Inviaci notizie, segnalazioni, suggerimenti e critiche. O la tua disponibilità a collaborare con noi.
... l'hanno rifatto.
Però stavolta hanno cambiato argomento: l'omicidio di Marsciano, in quel di Perugia.
Vespa, con la classe che lo contraddistingue, sullo schermo che fa da sfondo allo studio, ha fatto scrivere "QUANDO L'ORRORE TI DORME ACCANTO", da Mentana stan mandando un servizio dove la gente, mentre il marito della vittima, accusato dell'omicidio, è condotto alla caserma dei Carabinieri urla: "la pena di morte, ci vuole la pena di morte!".
Ma l'aspetto inquietante è ancora la presenza in studio dell'avvocato Taormina, stavolta su una delle poltroncine bianche di Vespa.
Allora è l'avvio d'una nuova era televisiva.
Se avete intenzione di uccidere donne incinte o di seviziare bambini, siete avvisati: l'inferno ha la musica di Via col Vento oppure un anfitrione coi riccioli che parla a mitraglia.
(Poi, dopo, la situazione ha ritrovato un suo equilibrio: da Vespa s'è parlato di Rignano Flaminio, da Mentana s'è continuato a parlare di Marsciano.
Me ne sono accorto perché, facendo zapping tra canale 5 e rai 1, su una poltroncina bianca è apparso il rappresentante delle maestre-presunte-pedofile (quello colla bocca a culo di gallina, per capirci). Al che mi ero detto: "ohibò, e che gli chiedono pareri anche su un uxoricidio a codest'uomo?!", poi l'inquadratura s'è allargata e sullo schermo alle spalle di Vespa c'era scritto qualcosa tipo: "I BAMBINI CONTINUANO A STARE MALE, MA LA LA COLPA NON E' DEGLI INDAGATI?", uno dei classici quesiti che ti portano a formulare ipotesi balorde e morbose tipo: allora si sono seviziati da soli sti bambini?!
Superata quest'impasse, ho pensato: "un attimo, ma allora se c'è Taormina, se c'è Bocca a Culo di Gallina, chissa sé...". Suona il campanello, parte Via col Vento e Vespa dice: "facciamo entrare la combattiva vicepresidente dell'associazione dei genitori di Rignano" ed arriva la mia mamma preferita.
Dio usa delle vie davvero misteriose, per quanto gradite, per manifestare la sua esistenza...)
p.s.
poi mi sono addormentato.
Semplicemente per stanchezza e non per un atto di snobismo verso Vespa e Mentana: se ieri sera, verso mezzanotte, mi sono alzato dal letto per scrivere questo post e se stamattina, alle 7.18, prima di andare a lavoro, ho riacceso il pc per apportare quest'aggiunta, vuol dire solo che questa cosa inizia ad ossessionarmi.
Ergo: non sono affatto migliore di chi s'è sciroppato le due trasmissioni di ieri sera.
Amen.
La storiaccia dell'asilo di Rignano Flaminio è arrivata come una boccata d'ossigeno per la morbosità di quegli Italiani che magari ci son rimasti male perché ad Erba il tunisino era innocente.
In questa nuova tragedia che travolge un piccolo comune i maestri di cerimonia preposti all'uopo sono i due che si contendono il palmares dell'approfondimento (la metafora più appropriata è quella del coltello girato nella piaga): Enrico Mentana e lo sguazzator di frattaglie mediatica per eccellenza Bruno Vespa.
Il culmine s'è raggiunto la settimana scorsa allorquando
sia Matrix che Porta a Porta avevano come argomento le vicende dei bambini dell'"asilo degli orrori" (da qualche parte è stato ribattezzato così? In caso di diniego mi assumo la paternità di questa definizione, siete testimoni): equamente s'erano divisi i partecipanti della trasmissione: due genitori di bimbi presuntamente violentati dalle maestre, un parente delle maestre, un avvocato per parte.
E' una fortuna, per queste trasmissioni, che non si tratti di violenza perpetrata su un solo bambino: in tal caso la partecipazione di molteplici genitori in due trasmissioni contemporanee sarebbe stata possibile solo in caso di incertezza sulle generalità del padre, visto che la madre resterebbe una sola. Se invece il bimbo fosse stato adottato e la madre naturale avesse avanzato pretese, avremmo avuto allora anche due madri (una delle due presentata magari come matrigna, appellativo quasi spregiativo, e per giunta anche ossimorico se delle, due mamme, la matrigna fosse stata quella più amorevole).
Ma questi sono meri esercizi mentali (esercizi mentali manuali, leggi: pippe).
Semplicemente mentre nel caso del delitto di Cogne non ricordo sia mai capitato che i due sfidanti andassero in onda contemporaneamente sullo stesso fattaccio (anche lì nulla avrebbe vietato di dividersi esperti, avvocati, periti, testimoni, parenti anche di gradi sino a due cifre. Cosa ha trattenuto Vespa e Mentana?), in questo caso s'è osato l'inosabile (almeno sinora): vedere quale delle due trasmissione ce l'avesse più duro (l'indice d'ascolto, ovvio) a parità di condizioni (e disparità di conduzioni).
