattutto alla gestione di "immorali" (mò ce vuole) somme di denaro, che ancora oggi gli viene concesso. Sarebbe un grande risultato per la riforma del sistema globale, per i promotori della "società civile globale", di porre lo sradicamento del Vaticano come obiettivo per i prossimi anni.
L'anno scorso ho avuto la possibilità di assistere a una "lectio magistralis" di un famoso prof in un'università inglese, Fred Halliday, un luminare nell'ambito della storia contemporanea. Quel giorno discuteva della politica di Benedetto XVI, criticandola aspramente. Riporto qui la conclusione del suo discorso (liberamente tradotta), che è diventato un pò la mia hit preferita, ovviamente dopo il discorso finale di Rocky IV:
E se tutto questo [l'abolizione del Vaticano] non può essere fatto per vie "istituzionali", allora potremmo considerare altri mezzi per raggiungere questo risultato che, ripeto, dovrebbe essere un'aspirazione per una società che voglia progredire. Magari arriverà il giorno in cui una mobilitazione di massa secolare e anti-clericale, raccolta da ogni parte del mondo, si incontrerà a Roma e semplicemente occuperà questa anacronistica e perniciosa istituzione: e così facendo abolirà l'autorità politica e diplomatica di papi e monsignori, e restituirà il Vaticano, la sua ricchezza e i suoi edifici, a una società secolare in cui la ricchezza è più equamente distribuita.
Tutto questo senza intaccare minimamente la corretta cognizione autotrascendente della persona umana.
aneddoti
brevi
ce poco da ridere
celebrity s confessions
espropri culturali
ipse dixit
la palla e rotonda
newspapers
parliamoci addosso
personaggi
politichese
questa vecchia pazza rete
radioclown
ratzinger
sciamanesimo mediatico
shots
societa
tubo non catodico
tv ed altri soprammobili inutili
visto ascoltato letto
welcome to lucca