Così ci sono dei duelli che si ripetono incrociando i possibili contendenti anche se le combinazioni, gira e volta, sono sempre quelle: c'è la mamma d'una bambina - la mamma che mi piace di più, esteticamente intendo - che è mossa da vibrante indignazione (cosa che la rende vieppiù eccitante dinanzi ai miei occhi morbosamente circuìti) nonostante la sua figliola non sia mai stata coinvolta, però ha una buona dialettica (la mamma, non la figliola), bella presenza (sempre la mamma), per cui l'han chiamata entrambi, sia Vespa che Mentana quando c'è da dibattere. Poi c'è uno il tipo del comitato sull'Innocenza degli indagati: quello che balbetta un po', ha la barba di cinque giorni e la bocca a culo di gallina ed è sempre accigliato come se, ad ogni passo compiuto, pestasse una cacca. Ed ai piedi avesse delle infradito. Ancora c'è un avvocato dall'occhio ceruleo e la barba brizzolata che fa no colla testa e che si scusa quando interrompe l'intervento della mamma-buona-era-lei e lei gli fa presente "che, no, scusi avvocato, io non l'ho interrotta quando lei parlava", c'è il papà che continua a raccontare la storia della patatina della sua bimba tanto da farla diventare la Patatina per Antonomasia, senza farle perdere, a quella patatina, un briciolo della sua innocenza violata.
La sensazione, ad un certo punto, è quella di assistere a degli incontri tra campioni di Wrestling: gira e volta, son sempre gli stessi che si danno sganassoni (per finta, almeno i lottatori di wrestling) e le uniche cose che cambiano sono i contesti in cui rappresentano la loro pantomima.
Esatto: una pantomima. Il rischio che si corre - che stiamo già correndo, visto che che questo tipo d'interesse morboso attorno ad un fatto di sangue è iniziato con il delitto di Samuele come ha fatto presente Francesco Merlo in un editoriale uscito su Repubblica il giorno dopo la trasmissione dei due approfondimenti - è quello di perdere di vista il dramma che devono aver vissuto questi bimbi per colpa di qualcuno (che non è detto debbano essere per forza le maestre, la bidella, il benzinaio ed il regista sospettati), per aspettare l'ennesimo colpo di scena, la rivelazione drammatica, la svolta imprevedibile.
Svuotare di significato un fatto dai contorni ancora nebulosi e farlo diventare un evento magari nitido, pieno di interviste, ricostruzioni, filmati e scontri verbali in studio, cioè un evento buono solo per attirare audience basato, per l'ennesima volta, sulla dicotomia colpevolisti vs innocentisti: una classica dicotomia da Cogne in poi, appunto, dimenticando, tra l'altro, che tutti gli "-ismi" sono dannosi, figuriamoci quelli che sono relativi a fattacci di cronaca che coinvolgano dei bambini.
(Ho tirato fuori il caso di Cogne sia perché è stato l'evento che ha dato la stura a queste trasmissioni d'approfondimento infarcite di morbosità, sia perché ospite della trasmissione di Mentana, quella sera, c'era - udite udite - l'avv.Taormina).
Di cosa abbiano parlato nelle due trasmissioni?
Non lo so: lo zapping da un canale all'altro, soprattutto con sguardo incredulo per l'eccezionalità dell'evento, non mi ha permesso di seguire per più di qualche minuto questo o quel ragionamento, ma son convinto che questo esperimento possa avere altre repliche magari affinando le differenze tra le due trasmissioni (magari, chissà, da Vespa le interviste a bambini col volto pixelato che toccano tuberi pelati per evitare qualsiasi allusione, o da Mentana lo scoop delle passioni sessuali segrete di qualche maestro di asili nido, che per di più s'eccita solo dopo aver trafitto gli occhi d'un gattino con uno spillone e viene copiosamente, urlando le coordinate geografiche di Rignano Flaminio).
Personalmente aspetterò con ansia il giorno in cui la mamma-ospite che piace a me, decidesse di protestare per la lungaggini degli inquierenti, mostrando le tette in tv.
Evvai.
Certe volte capita che il mio animo J.D. si scontri in modo molto acceso con il mio animo Dr. Cox.
La vaccata in salsa "sagra del liscio italico" quest'anno rappresenta davvero il peggio della musica italiana.
E, a parte le mummie varie di chi pensavamo morto e sepolto per poi resuscitare in questo Festival (a partire da Pippo Baudo), le uniche note positive sono segnalate dall'ottimo Cristicchi e dal sempre ironico Silvestri (quest'ultimo, nessuno lo ha capito, si è presentato con una canzone sulla latitanza di Provenzano).
Il resto è già fatto e sentito. Anzi, direi plagiato. Avete in mente i versi della squallida canzonetta di Dj Francesco e suo pooh-padre Facchinetti?
"Come i padri e i figli / con i propri sbagli / La storia siamo noi, tutti noi".Mi sembra di averla già sentita...
"La storia siamo noi, siamo noi padri e figli / siamo noi, bella ciao, che partiamo."Come volevasi dimostrare.
eh, è più forte di me... devo fare un re-post, visto che è ricominciato Lost. Scritto una domenica pomeriggio dello scorso luglio. Ad un certo punto si parla delle liberalizzazioni di Bersani. Il primo pacchetto, quello amato dai tassisti...
Mado', sembrano passati secoli...
Sarà che ho passato le ultime notti a vedere la seconda serie di Lost che un collega mi ha riversato su dvd (in una settimana ho visto la bellezza di 23 episodi, con la media di quasi quattro episodi a notte..... Enrico Ruggeri avesse continuato a fare il musicista invece che condurre una trasmissione simile? Ve lo dice un ammiratore di Ruggeri (cantautore): sarebbe successo che forse il pubblico italico si sarebbe risparmiato lo spettacolo dell'ennesimo salotto trash dove vengono messe in mostra storie achiappa ascolti. Il tutto molto poco reale e invece molto scandalistico. E dopo le gemelle trans e Luciano Moggi ieri sera Il Bivio ha messo in campo il martire cristiano con le stigmate aliene. Proprio una bella roba. Ascoltate me: se vi trovate davanti a Il bivio meglio che cambiate strada...
Se non posso definirmi propriamente di sinistra, di certo non sono di destra e, seppur lo fossi, non sarei berlusconiano. Ciò non toglie che, quando ho visto Silvio prima "commuoversi" e poi perdere i sensi, mi è dispiaciuto molto. Ma non voglio parlare del "potere del corpo" di Silvio -fortunatamente ripresosi in fretta - come si fa in un bell'articolo su Repubblica di oggi: un potere mediatico che deriva dal vigore fisico di un uomo "potenzialmente immortale" (parole sempre ripetute da Scapagnini, il medico personale del cavaliere). Un vigore aiutato anche dai prodigi della scienza medica di cui Silvio, come ben si sa, è sempre stato sostenitore e usufruitore.
E' invece sulla polemica innescata da Emilio Fede che vorrei spostare l'attenzione: è giusto mostrare le immagini del malore, violando la privacy di un personaggio che, per quanto pubblico, viene ripreso ed esibito in uno dei momenti di massima debolezza?(creando un corto circuito temporale, ma sempre mediaticamente rivelato: il malore che colse Berlinguer durante un comizio e che, purtroppo, si risolse con la morte per ictus del segretario PCI).
E' ovvio che, trattandosi d'una diretta, le immagini riprese, almeno una prima volta, vanno in onda senza filtro, arrivano ovunque e sono incontrollabili. Ma è anche vero che dopo, soprattutto quando rientra l'emergenza e tutto si derubrica a mero malessere, il ripetere quelle immagini potrebbe avere una valenza morbosa.
Questo episodio, emotivamente "potente", diventa però topico per un'altra discussione che si sta facendo in questi giorni (ma che affonda le radici in un passato neanche troppo remoto) sul controllo e la necessità di mettere in onda immagini forti, quindi a prescindere dalle violazioni della privacy.
E, quasi per consecutio logica, entra in scena la Rete: il (non) luogo dove le immagini diventano subito patrimonio comune, lasciando sia testimonianze (oltre che tracce), ed alimentando un fenomeno a cui si vorrebbe porre limiti, specie quando le immagini rappresentano scene di violenza che sono "costruite" apposta. Si perché, oltre la faccenda di Silvio (che ha anche uno strascico internettiano: ripresosi, aveva visto un medico col barbone brizzolato: "mamma mia, questo sembra Bin Laden" e nei forum legati ad Al Qaeda hanno gioito del malore del cavaliere), sino al giorno prima l'attenzione era tutta per la diffusione su Google dei video "bullisti" girati con i cellulari: gli inquirenti hanno ipotizzato reati anche per i responsabili italiani del motore di ricerca, la cui colpa sarebbe la mancanza d'un filtro di controllo.
Ed in seguito a ciò, in Parlamento si rafforza la voce di chi vorrebbe attivare, quindi, un sistema di controllo del materiale che circola sul web, motivandolo sia in nome della tutela dei diritti delle persone sia come antidoto ad una situazione degenerata.
In questo secondo caso, come avrete capito, tutto diventa spinoso: tecnicamente sarebbe complicato, ma non impossibile (la Cina docet). Però vien da chiedersi: l'estremo rimedio è davvero quel che ci vuole per un male che vien giudicato estremo? Sarebbe stupido dire che il problema non c'è, perché non solo esiste, ma rischia di prendere una piega ancor più drammatica.
Faccio un esempio limite: sino a qualche tempo fa quella degli snuff movies era una leggenda urbana: non è mai stata provata l'esistenza di film contenenti reali abusi su persone che, alla fine delle violenze, sono ammazzate dinanzi alle telecamere.
Ora, allo stato dell'arte e senza coinvolgere la malavita, sette sataniche o deviate case cinematografiche, potenzialmente lo snuff movie si può girare con nulla e metterlo in circolazione con ancor meno: se sul web si trova il video dove il down viene picchiato e deriso o quelli in cui i docenti sono sottoposti a varie umiliazioni ed angherie (compresa quella della pistola puntata alla tempia), prima o poi on line potrebbero finirci i video di violenze verso minori o anche scene di morte.
(A chi nota che quelli fatti da Al Qaeda sono in tutto e per tutto snuff movie, potrei obiettare che in tal caso c'è un elemento ideologico-religioso predominante: gli snuff movie non hanno obiettivi politici: sono creati per un divertimento brutale, fine a se stesso).
Però questo rischio, benché sempre più probabile, sposta l'attenzione dal perché succedono determinati crimini al come succedono, distorcendo la capacità di valutare i fatti e proporre rimedi.
E' importante allora fare una distinzione: da un lato è legittimo pensare che il dolore delle persone non dovrebbe essere esibito (come nel caso di Silvio) specie in maniera reiterata,
dall'altro che il materiale messo on line debba essere controllato "se e solo se" contiene determinate situazioni, non solo è più facile a dirsi che a farsi, ma potrebbe essere una finta soluzione.
Perché, per essere certi dei contenuti, bisognerebbe vagliare anche i file sospetti (ad esempio per il nome): un lavoro così oneroso in termini di mezzi e tempi, come han fatto presente anche i responsabili di Google, che si farebbe prima ad impedire l'inserimento di file che portano un certo tipo di estensione (tipo i file .3gpp), tagliando così la testa al toro. E alla libertà di espressione.
E in ogni caso questa scelta radicale non impedirebbe la diffusione di filmati via bluetooth o via mms, cioè con i mezzi che solitamente si usano per scambiare i video, specie tra ragazzi.
Anzi, per dirla tutta, come notava giustamente Daniele Lombardi, se molti abusi sono stati scoperti è stato anche grazie alla loro diffusione via web, che permette di risalire agli autori attraverso le tracce elettroniche.
Quindi, se nel caso della violazione della privacy, si può ragionevolmente affrontare il problema regolando la trasmissione e diffusione di immagini lesive, nel caso di video costruiti apposta e con mezzi alla portata di chiunque,non è togliendo il materiale dal web o, ancor più radicalmente, impedendone l'inserimento che si risolve qualcosa, anzi: sarebbe l'ennesima soluzione tautologica,visto che spiegherebbe le cause con l'effetto. E soprattutto sarebbe una delle classiche soluzioni all'italiana, farcita di luoghi comuni: "occhio non vede, cuore non duole", "volemose bene", "scurdammoce 'o passato" e "siamo stati tutti ragazzini".
E nei luoghi comuni crescono sempre strani frutti, comprese quelle arance che da meccaniche, col progresso, sono diventate elettroniche.
Visto i tempi che corrono anche io ne approfitto per riproporre un mio vecchio post sull'argomento "Cogne".
"E' successo a Twin Peaks". Vi ricordate? Eravamo agli inizi degli anni novanta quando arrivo anche in Italia Twin Peaks, famosa serie televisiva diretta da quel geniaccio di David Lynch, un mix godibilissmo fra le caratteristiche "seriali" delle telenovelas e le allucinazioni del regista in questione. Ora, è fin troppo scontato il parallelo che si può fare fra questa serie TV e il cosidetto caso Cogne. Pensateci bene. Abbiamo nell'ordine: Twin Peaks un paesino di montagna nella profonda provincia americana tranquillo e prosperoso, apparentemente incline ai buoni valori, ma che nasconde dietro a l' innocua maschera di buone torte fatte in casa e passeggiate nel bosco, orrorri e segreti innominabili. Un luogo del delitto che assomiglia in modo spaventoso proprio all'italica Cogne.
Secondo: un genitore psicolabile sospettato di omicidio nei confronti della propria figlia e continuamente in preda ai demoni del proprio passato (e qui tralascio lo scontato parallelo).
Terzo: un detective, Dale Cooper, abilmente emulato dal nostro Bruno Vespa, che è stato capace di immedisimarsi in uno Sherlock Holmes dell'ultim'ora (e della seconda serata) interrogando psicologi (che nemmeno in Twin Peaks mancavano) costruendo impianti accusatori, elencando inidizi e alibi. Tutto questo in diretta TV e rivolgendosi alla telecamera nello stesso modo in cui Dale Cooper si rivolgeva alla sua Diane.
Quarto: un regista, David Lynch, che svolge lo stesso ruolo di Carlo Taormina nel caso di Cogne: vera e unica regia della scena, colui che ha montanto (sul niente) un caso.
E infine: un pubblico, sempre lo stesso questa volta, morbosamente curioso, che ha perso il senso della differenza fra finzione e realtà. Si accalca nei tribunali e si ciba di tutti i rotocalchi mediatici che parlano anche lontanamene dei fatti di Cogne pur di avere più argomenti possibili da dibattere dal parucchiere o in fila alla posta attorno al tormentone dell'anno: "ma chi ha ucciso Samuele (Laura Palmer)?". Certo: se anche Cogne fosse un telefilm (e sono sicuro che lo diverrà prima o poi), gli attori, dalla madre al padre, sarebbero eccezzionali, il regista, Taormina, con le sue capacità manipolatorie, ancora più bravo di Lynch e il nostro novello Dale Cooper, Bruno Vespa, un vero e proprio genio. Un pubblico attento rimarebbe giustamente estasiato da tutto ciò. Il problema, per Taormina, Vespa e il nostro pubblico è che Cogne è la realtà. E l'unico oscar che potranno vincere sarà quello al peggior cattivo gusto.
Nella foto: un mio fotomontaggio abbastanza esplicito.
Quel sudaticcio viscidume di Bonolis Paolo, conduce assieme a quell’ umano geneticamente modificato di Laurenti, una trasmissione di profanazione culturale ad ampio raggio, imprescindibile per il genere umano. Il tutto su Canale 5, prima del primo telegiornale nazionale (in fatto di share), ormai anch’esso profanato dal mitico Rossella2000. Il trucido Paolo ha pensato bene di metter in sottofondo, alle sue proverbiali frustate linguistiche verso i bravi popolani che concorrono nei suoi baracconi-tv, e alle sue elegantissime sferzate in ostentato romanesco a qualche subumano telefonicamente connesso, nientemeno che “Falling”, lo struggente e suggestivo brano composto da Angelo Badalamenti per l’inconfondibile voce di Julee Cruise, facendo inorridire gli amanti dell’indimenticabile Twin Peaks e dell’opera di Lynch in generale. Per i più sarà anche un inezia o un peccato veniale, e forse è così, ma è veramente triste vedere saccheggiare così gratuitamente l’opera di un genio: sarebbe forse bastato mettere su, un sottofondo di synth qualsiasi evitando questo scempio, senza creare grosse perdite estetiche (!) alla trasmissione.
In questi giorni sui giornali si parla più della squalifica di Massimo Ceccherini dall'Isola dei famosi che del dibattito sul TFR. Sembra essere ritornati a più di una ventina di anni fa quando tale Martelloni inaugurò la bestemmia in diretta TV provocando un putiferio politico e sociale per quasi una settimana. Insomma per l'italica penisola i tempi cambiano ma i tabù restano. Ma dall'altra parte chiedere a un toscanaccio come Ceccherini di non intercalare con smadonnate varie è una vera, questa si, bestemmia. Hanno voluto il reality come ripresa catodica della naturalezza dell'uomo ma l'ipocrisia generale si scandalizza per qualche blasfemia di troppo,quando in realtà queste sono per molti, vip e non vip, cosa comune e quotidiana. E guardate che le bestemmie di Ceccherini sono in realtà ben lontante da essere una blasfemia gratutia, ma, come molti toscani sanno, rappresentano un'eccessiva, certo, ma anche innocente e simpatica confidenza con il creatore nei momenti di sconforto. Tant'è che lo stesso Ceccherini nel film "I Laureati", il primo di Pieraccioni, scherzò, forse in modo profetico, proprio su questa indole blasfema del toscanaccio, recitando un apprendista comico che non ricordando la battuta bestemmiò in diretta sulla RAI. E' cattivo gusto? Può darsi, ma la televisione spazzatura è attraversata oggi da una serie di immagini e situazioni molto più di "cattivo gusto" che una sana e genuina bestemmia. Eppure l'autocensura benpensante della società italiana su questo punto è davvero grottesca e rassomiglia molto a il modo con cui la mia prof. di religione inveiva contro le avversità del suo destino: "porca paletta!". Se tutti fossimo costretti ad autoimporci in questo modo di non nominare invano il nome della divinità di turno vivremmo certamente in una società più educata e meno volgare ma anche più ipocrita e meno genuina. Insomma, per paradosso, mi piacerebbe vedere un reality con gli assi delle bestemmie esclusi dalla TV per il loro carattere troppo sanguigno. Penso che sarebbe un'ottima provocazione al tabù della bestemmia in tivù (fa pure rima). Quindi, chessò, recuperare Leopoldo Martelloni e mettergli accanto un Ceccherini, un Roberto Da Crema,un Francesco Baccini e un Guido di Pontedera (tutte persone escluse dai vari reality per le loro invettive un pò troppo sanguigne). E poi la ciliegina sulla torta: portare sull'isola anche Germano Mosconi, commentatore sportivo di una TV locale del norditalia e diventato famoso (appunto) solo e solamente per le sue smadonnate fuori onda che hanno fatto il giro della rete. In particolare quest'ultimo con i tempi che corrono durerebbe soltanto pochi minuti in un qualsiasi reality. Ma in un'isola dei blasfemi potrebbe adirittura vincere.
Nel video: le perfomances di Mosconi. Senza censure.
Attenzione: non cliccate se pensate possa ferire la vostra sensibilità, cattolica o laica che sia.
Chi ieri spippolava il telecomando non poteva evitare di soffermarsi nel salotto domenicale più Trash della TV nel momento in cui Maurizio "Cicciobaffo" Costanzo intervistava Vittorio Emanuele di Savoia, il principe monezza. Quest'ultimo ha trovato l'occasione di scusarsi al "popolo italiano" per le sue malefatte e in particolare ai sardi che aveva epitetato, da intercetazzioni, come "figli di puttana che puzzano e basta", aggungendo che "l'ho detto in un momento di rabbia, quando il mio yacht si era fermata in mare e bloccato tra i flutti". Commovente.
Da parte sua sua bassezza si è visto bene invece di scusarsi con tutte quelle donne usate come merce per soddisfare le sue erezioni da viagra. O con quel povero ragazzo tedesco freddato dalla sua reale carabina. Ma non si può chiedere troppo. Resta da capire perchè Costanzo sia apparso come una saponetta nella mani del principe, senza mai aver menzionato alla telecamera che sta parlando con un imputato in libertà vigilata. Macchè Costanzo lo zerbino ordina gli applausi, che soffocano così ogni dubbio sulla moralità di Vittorio Emanuele, pornosavoiardo, uno dei tanti riabilitati dal teatrino domenicale di canale 5.
Inspiegabile e scandaloso, direte voi, ma mica tanto. Perchè pochi, pochissimi, si sono accorti, che guarda caso, il pubblico catodico si trovava davanti Costanzo Maurizo tessera 1819 e Savoia Vittorio Emanuele tessera 1621, iscritti entrambi alla fu (?) Loggia Massonica Propaganda Due. Il tutto su canale 5 (leggasi anche Berlusconi Silvio, tessera n. 1816).
Licio Gelli se la sta ridendo a crepapelle, dico io.
Per puro caso, spippolando il tubo catodico, mi sono imbattuto in un servizio di skytg24, che annunciava la morte del cantante che si fa chiamare Fabri Fibra. Avevo già messo lo champagne in fresco quando ho scoperto, che in realtà, si trattava solo dell'inizio del suo nuovo videoclip "Maldistomaco" (qui su youtube). Deluso come non mai, mi sono messo a scrivere questo post in cui mi posso sfogare dalla durissima disillusione, cercando di spiegarmi come simili vaccate possano riscuotere tanto successo.
Ed è proprio Fabri Fibra (da qui in poi F.F.) il nuovo fenomeno mediatico della musica italiana. Musica italiana che oggi trova la sua "rinascita" attraverso generi poco anglosassoni: va di moda il reggae, l'hip l'hop e i il rap. Come in mezza Europa dall'altra parte.
Fra tutti però si distingue questo F.F., che in particolare è una sorta di Eminem "de no altri" con una musica che trasuda odio a 360 gradi. Ma la prima cosa che colpisce di F.F. al di là dei contenuti, è la quantità di parole che è in grado di sparare: un vero e proprio "ingorgo di parole" per citare Fabrizio De André: mi sono voluto togliere uno sfizio statistico: per fare una canzone F.F. usa mediamente 3800 caratteri, tutta "Smisurata preghiera" di Fabrizio De André, capolavoro assoluto e vertice tra i maggiori della musica d'autore (e non tra le canzoni più brevi) consta di 1200 caratteri! Un capolavoro ci sta quindi tre volte dentro una qualsiasi canzone di F.F. Ne vale la pena? E' facile rispondere no. E' perfino troppo facile. E' anche facile dire, premetto, che tutto il rap italiano mi fa venire il latte alle ginocchia (Caparezza no: ma Caparezza non è solo rap: è rock, chitarre, banjo, trombe e tromboni, un altro universo stilistico e poetico).
Resta il fatto che F.F. in questo campo, è il peggiore "ingorgatore" di parole mai sentito. "L'ultima volta che mio padre e' andato a letto con mia madre / prese a calci una parete e in testa gli cadde una trave, / e mio fratello che mi chiese quanto fosse grave, / fatto sta che litigando si divisero le strade, / anche se restano le urla e rimangono le grida, / per casa, per strada raga... / Applausi per Fibra Fibra Fibra Fibra Fibra, / applausi applausi applausi per Fibra." ("Applausi per Fibra") o, peggio ancora: "Microfono a Fibra: "Ah. ogni volta che vedo una gnocca penso come sarebbe se me lo prendesse in bocca!" / ti piace il rap, ah? Di brutto. Anche quello italiano? Eh già, di brutto. Qui qui si chiedono cos'accadrà quando si fa ci sei ma non per tutti o del tutto" ("Scattano le indagini").
E arriviamo ai contenuti. Chi l'ha ascoltato lo sa, F.F. cavalca la facile ideologia del "odio-tutto-mi-fate-cacare-a-fanculo-il-mondo", insomma: nichilismo di convenienza allo stato puro. E il giochetto se ci pensate bene sta tutto qui: produrre testi antisistemici, qualche rima ben azzeccata e parolacce a go go. Tutto per sembra più antipatici possibili, atraversando con i propri "j'accuse" anche quel mare sconfinato del "politicamente scorretto", che dopo tutto, fa pure audience. E così F.F. ci ci travolge ogni giorno da testi arrabbiati che se la prendono un pò con tutti (anche con i gay: facendo infervorare le associazione Glbt). L'intento è chiarissimo: F.F. (o il pessimo agente che si ritrova) a tutti i costi si vuole costruire l'etichetta di un anti pop star, famosa perchè la si odia, con un pezzo che fa schifo.
Ma, attenzione, qui sta il vero genio: F.F. al pubblico fa esattamente l'effetto contrario. Non è odiato nè emarginato, anzi: diventa primo in classifica, fa concorrenza ai suoi più buonisti avversari come la Pausini, nuota come un pesce nell'acquario di plastica della musica commerciale italiana. Diventa ciò che non vorrebbe (a parole) diventare: un idolo delle masse, facendo leva sulle loro violenze represse.
Questo successo è facilmente spiegabile: F.F. si muove benissimo nel sistema mentre dice di sputtanarlo. Sfrutta tutte le peggiori caratteristiche dell'era mediatica: l'immagine, la sua spettacolarizzazione, il voyuerismo di massa. Il fatto che abbia scrito una canzone su una storia (il dramma di Novi Ligure) portata alla ribalta con il peggior cattivo gusto dal tubo catodico e dai morbosi desideri dell'homo videns (Sartori insegna) ne è solo un esempio. Il sopracitato videoclip ne è un altro: lo scoop della sua (finta) morte diventa l'apoteosi della promozione discografica, nonchè della rappresentazione di sè in qualità di personaggio. Un personaggio "contro" che si fa dedicare da Panorama un'intera la copertina. E così via.
Insomma, tutto ciò sembrerebbe contraddittorio: si carica di un dimensione meta-televisiva un fenomeno che denuncia (e insieme ammicca) alle storture del sistema. Invece no è tutto perfettamente lineare. F.F. ha bisogno del sistema come il sistema ha bisogno di lui: di uno che lo prenda a sassate, tanto cattivo quanto innocuo. Perchè alla fine di tanto odio sparso a destra e a manca, F.F. ha in realtà una funzione consolatoria per tutti quelli che lo ascoltano, una sorta di alibi per pensare che c'è qualcuno, F.F., che si fa vece di tutto i sentimenti profondamente repressi che ognuno si porta con sè: "fa tutto schifo, però c'è Fabri Fibra!". F.F. ci serve "in cima al quel muro". E lui ci sta da nababbo, si fa pagare bene, perchè scemo non è affatto. Applausi per il genio manipolatore, certo, meno per chi si fa prendere per i fondelli da un pupazzo appeso ai fili del marketing.
ps
Ma la ciliegina sulla torta deve ancora venire. Al fenomeno mediatico F.F. mancava la narrazione della "sfida" con i suoi simili. Lo raccontava anche il film 8 Mile, il mondo dei rapper che si affrontano a colpi di rap. Noi siamo in Italia, e dobbiamo accontentarci della faida fra F.F. (con il suo singolo Idee stupide) e i Gemelli Diversi. Questi ultimi, in modo piuttosto originale per l'italico palco (al massimo noi eravamo abituati a qualche poetica frecciatina fra De Gregori e Venditti), rispondono a F.F. con un video ah hoc, una parodia del Fibra nazionale (ripreso da youtube, qui ). Già immagino (sigh) questa faida che continuerà in modo grottesco: il nuovo disco di Fabri Fibra che si intitolertà "Diversi sta per Recchioni", poi la raccolta dei Gemelli Diversi: "I Gemelli Diversi parlano su un po' di canzoni famose". Che darà il servito al singolo di FF: "Come beccarsi la Siae anche su un disco di Gino Paoli". L'unica soluzione allora sarà dare una pistola ad ognuno (anche a Mondomarcio visto che ci siamo) con la segreta speranza di vederli passare dalle parole ai fatti, come i veri rapper degli anni '90 negli States che si incrociavano per strada e si sparavano a vista. Allora non tutto il male verrà per nuocere.

E così "la giornalista scrittice che ama la guerra" se ne è andata. La sua guerra è finita per sempre: rimangono il suo odio incontrollabile e strisciante, i suoi anatemi lanciati contro la civiltà musulmana e i no-global, le sue morbose ossessioni di vedere il terrorismo islamico ovunque, perfino nel tostapane di casa. Chi come me l'ha conosciuta esclusivamente attraverso le polemiche politiche degli ultimi anni, non può nè gioire nè dispiacersi per la sua scomparsa. Qualcuno dirà: "ma ha scritto anche dei bei libri." Ricordiamola per questo allora, non per le sue minacce di far saltare in aria le moschee (riguardo ai personaggi controversi, nel momento della morte credo si debba imparare la lezione di Manzoni: "vergin di servo encomio e di codardo oltraggio"). "Era donna coraggiosa e forte, un esempio di emancipazione femminile". Nella sua testarda volontà di proiettare le cause delle proprie disgrazie su altre persone in modo razzistico e umiliante, io non ci trovo niente di forte. Al contrario era un segno di debolezza, che al massimo poteva fare compassione. Disgustoso è stato invece il modo con cui i media hanno approffitato di una donna malata e dei suoi irrazionali rancori per eleggerla a una sorta di teorica neocon "de no altri", svendendo la sua immagine e i suoi breviari dell'odio. Rispetto per la donna malata e scomparsa, nessun rimpianto per il sue fobie compassionevoli. Solo l'augurio che adesso possa aver trovato un pò di pace nella propria anima.
Da una giornalista morta, passiamo ad un giornalista resuscitato, anche se professionalmente. Santoro con "Anno zero" ieri sera è tornato ad illuminare il tetro panorama del giornalismo televisivo, dando di nuovo senso alla parola "giornalismo d'inchiesta". Chapeau, insomma. Il tema della cina e dei cinesi, i piccoli e grandi giovani imprenditori di Milano, i CPT, i caporali con ville sterminate e porches nel garage: indagare in questo modo la realtà con dei servizi filmati e testimonianze come quelle di ieri sera possono solo far bene alla scatola catodica e ai suoi spettatori. Che tutto questo sia poi definito "di sinistra" e "fazioso" è soltanto un alibi usato da chi non è capace di fare altrettanto dall'altra sponda politica. Tutto questo è invece giornalismo con la "G" maiscuola e dopo ieri sera possiamo perdonare a Santoro anche gli errori del passato: fra tutti quello di essersi fatto eleggere parlamentare europeo per poi dimettersi in vista della sua presenza televisiva da Celentano.
"La polizia consiglia alla popolazione di tutto il quartiere di Elm Terrace di fare quando segue: Ognuno in ogni casa d'ogni strada apra la porta principale o sul retro o si metta a fare la guardia a una finestra. (...) Le porte si aprirono. Montag immaginò migliaia di facce che spiavano nei giardinetti davanti alle case, nei vicoli dietro, nel cielo, facce nascoste dalle tendine, pallide, facce spaurite dalla notte, come bigi animali in agguato sulla soglia di tane elettriche, facce dai grigi occhi incolori, lingue grigie, pensieri grigi che si affacciavano alla carne torpida del volto."
Ray Bradbury, Fahrenheit 451
Questa notizia è passata inosservata. Eppure avrebbe dovuto avere piu' risalto: non speravo certo che si gridasse allo scandalo. Ma quasi. Non si tratta infati dell'ennesimo abuso dell'alta tecnologia da parte delle autorità ai danni di singoli cittadini privati. E' qualcosa di piu'. Tutte le nostre città sono infatti oramai costellate da decine di telecamere di videosorveglianza. Ma l'idea del governatore del texas Perry di circondare il confine fra Texas e Messico da migliaia di webcam ha un valore aggiuntivo: gli occhi elettronici in questione saranno direttamente controllati dai cittadini stessi, che, comodamente seduti davanti al loro computer di casa, potranno sorvegliare la zona ripresa dalla webcam. E nel caso di un avvistamento anomalo (un clandestino che cerchi di varcare il confino) potranno avvertire direttamente una speciale hot-line messa a disposizione per denunciare lo sventurato migrante.
Una politica antimmigratoria a metà fra le visioni di Orwell e e quelle di Bradbury. Come infatti non ricordare che nella parte finale Fahrenheit 451 il protagonista è braccato dagli abitanti della città che, per mezzo della televisione, scrutano le strade attendendo il suo passaggio per poterlo denunciare alla polizia? Ecco, anche in questo caso il corpo estraneo alla società verrà espulso dalla società stessa attraverso un'operazione delatrice collettiva: la comunità intera avrà la possibilità di stare di "vedetta" dalla propria webcam (quasi davvero una "soglia elettrica") e "nominare" il clandestino di turno, che verrà irrimediabilmente escluso dalla "casa" (dal paese).
E noi che ci lamentavamo della Bossi-Fini.
Nella foto: Sotto la webcam potremo mettere anche un fucile di precisione avremo il Clandestine Hunting!
Grazie alla trasmissione "Chi vuol essere milionario" con ospiti tutta la nostra nazionale di calcio abbiamo scoperto quanto basso sia il livello di cultura dei nostri connazionali che ci rappresenteranno ai prossimi mondiali di calcio. Passi per Gattuso che l'aria da colto intelletuale non l'ha mai avuta, passi pure per Lucarelli che in quanto livornese e mangiapreti non poteva certo sapere cosa c'è nell'acqua santa che mettono all'entrata delle chiese. Ma Marcello Lippi, cribbio, non ne ha azzeccata una. Forse avrebbe dovuto chiedere piu' aiuti telefonici da casa. Ma si dai: anche se non si trattava di fare una formazione poteva chiedere consiglio ancora una volta a Luciano Moggi.
aneddoti
brevi
ce poco da ridere
celebrity s confessions
espropri culturali
ipse dixit
la palla e rotonda
newspapers
parliamoci addosso
personaggi
politichese
questa vecchia pazza rete
radioclown
ratzinger
sciamanesimo mediatico
shots
societa
tubo non catodico
tv ed altri soprammobili inutili
visto ascoltato letto
welcome to lucca